MGMT

Little Dark Age

2018 (Columbia) | synth-pop, indietronica

Pubblicato ormai dieci anni fa, "Oracular Spectacular" fece degli MGMT delle superstar del panorama indipendente internazionale; quasi loro malgrado. Andrew VanWyngarden avrebbe presto dichiarato che "Time To Pretend" e "Kids", in pratica le bombe indietroniche che erano valse al duo lo status di next big thing globale, altro non erano che dei giochi, degli sfottò rivolti al divismo pop, lontani dai veri intenti della formazione. A ben vedere, osservando tra le maglie dei pezzi meno immediati di quel debut-album (se non si considera la prova di tre anni prima uscita a nome Management), quanto sarebbe successo di lì a qualche anno era intuibile.
A partire dalla sua copertina cartoonesca, "Congratulations" del 2010 è un sentito e delicato omaggio al sunshine pop adorato da Andrew e Ben, contenente peraltro una lunga scorribanda psych non proprio per tutte le orecchie, come "Siberian Breaks". Prima settimana a parte, dove probabilmente chi comprava non sapeva bene cosa stesse comprando, le vendite non furono buone. La situazione sarebbe peggiorata ulteriormente con il self titled del 2013, dove ai numeri insoddisfacenti, specie per una major come la Columbia, non sarebbe nemmeno corrisposta una proposta di qualità, bensì una decina di brani ingarbugliati e spesso fuori fuoco.

Devono infatti aver sospirato di sollievo alla Columbia, dove inspiegabilmente i ragazzi del Connecticut hanno ancora un contratto, quando dopo uno iato lungo cinque anni sono iniziati ad arrivare i primi pezzi di "Little Dark Age". Il disco è difatti un fluire di melodie pulite e il più delle volte i ritornelli sono catchy come quelli di un tempo, ma conferma la volontà della band di aggiungere qualcosa di nuovo ad ogni uscita.
"Little Dark Age" è invero anche la cosa più 80’s che gli MGMT abbiano mai registrato; la title track inizia come "Souvenir" degli Omd e prosegue ricordando i Cure di "The Top", l’irresistibile "Me And Michael", accompagnata da un video furbo quanto inguardabile, è praticamente un pezzo new romantic. "One Thing Left To Try" rimane da quelle parti, ma scatena sintetizzatori più danzerecci in una strofa alla Pet Shop Boys. È sempre vivace anche l’interesse della band per qualche bizzarria più propriamente psichedelica, come nell’assolo finale di "TSLAMP", affidato a una sfavillante chitarrina metallica.

Pur cedendo qualche volta alla malinconia ("Hand It Over"), l’atmosfera che si respira per i quarantacinque minuti scarsi di "Little Dark Age" è perlopiù giocosa. Segno che l’approccio rilassato con cui gli MGMT si sono dedicati alla realizzazione del disco e il tempo che si sono presi dopo la mezza catastrofe del 2013, che era costata loro la perdita di supporter e favori della critica, sono stati scelte vincenti.
Momenti meno convincenti non mancano – viene in mente l’insipido lentone "When You’re Small" – ma a conti fatti il quarto disco degli MGMT è una prova riuscita e misurata (chi lo avrebbe mai detto), che riuscirà anche a riavvicinare alla band qualche fan della prima ora.

(16/02/2018)

  • Tracklist
  1. She Works Out Too Much 
  2. Little Dark Age 
  3. When You Die 
  4. Me and Michael 
  5. TSLAMP 
  6. James 
  7. Days That Got Away 
  8. One Thing Left To Try 
  9. When You're Small 
  10. Hand It Over 


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