Makhno

Leaking Words

2018 (Brigadisco et al.) | avant-rock

Multistrumentista, animatore della prim’ora del più importante sottobosco industriale italico, quello brianzolo, da Orgasmo Negato a Nulla Iperreale fino a Tasaday, e poi del post-rock più intransigente e difficile, da Six Minute War Madness a A Short Apnea a Uncode Duello, Paolo Cantù, quasi timoroso di veder corrotta la purezza di cotante gloriose sigle, cambia e prosegue l’avventura - tutta o quasi in solitaria - a nome Makhno. I precedenti “Silo Thinking” (2012) e “Third Season” (2015) in fin dei conti non erano stati che abbozzi: in “Leaking Words” finalmente imbastisce un filo diretto tra l'ascoltatore e la sua psiche.

L’autore codifica così un alfabeto e un linguaggio sempre più puri, estremi, e al contempo una dissoluzione della forma che riporta perentoriamente ai grandi del rumore creativo. “Sunday Clouds” espone tutto ciò che l’autore ha affinato in tanti anni di sperimentazione, un ritmo divinamente free-jazz e un competente sostrato d’avanguardia elettronica, ma andando anche oltre, sgretolando tutto per ergere uno sciamano Jim Morrison-iano in un sottofondo di nastri ritmati. Così la lunga “Can The World Be As Sad As It Seems?”, il raggiungimento di una carriera, una dissertazione di battiti cardiaci a velocità tripla in una palude di distorsioni metallurgiche, da cui affiorano lapilli di suono, in breve volta a rapida jam acid-rock. Il razzo lanciato a velocità folle atterra su mari di armonici strimpellati, mentre una voce stregonesca delira dall’alto: è una chiusa trascendentale che forse non dispiacerebbe a La Monte Young.

Solo “Attese”, nonostante impeto e furore, si rifà al noise-rock tradizionale. Per il resto, anche i pezzi meno impegnativi contengono sempre e comunque insidie stilistiche ad alti tassi di veleno. “La ragazza in coma”, trotto industrial subissato d’interferenze elettroniche, potrebbe essere una versione arroventata e dissoluta di “Affinità-Divergenze”. Il temporale di radiazioni e la ripetizione maniacale di pochi motti fa affiorare qualcosa dei primi Swans in “You Can’t Run The Church On Hail Marys”, ma il tempo, comicamente, è quello di “Take Five” di Dave Brubeck. Il blues incrinato di Royal Trux e Captain Beefheart guida poi “Techno” e “Not In Your Shoes”, la prima un’andatura grezza e claudicante degna di “Twin Infinitives”, geroglifici di scordature di strumenti assortiti e una recitazione deformata da un bagno di rifiuti tossici, l’altra un teso conciliabolo di sorgenti sonore talmente iraconde da stritolare il canto, ridotto a una formula flebile eppure potente, un po’ come in “The Blimp”.

Nuova giovinezza artistica, inusuale ma non incredibile: Cantù rimane garanzia di qualità. L’intensa attività live a corredo lo conferma una volta di più. Sono evidenti il piacere dell’uso denso e smaliziato delle tecniche miste al confine col collage, la cura dei particolari, il gusto di una produzione caotica eppur netta e pulita, l’impiego altamente personalizzato - e aumentato rispetto alle opere scorse - di vocalist: Federico Ciappini, suo vecchio compare nei Six Minute, gli HysM?Duo, Andrea Bordoni, già nei Rambo e poi distaccato in Marsala, oltre a Cantù stesso. C’è anche, pur sfocato e non così volontario, un discorso tutto laico su nichilismo, annientamento della speranza, la fine delle battaglie e degli idealismi. Co-produzione in cordata di sei label indipendenti, tra cui la sua Neon Paralleli.

(20/04/2018)

  • Tracklist
  1. La ragazza in coma
  2. Techno (Berlino in sottofondo)
  3. Slowing Down (An Aspect As A Whole)
  4. You Can’t Run The Church On Hail Marys
  5. Sunday Clouds
  6. Attese
  7. Not In Your Shoes
  8. Can The World Be As Sad As It Seems?
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