Loma

Loma

2018 (Sub Pop) | art-rock, slowcore

Sotto molti punti di vista, il titolo dato al secondo album dei Cross Record si è rivelato a dir poco profetico. Wabi-sabi, il senso dell'impermanenza, l'accettazione della transitorietà di ogni cosa terrena: a giudicare quanto è avvenuto nel tempo che ha seguito la pubblicazione di quell'album, pare quasi che Emily Cross e Dan Duszynski un po' si aspettassero cosa stava per avvenire alla loro vita di coppia, anche se tutto doveva essere ancora scritto. In effetti, le dinamiche intercorse nell'arco dell'ultimo biennio hanno davvero del curioso, giustificando il cambio di ragione sociale, nonché l'esigenza di un profondo intervento sul loro percorso artistico. L’incontro dei due con Jonathan Meiburg, durante la tournée che li ha visti affiancare i Shearwater, è stato l'evento fatale, una fonte di trasformazione non solo artistica ma anche personale. La catarsi che fa seguito al rinnovamento lascia spesso dietro di sé qualche vittima: il progetto Loma non solo ha aperto un nuovo capitolo artistico ma ha sancito anche la fine del matrimonio dei due musicisti che, dopo anni di pubblicazioni col precedente nome, adesso devono affrontare una dolorosa incognita.

Quanto questo sia importante ai fini dell’analisi dell’esordio del nuovo gruppo (formato dagli ex-coniugi assieme a Meiburg) non è dichiarato quasi mai in maniera esplicita, quantomeno da un punto di vista testuale, è però facilmente intuibile. Per chi ha dimestichezza con il folk spigoloso, dolcemente aspro e a suo modo etereo dei Cross Record sarà più semplice cogliere affinità e divergenze tra i due progetti. Soprattutto, si rileverà immediatamente la marcata oscurità delle scelte sonore, spesso vicine alla musica gotica o alle derive più disperate di certo rock alternativo anni 90, nonché il tono ancor più greve e malinconico delle linee canore, privatesi quasi del tutto dell'attitudine onirica, per abbracciare una malinconia totalizzante, per quanto mai spinta all'eccesso.
Le trame oscure che in vari momenti potevano evocare le malsane e avventurose sonorità di Angel Olsen o Chelsea Wolfe si sono arricchite quindi di tanti elementi nuovi, costruendo un mondo di possibilità inattese, di potenti intersezioni stilistiche. L'album non tarda a giocare le sue carte e a presentare la sua polivalenza espressiva, esaltata da un'unione di personalità che si lasciano influenzare a vicenda, piuttosto che prevaricarsi tra loro. Così il cadenzato picking dell'introduttiva “Who Is Speaking?” porta la spazialità atmosferica degli ex-coniugi, come anche le loro strutture melodiche ben più espanse, a incontrare quel nerbo rock e quell'approccio più tagliente appena intravisto nei fulminei saliscendi di “Steady Waves”. Il gioco di specchi si ripercuote quindi nell'intensa progressione di “Jornada”, dove chitarre doom e strascichi dark-ambient sono l'adatto sostrato alle serpeggianti armonie di pianoforte, preparato quasi a simulare i fragili echi di uno steel-pan.

Riverberi di anfratti più ampi e malleabili assimilano dunque la musica dei Loma a un potenziale progetto folk dei Bauhaus (“White Glass”) o a una versione dream-pop degli Iron & Wine (le splendide aperture vocali di “Joy”). Inevitabilmente qualcosa della magia del passato si disperde, tuttavia la voce di Emily Cross, avvolta da sonorità più contemplative, scopre nuove possibilità espressive, come nel quasi trip-hop di “Dark Oscillations”, in cui le cadenze alla Massive Attack sorreggono l'inattesa e sicura coralità della linea canora, oppure sa svelare perfino un briciolo di sarcasmo e autoironia nel finto minimalismo di “Relay Runner”, in cui si lambiscono territori motorik.
L’estetica del progetto Loma è comunque racchiusa in due episodi chiave. Il primo è “I Don’t Want Children”, una dolorosa e poetica ballata il cui fronte armonico, poche note di pianoforte sommesse quasi alla maniera della prima Colleen, resta sospeso e piacevolmente indefinito; è un brano che ha posto Emily Cross di fronte alla reale consistenza di un rapporto personale che dietro le affinità elettive e creative non nascondeva alcuna progettualità futura. La frase che dà il nome al brano ha messo i due di fronte a una realtà che nessuno aveva previsto o calcolato: il ritorno allo spirito fatato che aveva contraddistinto le interpretazioni di “Wabi-sabi” non fa che accentuare il sentimento di assenza dettato dal testo. L’altro è invece “Black Willow”, che oltre a chiudere l’album indica con forza e rinnovato senso di coralità rock la nuova dimensione malinconica e più suadente che detta le coordinate dell’esordio dei Loma, creatura destinata a raccogliere i frutti di questa collaborazione a tre, e che nello stesso istante mette la parola fine alla presenza di Duszynski nei Cross Record.

Il futuro è a questo punto più che mai nebuloso, per Cross e Duszynski. Se è vero che questo è un particolare che segue la loro carriera (specialmente quella di lei) sin dagli esordi, nondimeno l'incertezza permea adesso ogni aspetto del loro percorso artistico. Anche nel caso che il progetto Loma si concludesse qui, nondimeno rimane una nuova testimonianza di qualità compositive e di sensibilità melodica tutt'altro che scontate. Un simile dispiegamento emotivo non ha data di scadenza.

(30/03/2018)

  • Tracklist
  1. Who Is Speaking?
  2. Dark Oscillations
  3. Joy
  4. I Don't Want Children
  5. Relay Runner
  6. White Glass
  7. Sundogs
  8. Jornada
  9. Shadow Relief
  10. Black Willow






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