Maurizio Abate

The Maadi Sessions

2018 (Backwards) | psych, experimental, ambient

Il tramonto si annunciava e il vicolo del mortaio andava coprendosi di un velo bruno, reso ancora più cupo dalle ombre dei muri che lo cingevano da tre lati. Si apriva sulla Sanadiqiyya e poi saliva, in modo irregolare: una bottega, un caffè, un forno.
(Naguib Mahfuz - Vicolo del mortaio)

Il percussionista e sperimentatore Alberto Boccardi è di stanza da qualche tempo al Cairo, distretto di Maadi. Negli ultimi tre anni, l'amico e collega Maurizio Abate (Arbre Du Ténéré, Eternal Zio, Jooklo Stellar Tribe), con cui nel 2016 ha condiviso la stessa “Superficie”, è andato a trovarlo un paio di volte, portandosi ovviamente dietro chitarra elettrica e registratore per catturare brandelli sonori della grande capitale d'Egitto. Come un redivivo “Dead Man”, traslato nel seno di Mamma Africa, Abate ha esplorato le strade, i vicoli e i pertugi del Cairo, lasciandosi investire da un “vortice affascinante” di energie diverse e movimento perpetuo, in alcuni momenti fonte di vera e propria “alienazione”.
A un certo punto, come racconta la press release, il musicista ha dovuto addirittura “prendere le distanze dall'eccesso di stimoli”, salvo poi trasfonderli degnamente nelle sei corde, arroventandone l'acciaio al contatto con i field recording ghermiti qua e là. Così è nato “The Maadi Sessions”, che Backwards ha elargito al mondo su vinile in un'edizione limitata di 300 copie.

È davvero arduo non rievocare le atmosfere acide e iper-distensive che aleggiano nel capolavoro cinematografico di Jim Jarmusch, quando “Landing” parte in cuffia: distorsioni e arpeggi che promanano dalla chitarra di Abate volteggiano nell'aria come fumi di kifi, tracciando l'intimo racconto che il compositore fa della sua esperienza nordafricana.
Sullo sfondo, fanno da contraltare il vocìo dei passanti, i clacson e i tenui rombi di motore dei veicoli che si inseguono per le vie affollate. Dopo la frastornante tempesta di sabbia che trapassa “Studio #1”, in “Pacing” si scorge nuovamente il panorama del Cairo, fra drappi di psichedelia purpurea, nenie ubriacanti e gemiti elettrici. Sul finire del lato A, Boccardi arriva a dare man forte rivestendo di granuloso glitch e bradicardiche pulsazioni dub l'intelaiatura world di “Al Kanal”.

L'altra facciata del vinile si apre con l'interludio desert-blues “In The Thick”, dai cui strascichi fanno capolino le sognanti striature ambient di “Studio #2” e affiorano i crepuscolari rigurgiti drone-music della siderale “Nocturnal”, con modulazioni chitarristiche ascendenti nell'epilogo. Gli ultimi solchi sono dedicati allo struggente ritorno a casa “Days Have Gone By”, pregno di un'epicità convulsa che si arresta in maniera fulminea, lasciandoci ancora immersi nel torpore di questo lungo sogno egiziano.

(07/12/2018)



  • Tracklist
  1. Landing
  2. Studio #1
  3. Pacing
  4. Al Kanal
  5. In The Thick
  6. Studio #2
  7. Nocturnal
  8. Days Have Gone By
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