Loreena McKennitt

Lost Souls

2018 (Quinlan Road) | songwriter

Dal Canada alle lande celtiche, ispaniche, mediorientali, di secoli fa. Sola andata. E’ così: Loreena McKennitt sembra essersi perduta nell’universo da lei stessa creato, secondo una sorta di platonico mito della caverna da cui non ha più fatto ritorno, anestetizzata e assuefatta com’è d’immagini ed evocazioni di dame e cavalieri, brughiere e mitologie antiche, crociati e saraceni. L’idea sembra essere richiamata e confermata anche dal titolo del secondo album del ritorno, il primo fu “An Ancient Muse” (2006), “Lost Souls”.

Ma poi le canzoni. Se da un lato non stupisce un’ulteriore regressione alla musica commerciale, un puntello cui ha sempre aspirato (e poi ottenuto), dall’altro da una fata dell’arrangiamento fantasy come lei è lecito aspettarsi molto di più della cartolinesca, artificiosa, leziosa new age pop di “A Hundred Wishes”. Non è un caso che molte, quasi tutte, poggino sulla ballata pianistica, la voce lacrimogena e l’abusata, furbetta impostazione innodica: la title track, “The Ballad Of The Fox Hunter”, impalpabili ma pure senza sostanza (sarebbero ballate interlocutorie in “Book Of Secrets”), “La Belle Dame Sans Merci”, stucchevolmente Enya-esca e compassata, fino a uno dei punti più bassi della sua carriera, l’improponibile pompa militaresca di “Breaking Of The Sword”.

Come prova “Ages Past, Ages Hence”, una favoletta epica - davvero poca cosa nell’era di “Games Of Thrones” - raccontata con gran dovizia dalla nonnina ai nipotini (invero si fregia di qualche svolazzo vocalistico degno di Kate Bush), la sua arpa iper-evocativa che scandiva narrazioni-fiume e canovacci formulaici con punte di strazio tragico, tace da molto, troppo tempo. La meno peggio rimane la pur didascalica e ponderosa “Spanish Guitars And Night Plazas”, affidata più che altro alla freschezza gypsy dei chitarristi turnisti, a sbizzarrirsi in una gran piroettata di flamenco.

Non interamente da buttare, il decimo disco in studio della McKennitt, primo di inediti in dodici anni ma anche seguito dell’Ep allungato “A Midwinter Night’s Dream” (2008), della raccolta di traditional celtici “The Wind That Shakes The Barley” (2010) e dell’antologia “The Journey So Far” (2014). Si salvano un’ugola perennemente in forma e una confezione curatissima che rende i pezzi comunque vendibili. Nemmeno gli strumentali arabeggianti - “Sun Moon And Stars” su tutti - qui centrati e imprevedibili quanto i souvenir magnetici sul cofano del frigo, riescono a movimentare del tutto una raccolta stonatamente melodrammatica. Se la leziosità fosse, da sola, una virtù artistico-poetica, toccherebbe la perfezione.

(20/05/2018)

  • Tracklist
  1. Spanish Guitars And Night Plazas
  2. A Hundred Wishes
  3. Ages Past, Ages Hence
  4. The Ballad Of The Fox Hunter
  5. Max Ayre
  6. La Belle Dame Sans Merci
  7. Sun Moon And Stars
  8. Breaking Of The Sword
  9. Lost Souls
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