Laurie Anderson & Kronos Quartet

Landfall

2018 (Nonesuch) | modern classical, spoken word

L’arte e la musica come strumenti di terapia, condivisione di esperienze e compassione non hanno origini recenti – anzi, forse è parte del loro stesso Dna – ma non capita spesso che il soggetto narrante elabori tragedie umane e catastrofi naturali a partire da un’esperienza vissuta in prima persona.
Sino a questo momento, forse, a non tutti era noto che Laurie Anderson, artista multimediale di lunga data e a tutto tondo, ha subìto ingenti danni a causa dell’uragano Sandy, abbattutosi nel 2012 sulla costa orientale americana e diverse isole adiacenti. Un fenomeno violento e inaspettato ha fatto irruzione nella sua abitazione nel West Village newyorkese e, di conseguenza, nel suo processo compositivo, diventando il tema centrale di un ciclo di brani già in lavorazione assieme al Kronos Quartet, ultimato due anni dopo.

L’uscita di “Landfall” a marchio Nonesuch – cd e doppio Lp – avviene contestualmente alla pubblicazione di un’autobiografia in arte dal titolo “All The Things I Lost In The Flood” (edita da Rizzoli Electa, nuovo binomio nostrano di vocazione internazionale): una raccolta di saggi intorno alla longeva carriera di Anderson che tuttavia finiscono per rimarcare, a mo’ di memento, la natura essenzialmente effimera che accomuna la vita e l’arte.
Ma ciò che la madrina della sperimentazione statunitense ha perduto in quella tragica circostanza – seguita, un anno dopo, dalla dipartita del marito Lou Reed – non offusca il sentimento di gratitudine e la passione che continuano ad animare la sua ispirazione, tali da trasfigurare gli accadimenti più dolorosi in opere complesse e sfaccettate.

Questa sorprendente forza d’animo non manca di rivelarsi anche in “Landfall”, che se nei suoi trenta movimenti alterna perlopiù mood grigi e lamentosi, tuttavia esprime la risolutezza che solo una ferita già rimarginata e messa in prospettiva può garantire. Una partitura pienamente conchiusa e che evolve a ritmo sostenuto, seppur essenzialmente basata su un impianto narrativo emozionale: terreno fertile per il quartetto d’archi più famoso al mondo, a motivo anche della trasversalità degli autori e dei generi affrontati nel corso di quarantacinque anni – dalle avanguardie novecentesche di Schnittke, Górecki, Vasks e dei minimalisti americani a inediti crossover con le più diverse tradizioni popolari.

La calma apparente del prologo (“CNN Predicts A Monster Storm”) è avvolta in malinconici arabeschi e ampie pennellate in riverbero, mentre è solo dopo otto minuti, alla quarta traccia, che fa il suo ingresso l’inconfondibile voce di Laurie: per l’intera durata manterrà il suo tono posato e delicatamente inespressivo, la cui diretta ascendenza sembra essere rimasta quella dei ridondanti recitati di “Einstein On The Beach”. 

October 2012
The river had been rising all day
And a hurricane was coming up slowly from the south
We watched as the sparkling black river crossed the park
Then a highway
Then came silently up our street

From above Sandy was a huge swirl
It looked like galaxies
Whose names I didn't know

Paradossalmente, i saliscendi tonali più prominenti sono quelli filtrati dal gutturale pitch di “Nothing Left But Their Names” – un ulteriore grado di separazione tale da caratterizzarlo come il momento più subdolamente straziante dell’opera –: una sequenza straniante in cui la voce effettata procede alla descrizione di un volume scientifico che enumera e analizza le specie estinte che hanno popolato la terra nei millenni passati (“Gone forever, vaporised, as if they never existed”), e in seguito, per un’associazione mentale sottaciuta ma a posteriori assai lampante, disquisisce sulla prima lettera dell’alfabeto ebraico, alef.

I quattro Kronos non si risparmiano nel mettere alla prova il loro eclettismo, introducendo spesso e volentieri loop e rovesci digitali (“The Water Rises”, “The Electricity Goes Out…”) o sporcature rumoriste alla Helmut Lachenmann (“Dawn Of The World”): particolarmente efficaci in “Dreams” i ticchettii sincopati ‘col legno’ e le graffiature afone sul ponticello, disconfermate in coda da un breve movimento in stile tardo-romantico. Ogni fruscìo, ogni "presto" sembra divenire un richiamo sinestetico agli agenti atmosferici che continuamente punteggiano il racconto parallelo delineato dalla tracklist, utile e schematica relazione dei fatti rievocati in forma prevalentemente strumentale.

Nonostante la durata di 70 minuti invece dei 110 della rappresentazione live, gli sporadici recitati in understatement di Anderson e l’assoluta preminenza degli archi finiscono per rendere l’opera un po’ prolissa e sfilacciata, con troppi spazi vuoti lasciati a un’immaginazione che in prima istanza non viene stimolata nella giusta misura.
La pazienza sarà tuttavia ripagata dall’approdo al pre-finale, “Everything Is Floating”, scena madre in cui i materiali di registrazione, gli strumenti, i libri e ogni sorta di oggetti cari all’artista si ritrovano a galleggiare nei flutti del fiume Hudson che hanno sommerso il sottoscala di Manhattan.

And I looked at them floating there in a shining dark water, dissolving. All the things I’d carefully saved all my life becoming nothing but junk. And I thought: ‘How beautiful, how magic, and how catastrophic’.

Con questa commovente epigrafe, fonte primaria e sintesi dell’intero concept, Laurie Anderson si lascia alle spalle ogni amarezza e prosegue a testa alta, proprio come aveva cominciato tanti anni prima. Il lutto fa spazio a una serena accettazione di tutto ciò che per natura deve inverarsi e fare il suo corso: un fatalismo che finisce col somigliare a un atto di fede.

(15/02/2018)

  • Tracklist
  1. CNN Predicts A Monster Storm
  2. Wind Whistles Through The Dark City
  3. The Water Rises
  4. Our Street Is A Black River
  5. Galaxies
  6. Darkness Falls
  7. Dreams
  8. Dreams Translated
  9. The Dark Side
  10. Built You A Mountain
  11. The Electricity Goes Out And We Move To A Hotel
  12. We Learn To Speak Yet Another Language
  13. Dawn Of The World
  14. The Wind Lifted The Boats And Left Them On The Highway
  15. It Twisted The Street Signs
  16. Then It Receded
  17. The Nineteen Stars Of Heaven
  18. Nothing Left But Their Names
  19. All The Extinct Animals
  20. Galaxies II
  21. Never What You Think It Will Be
  22. Thunder Continues In The Aftermath
  23. We Blame Each Other For Losing The Way
  24. Another Long Evening
  25. Riding Bicycles
  26. Helicopters Hang Over Downtown
  27. We Head Out
  28. Everything Is Floating
  29. Gongs And Bells Sing
  30. Old Motors And Helicopters






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