Marie Davidson

Working Class Woman

2018 (Ninja Tune) | minimal wave, techno

Il lavoro solista di Marie Davidson è una costante riflessione sull'essere posizionata come artista elettronica all'interno della club culture, nutrita anche dall'esperienza come Essaie Pas in duo col marito Pierre Guerineau, così come dalle collaborazioni con gli artisti d'avanguardia di casa Constellation Records (Sam Shalabi e Matana Roberts).
Il recente “Working Class Woman” è un album che potremmo definire autobiografico poiché incentrato sul vivere di notte, sempre in tour e in maniera nomade, sull'instabilità e su una sorta di ideale di quotidianità. Dichiara l'artista sulle note di Ninja Tune: “[the album] comes from my brain, through my own experiences: the suffering and the humour, the fun and the darkness to be Marie Davidson”.
 
L'album si apre su questo solco con “Your Biggest Fan”, in cui la Davidson richiama continuamente la sua figura attraverso dichiarazioni altrui, domande e rumors che la pongono al centro del discorso. “So Right” aggiorna l'italo-disco, influente nella cultura house-techno del Québec, mentre “Work it” ammicca all'hip-hop anni Ottanta. “The Psycologist” sovrappone la schizofrenia dello sguardo dell'altro su di sé, presente nel brano di apertura, allo stile asciutto e ossessivo della musica, che in “The Tunnel” diventa allucinatoria.
A parte i richiami al passato – meno presenti rispetto agli altri dischi – “Working Class Woman” è un lavoro più duro e acido rispetto al precedente “Adieux au Dancefloor” (2016, Cititrax/Minimal Wave) - forse influenzato dall'aver vissuto un anno a Berlino - di cui sono emblema le atmosfere techno-industrial di “Lara”, “Workaholic Paranoid Bitch” e “Burn me”. 

Autodefinitasi “working class woman” Marie – nel look aspirante Daria Nicolodi dell'elettronica – è origine e motore di una spirale ossessiva e affascinante di parole ripetute e scandite da più punti nello spazio e di beat asciutti che piovono sul dancefloor, un topos del suo lavoro. Il dancefloor stavolta si trasforma in un cubo nero in cui il pavimento rischia a ogni sequenza di liquefarsi in petrolio, come nell'immaginario distopico del film “Under The Skin” (2013) di Jonathan Glazer. “La Chambre Intérieure” chiude il disco in maniera raffinata e dilatata, con un'architettura di synth che lascia spazio alla voce e alla parola, quel caratteristico mix tra inglese e francese che è già una sorta di schizofrenia linguistica nel mondo québécois.
 
Con “Working Class Woman” la prolifica polistrumentista e spoken-word artist di Montréal fa pienamente emergere il proprio talento nella costruzione di un mondo narrativo e drammaturgico in cui le parole sono distribuite nello spazio come elemento sia linguistico sia ritmico. La formazione e la visione a tutto tondo della musica nei suoi aspetti testuali e performativi, così come la capacità di creare universi sonori dotati per ciascun disco di struttura e significato, fanno della Davidson una delle artiste più intriganti del panorama contemporaneo.
Nell'elettronica il suo nome si affianca a quello di altre giovani e talentuose musiciste come Caterina Barbieri e Laurel Halo, una nuova generazione di artiste elettroniche legate al mondo delle arti contemporanee, a contesti che vanno dai club ai musei, dai festival di elettronica alle residenze di artista.
Davidson, Barbieri e Halo sono artiste consapevoli della storia e della grammatica musicale, che veicolano conoscenza e talento nell'uso di specifiche attrezzature, inserendosi a pieno titolo in quella genealogia elettronica al femminile che le lega a pioniere come Suzanne Ciani e che oggi ci fa entusiasmare ad ogni nuova uscita discografica o live.

(10/10/2018)

  • Tracklist
  1. Your Biggest Fan 
  2. Work It 
  3. The Psychologist 
  4. Lara 
  5. Day Dreaming 
  6. The Tunnel 
  7. Workaholic Paranoid Bitch 
  8. So Right 
  9. Burn Me 
  10. La Chambre Intérieure
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