Merzbow

MONOAkuma

2018 (Room40) | harsh noise

L’ammirazione di Lawrence English verso il temibile Masami “Merzbow” Akita non è un fatto dell’ultima ora: scoperto negli anni Novanta per mezzo di una misteriosa audiocassetta, un decennio più tardi il sound artist australiano ha invitato lo sciamano del japanoise a esibirsi a Brisbane, città natale del primo, nell’ambito del festival What Is Music? Qualsiasi incursione del rumorista nipponico non passa inosservata presso chi ha l’integrità sufficiente ad ascoltarlo per più di trenta secondi, e così nel 2012 English invita nuovamente Akita per un evento all’Institute Of Modern Art. Alle porte dei quarant’anni di attività del moniker, “MONOAkuma” testimonia l’abrasivo live set di quella sera.

A pochi mesi dall’uscita del binomio con HEXA (“Achromatic”, 2018), il patron di casa Room40 celebra dunque la leggenda del noise licenziando cinquanta minuti ininterrotti del suo mesmerizzante totalismo sonoro: dichiaratamente né più né meno di questo, difficilmente isolabile dalle precedenti centinaia di produzioni che in gran parte potrebbero costituire un unico, sconfinato muro di distorsioni e stordenti pulsazioni elettroniche, cifra stilistica che rappresenta l’unico vero credo e la ragion d’essere dell’act Merzbow.

Come ogni cultore di simili depravazioni non-musicali, anche English è attratto dall’incompromissoria manipolazione di valvole operata da Akita, artefice di densissime colate cacofoniche che non trovano mai posa nel progressivo accumulo di texture, in grado di simulare un moto perpetuo e anche vagamente ritmico, mai davvero uguale a se stesso. Chiunque abbia interesse nella fenomenologia e negli artifici di natura sonora non può insomma ignorare le potenzialità anti-espressive messe in gioco da questa icona underground dell’avanguardia mondiale.

La virulenta e disturbante invasione acustica del demone giapponese, una volta di più, è tale da qualificarsi anzitutto come esperienza corporea e solo secondariamente “estetica”, avulsa com’è dalla significazione e dall’idea condivisa di musica, a meno che le muse in questione non siano le messaggere di un inferno troppo scuro e soffocante da voler immaginare. Non ha senso abbassare il volume: una tale apoteosi del noise esige tutti i decibel a disposizione per trasformarsi in un autentico rito di trascendenza.

Alla ricorrenza di questo anniversario si accompagna anche un’iniziativa solidale: sin da inizio millennio votato al veganesimo e attivista per i diritti degli animali, Akita ha concordato con English la devoluzione dei proventi di “MONOAkuma” per la salvaguardia del diavolo della Tasmania, specie che negli ultimi anni ha sofferto una devastante epidemia di tumore facciale e di conseguenza una drastica diminuzione numerica.

(05/12/2018)

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