Lucy Railton

Paradise 94

2018 (Modern Love) | sperimentale, contemporanea

Occorre essere specifici: se anche il qui presente è l’esordio ufficiale da solista della violoncellista Lucy Railton, il suo curriculum artistico pregresso è sterminato e a dir poco eterogeneo, quasi intimidatorio per una trentaduenne.
Co-fondatrice del London Contemporary Music Festival e ideatrice della rassegna Kammer Klang nella programmazione del prestigioso Cafe Oto londinese, si è esibita nell’ambito di performance artistiche e coreografie di danza, nonché nell’esecuzione di complesse partiture contemporanee – fra gli altri, Xenakis e Feldman.
Ha preso parte all’ensemble da camera Apartment House e al collettivo acustico Time Is A Blind Guide di Thomas Strønen, ricomposto in forma di quintetto per un nuovo album su ECM (“Lucus”, 2018). Qualche nome in più: Bat For Lashes (“The Haunted Man”), il giovane compositore Mica Levi (per la colonna sonora di “Jackie”, 2016) e il guru dell’avanguardia radicale giapponese Taku Sugimoto (“Quintets”, 2017).

“Paradise 94” porta il marchio della stessa Modern Love (proprietà di Boomkat.com) che ha reso noto Andy Stott, non a caso tra gli autori meno ortodossi della nuova scena dub/techno, e il quale non di rado accoglie elementi della classicità nelle sue composizioni. Questo debutto discografico inquadra l’artista inglese al suo personale confine tra strumentista rodata e autrice allo stato grezzo, bramosa di gettare fondamenta più solide per una propria visione musicale autonoma.
Ben ne esemplifica la natura ibrida e contrastata un brano come “To The End”, realizzato assieme alla percussionista Beatrice Dillon: un cut-up digitale dapprima caotico, poi sottilmente crepitante di correnti elettroacustiche, attraversato da parabole di synth sulle quali si inscrivono le gravose arcate del violoncello, che esplora i microtoni sottostanti una singola nota.

Più “suonato” e dinamico “The Critical Rush”, che scavando sulle corde più abissali si scontra con un drammatico frangersi di vetri, interrotto ancora una volta da roboanti sequenze di tastiere elettroniche. Sfregamenti di matrice rumorista, sia acuti che gravi, si accumulano nella lugubre stereofonia di “Gaslighter”, assistita da riverberi artificiali, mentre “For JR” genera un accostamento forzoso tra campionamenti vocali, taglienti scie in rapido movimento e un placido organo bachiano.
Tanto sfuggente e magmatico è il primo lato dell’Lp, quanto il secondo è risoluto e lineare: la traccia unica “Fortified Up” è un’allucinata saturazione dello spazio acustico ottenuta con l’accumularsi di glissati in ascesa verticale del violoncello; un esperimento disturbante nel ridurre ai minimi termini l’effetto drammatico di un singolo suono moltiplicato e acuìto a più riprese, quasi fosse un’astrazione in termini matematici dell’impresa titanica compiuta da Stockhausen col suo “Helicopter String Quartet”.

Un profilo che emerge appena dall’ombra: una fotografia che coerentemente allinea la copertina dell’album e il suo contenuto, diviso tra eccessiva frenesia creativa e comprovato know-how in relazione ai linguaggi “contaminati” della contemporaneità. Da qui in poi, verosimilmente, la visione andrà affinandosi e Lucy Railton troverà la strada per mettere a frutto questi primi germogli spontanei del suo talento.

(25/04/2018)

  • Tracklist
  1. Pinnevik
  2. To The End
  3. The Critical Rush
  4. Gaslighter
  5. For JR
  6. Fortified Up


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