MezzoSangue

Tree - Roots & Crown

2018 (The Wolf / Artist First) | rap

Sei anni dal mixtape d’esordio, ben tre dal precedente “Soul Of A Supertramp”, MezzoSangue ci ha lavorato duro su questo nuovo album, con l’intento di renderlo il suo progetto definitivo, un lavoro importante e pensato sin dal packaging, elegante, sontuoso, apribile in quattro facciate che si schiudono su due cd, per complessive diciotto tracce tematicamente organizzate. Il primo disco, “Roots”, rappresenta il legame con le radici, improntato su scelte musicali “tradizionali”, fatte di synth, sample e beat electro contundenti (“System Error”); il secondo, “Crown”, rappresenta la parte più elevata dell’albero, si spinge verso una più spiccata ricerca sonora, suonato con strumenti analogici, prendendo a riferimento un atteggiamento crossover.

Distante dal rap da copertina dei vari Fabri Fibra e Fedez, MezzoSangue incanala la rabbia del proprio flow in testi che narrano una quotidianità inserita in scenari metropolitani – non di rado infami e degradati - e attaccano senza mezzi termini l’hip-hop svenduto alle corporate: in tal senso “Fuck Them Fuck Rap” costituisce l’attacco più diretto. “Tree” è realizzato con estrema cura, riesce nell’intento di suonare anti mainstream senza risultare mai ostico, rinunciando alle sirene della trap in favore di istanze quasi rock, testi ricchissimi di riferimenti mai banali e melodie accattivanti. Prendete una traccia come “La famiglia”: da subito un superclassico del suo genere. Oppure il coro femminile che conferisce spessore a “Io sono MezzoSangue”.
Ma di brani destinati a diventare colonne portanti dell’hip-hop capitolino se ne contano numerosi (anche "Ned Kelly", il primo singolo estratto, è sulla buona strada), tesi persino quando i bpm rallentano ("God Bless Ignorance").

“Tree” è congegnato per essere un album di musica rap che possa piacere anche a coloro che non hanno il rap al centro dei propri ascolti, perché dentro ci sono tanti spunti che conducono altrove, vedi la conclusiva “Destro, sinistro, montante”, classica metafora fra pugilato e vita, arricchita da un closing strumentale teso a scavalcare gli steccati di genere, sigillando un’opera interessante anche per le ipotesi future che lascia presagire.
I violini sono di Nicola Manzan e Andrea Ruggiero, il sax in "Wonderland" di Manuele Fusaroli, uno solo il featuring presente, quello di Rancore in “Upside Down”, perché Luca Ferrazzi, romano, classe 91, non aveva bisogno di nessun altro: sentiva di aver tante cose da dire e ha voluto dirle quasi tutte da solo. Ci ha messo tre anni per arrivare a un disco che potesse essere percepito come monumentale, come pochi altri in Italia nella "scena" hip-hop, ci ha investito soldi ed energie, e alla fine ha tirato fuori il tanto sospirato disco della vita.

(21/04/2018)

  • Tracklist

Roots

  1. Io sono MezzoSangue
  2. La mia famiglia
  3. System Error
  4. Ologramma
  5. Umanista
  6. Backdoor
  7. Mani
  8. God Bless Ignorance
  9. Verità Pt. II

 

Crown

  1. Crown
  2. Fuck Them Fuck Rap
  3. Tree
  4. Winter
  5. Ned Kelly
  6. Wonderland
  7. Io e te
  8. Upside Down (feat. Rancore)
  9. Destro, sinistro, montante
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