Lycia

In Flickers

2018 (Projekt) | darkwave

I Lycia sono una cult-band proveniente dall’Arizona, ma a dispetto del luogo di origine non propongono stoner-rock, anzi la loro musica si può descrivere come il più freddo avamposto del gothic statunitense di vecchia data. Durante gli anni Novanta, i Lycia suonarono persino di spalla ai Type O Negative (Peter Steele li definì “the most depressing thing I’ve ever heard in my life”), un connubio poi rinnovato con l’apparizione della vocalist Tara Vanflower nel brano “Halloween In Heaven”, contenuto nell’ultimo album dei TON prima della dipartita di Steele.
“In Flickers” giunge esattamente trent’anni dopo la fondazione del progetto, un nome nato inizialmente come intuizione solista di Mike VanPortfleet e di seguito diventato un duo in pianta stabile (anche trio con la presenza di David Galas), nonostante le molte pause che hanno contraddistinto la carriera dei nostri.

La buona notizia è che il nuovo album esce per l’etichetta storica che tanto ha dato alle sonorità più oscure ed eteree in terra americana, parliamo della Projekt di Sam Rosenthal (già leader dei Black Tape For A Blue Girl), label che proprio all’inizio dei Novanta lanciò i Lycia con il nerissimo “Ionia”, a cui seguirono almeno tre dischi che ogni amante della darkwave più gelida e ossessiva dovrebbe possedere (“A Day In The Stark Corner”, il pregevole doppio “The Burning Circle And Then Dusk” e il clamoroso “Cold”). Le premesse sono quindi invitanti, mentre il disco - seppur incapace di mantenersi su alti livelli per tutta la sua durata - rappresenta un gradito ritorno sulla falsariga degli ultimi lavori (discreti ma chiaramente lontani dai fasti del passato).

La title track, breve e diretta, rimette in circolo le caratteristiche tipiche dei Lycia: atmosfere dilatate, un distante riverbero di chitarra, una voce sospirata (di Mike) a cui si aggiunge quella più eterea di Tara e poi ovviamente quel mood cupo, claustrofobico, perfetto per un ascolto intimo osservando la pioggia che scende fuori dalla finestra. Con “The Path” cade persino la neve, un passaggio isolazionista che più tardi si amplifica nella plumbea “Late Night Solitude”, un brano dai contorni ambient a dir poco sinistri.
“In Flickers” è un disco abbastanza vario (considerando il ventaglio di soluzioni possibili), poiché sfrutta a dovere le diverse sfumature che negli anni hanno contraddistinto il sound dei Lycia: “She”, ad esempio, riporta in auge una dimensione più acustica, mentre con “A Failure” e “Mist” trova spazio persino una drum-machine ritmata che per un attimo accende la luce sul grigio velo che ammanta le varie composizioni. All’appello manca soltanto una certa morbosità psichedelica, ma pretendere ogni ingrediente sarebbe stato troppo.

“In Flickers” è un tappeto di malinconia che si esaurisce con i cinque minuti della cadenzata “Autumn Into Winter”, un titolo programmatico che suggella questo valido e (a tratti) incostante ritorno, penalizzato qua e là da qualche passaggio meno ispirato (in particolare “34 Palms” e “Rewrite”). Ma chi apprezza i Lycia anche nel nuovo e più recente corso qui troverà più di un motivo per rimanere soddisfatto.

(03/11/2018)

  • Tracklist
  1. In Flickers 
  2. A Failure 
  3. The Path 
  4. She 
  5. 25 Years 
  6. Mist 
  7. 34 Palms 
  8. Rewrite 
  9. Late Night Solitude 
  10. Autumn Into Winter
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