Lionel Marchetti + Cat Hope

The Last Days Of Reality

2018 (Room40) | musique concrète da camera

Maestro del soundscape acusmatico e dell’improvvisazione elettroacustica, il francese Lionel Marchetti si è distinto anche attraverso l’espediente compositivo denominato “partition concrète”: si tratta di una partitura creata a partire da suoni registrati e fornita agli strumentisti a mo’ di traccia guida per l’esecuzione dal vivo; uno “spartito audio” che nasce come modello da emulare ma che ambisce a essere “un alter ego con cui è possibile relazionarsi in un dialogo intimo”. Una pratica, dunque, che incoraggia l’ascolto profondo anche al livello dell’interpretazione, che dev’essere capace di unire la sensibilità dell’esecutore alla poetica evocata dall’autore.

Nella fitta produzione di Marchetti, la raccolta “The Last Days Of Reality” rappresenta un sunto dei rapporti artistici con l’ensemble australiano Decibel e la sua direttrice artistica e performer Cat Hope, che sin dai primi incontri con il compositore francese, nel corso dell’ultimo decennio, ha mostrato interesse e preso parte attiva nella realizzazione di tali partiture. I sei brani qui riuniti, composti tra il 2011 e il 2018, entrano a far parte del catalogo Room40 di Lawrence English in virtù della nazionalità in comune con l’ensemble, ma è anche il loro carattere misterico, quasi post-apocalittico, a trovare perfetta rispondenza con la produzione della prestigiosa etichetta.

Ogni scenario concepito da Marchetti secondo la sua peculiare pratica diviene un sottile gioco di specchi dove le sorgenti acustiche si confondono volutamente, mettendo in atto una mimesi che nell’ascolto privato si fa ancor meno apparente, in quanto elude completamente lo straniamento dato dall’interazione del musicista con la sua “ombra” acusmatica.
“Une série de reflets”, per l’appunto, il primo brano datato 2012 e scritto per la formazione al completo: una distesa sonora orizzontale e dalle venature filiformi, sotto la quale si cela un’inquietudine pervasiva nei cluster dissonanti del pianoforte e nel glissando d’archi e fiati verso gli intervalli tonali adiacenti; man mano i volumi e l’interplay si ispessiscono, sino a gravitare intorno a uno stesso accordo minore negli ultimi minuti, punto focale e sintesi del mesto mood ricercato nel corso del brano.
È invece la sola Cat Hope a instaurare un monologo/dialogo per flauti in “Pour un enfant qui dort” (2013), onirico e sfuggente nei suoi fragili arabeschi melodici, accenni incompiuti distribuiti da Marchetti nello spazio assieme a taglienti comete elettroniche, voci filtrate e risate impertinenti di bambine.

Uno squassante gong introduce le concrezioni entomologiche della traccia titolare, composta quest’anno e ispirata a un omonimo articolo di Mark Pesce, scrittore e futurologo di Brisbane, che sottolinea quanto stia diventando arduo distinguere le interazioni umane da quelle generate da macchine, e dunque la realtà dall’artificio. Un pensiero che anche in questo caso si esplica brillantemente nelle dinamiche della partitura di Marchetti, dove il flauto basso e il tamtam “lottano” aspramente per l’esistenza autonoma nella selva delle loro repliche pre-registrate.
Sia “The Last Days Of Reality” che “The Earth Defeats Me” (2014, per flauto e clarinetto bassi) prevedono una notazione grafica animata: quest’ultimo brano in particolare si basa su motivi circolari che simboleggiano la continuità del tempo in relazione alla storia dell’umanità, con la conseguente impossibilità di immaginare lo scorrere della vita oltre la propria finitezza. Le stesse note si ripropongono con inflessioni e intervalli impercettibilmente diversi, come una funerea e grottesca cantilena che conduca alla fine dei giorni.
“La luce fuoriesce dalle fessure rocciose e dalle fenditure/ Da questo riflusso, da questo flusso/ come se l'oceano in un dato punto/ assorbisse tutto lo spazio/ il sogno appare e si divide in mille strutture cantanti”. Questi i versi poetici che accompagnano l’opera più breve, “Le cerveau” (2018, tr. "il cervello"): un altro episodio per ensemble misto con la traccia audio aggiuntiva di un pianoforte preparato – suonato dallo stesso Marchetti – una nicchia di non-significazione dove ancora una volta aleggia l’ineffabile essenza temporale di Morton Feldman, sebbene la viola e il violoncello sostengano nitidamente le note con leggeri vibrati.

La lunga chiusa collettiva spetta a “Première étude (les ombres)” (2011), brulicante diorama abitato da uccelli tropicali immaginari le cui voci sono create da Cat Hope con ocarine, armoniche e fiati della tradizione popolare. Il titolo rivela non soltanto che si tratta della prima collaborazione in ordine cronologico, ma anche la sua matrice “tentativa” e sperimentale: ciò non si traduce però in una sterile autoreferenzialità, poiché dalle premesse rivolte all’imitazione naturalistica i Decibel procedono man mano a un flebile ma intenso arricchimento strumentale; tra le schegge asemantiche della traccia elettronica un lamento d’archi all’unisono rievoca i requiem profani dei Silver Mt. Zion, ma la persistenza del simulacro faunistico riesce a tenere in vita la speranza di altro domani per il mondo, quasi sempre figurato da Marchetti come un’eliotiana terra desolata.

(03/01/2019)

  • Tracklist
  1. Une série de reflets
  2. Pour un enfant qui dort
  3. The Last Days Of Reality
  4. Le cerveau
  5. The Earth Defeats Me
  6. Première étude (Les ombres)


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