Mark Van Hoen

Invisible Threads

2018 (Touch) | ambient/drone

Per Mark Van Hoen il graduale ritorno a pieno regime sulla scena sperimentale non è stato la rivendicazione di un posto riservato, quanto piuttosto la risposta a una necessità di fare tabula rasa e ripensare radicalmente le modalità espressive già adottate con profitto a cavallo tra i due secoli.
In seguito alla riedizione in doppio Lp di “The Last Flowers From The Darkness” (Touch, 1997), a ridosso del suo ventennale, il sound artist londinese ha lavorato a ben tre dischi in tre anni con Mike Harding, co-curatore di Touch, per il progetto-laboratorio Drøne (“Reversing Into The Future”, “A Perfect Blind”, “Mappa Mundi”).
A quest’ultimo e a molti altri sodali si ispirano e sono dedicate le composizioni confluite in “Invisible Threads”, titolo riferito propriamente ai sottili legami e alla comunanza di visioni artistiche che si instaurano tra autori di simile sensibilità ed estrazione culturale.

Composto e registrato nella seconda metà del 2016, l’album del ritorno su Touch prende notevolmente le distanze dalle tematiche (post)apocalittiche degli umbratili concept a nome Drøne, inserendosi piuttosto in quel filone ambient che negli ultimi anni ha visto un notevole ampliamento dei suoi accoliti, facenti capo a label indipendenti più o meno storicizzate quali Room40, 12k, Dragon’s Eye e Cyclic Law.
Van Hoen cita esplicitamente influenze vecchie e nuove, su tutti Chris Watson e Philip Jeck – le brumose stratificazioni sonore di quest’ultimo sembrano suggerire il mood di diversi momenti – ma anche due più recenti conferme al femminile, Jana Winderen e Claire M Singer, le cui affascinanti intersezioni con la scrittura neoclassica e il field recording portano avanti onorevolmente l’inestimabile eredità Touch.

Tenendo fede alla sua formazione da producer, Van Hoen gioca a carte scoperte elencando anche la strumentazione, i software e i materiali sonori cui ha attinto: una varietà di elementi dosati con sapienza e misura tali per cui nessun brano somiglia ai precedenti, nonostante prevalga nettamente un’atmosfera fluttuante e contemplativa (“Weathered”, “Opposite Day”), quando non di assoluta pacificazione spirituale (“Dark Night Sky Paradox”). Solo in “Flight Of Fancy” si addensano sinistre nubi in forma di bordoni vibranti, mentre laddove coesistono chitarra e tastiere pare di ritrovarsi nel limbo cosmico dei Natural Snow Buildings (“The Yes_No Game”); “Aethēr” simula la più delicata delle orchestrazioni per archi, e nel finale “Instable” le ondulazioni dell’organo rievocano di sfuggita i miraggi del “Solaristarkovskiano.

Lavoro in certo senso “tradizionale” ma nell’ambito di un artigianato sonoro tutt’altro che elementare, “Invisible Threads” svela un lato della poetica di Mark Van Hoen che forse mai si era manifestato in maniera così trasparente. Godiamocelo, prima che il pessimismo torni inevitabilmente ad avere la meglio.

(14/06/2018)

  • Tracklist
  1. Weathered
  2. Dark Night Sky Paradox
  3. Opposite Day
  4. The Yes_No Game
  5. Aethēr
  6. Flight Of Fancy
  7. Instable
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