Mid-Air Thief

Crumbling

2018 (self-released) | folktronica, psych-pop, prog-folk-pop

Questa è una recensione rivolta specialmente a chi con la musica ha smesso di sognare, a chi ha bisogno di ritrovare un po' di magia ed evasione, di abbandonarsi senza remore in un universo sonoro costruito da zero. Non che gli altri potenzialmente interessati non siano i benvenuti, l'invito è esteso a chiunque voglia farsi rapire per tre quarti d'ora, in una delle esperienze d'ascolto più suggestive degli ultimi tempi, di quelle che con molta difficoltà non riescono a lasciare impresso il proprio marchio. Prima di tutto, conviene però circostanziare, nonostante l'impresa, ne convengo, sia tutt'altro che semplice.

In effetti, di questo ladro sospeso a mezz'aria, come recita l'evocativo nome d'arte, si conosce poco o niente. Nessuna foto, nessun nome, niente che consenta di identificare con maggiore chiarezza il personaggio. Tutto ciò che si può ricavare proviene dal piccolo, ma già sostanziale nucleo di brani diffuso in via del tutto autonoma dal suo profilo Bandcamp. A dire il vero, non serve niente di più, dato che la musica sopperisce da sola ad ogni tipo di storia o concept, portando alla ribalta la sensibilità e il fervore creativo di un autore dalla straordinaria personalità, un illusionista perso chissà dove nella Corea del Sud, armato di chitarra e supporti elettronici vintage, pronto a scagliare i suoi incantesimi a chiunque sia così sprovveduto da soffermarsi. Visto però il rapido passaparola scatenatosi negli ultimi mesi, gli ammaliati son tutt'altro che sparuti.

Pubblicato ad agosto, e di lì a poco diventato preda del chiacchiericcio montato dalla Rete e dai blog, “Crumbling” è il secondo full-length edito sotto il moniker Mid-Air Thief, album che pone sotto i riflettori il candore e il potere immaginifico di un chitarrista e compositore che ha dipinto e perfezionato un universo tutto suo, tinto con le cromie più disparate e gestito nella più assoluta libertà. È un universo non necessariamente autoriferito, aperto anche a collaborazioni esterne e contributi divergenti (la cantante Summer Soul a dare man forte alle linee vocali del disco), che però fa capo a un immaginario coerente e perfettamente riconoscibile, strutturato di tutto punto.
Il suo immaginario non ha bisogno di arrangiamenti hi-tech, di orchestrazioni lussureggianti o artifici favolistici (il tutto detto senza alcuna nota di demerito), ordisce i suoi incanti con la forza di un armamentario strumentale semplice, esiguo, sfruttato però al massimo delle sue potenzialità, in un intrico di trame e direttrici che si avviluppano e si sciolgono con impressionante candore. Pattern di chitarra, condotti con la perizia e l'inventiva dei migliori fingerpicker primitivisti, acute linee di tastiera, timidi ma sostanziali accenni ritmici diventano il canovaccio, da modellare come creta, che l'autore sfrutta per circoscrivere le sue favole, tramortite dal sole e bagnate dall'oceano, come la semplice eppure efficacissima copertina vuole suggerire.

Poco importa che la lingua sia per i più materia incognita, che il significato delle parole e dei caratteri restino appannaggio di pochissimi eletti: con un amalgama così sapientemente costruito, capace di far dialogare Occidente e Oriente senza particolari discrepanze, i brani di “Crumbling” tengono fede all'assunto che la musica sa davvero farsi linguaggio universale. Quasi come se si conoscessero da una vita, le narrazioni di Mid-Air Thief entrano sottopelle e lì restano, pronte a far capolino a loro piacimento, nella maniera più inattesa.
Nello srotolarsi dei racconti, in effetti tutto si rivela una sorpresa continua; sfidando le convenzioni e gli steccati stilistici, letteralmente disintegrando (come da titolo) i confini tra folk coreano, bossa nova, pop psichedelico, prog ed elettronica “povera”, l'autore imbastisce un nucleo di canzoni dall'anima aperta e dalla struttura fluida, in cui melodie e arrangiamenti fluttuano sospese come sogni, dense come ricordi. È un amalgama che aveva già costituito la fortuna del primo album (ben più succinto e brevilineo, va detto) che però qui dischiude il suo pieno potenziale, la sua attitudine fantasmagorica, sposata a una perizia tecnica di prim'ordine, più che convincente nell'esaltare ogni singolo spunto emotivo, anche il più piccolo frammento sonoro.

Anche per questo motivo l'esperienza funziona al meglio se la si assume tutta insieme, evitando la selezione dei momenti più salienti: non che i brani, se scorporati dalla scaletta, siano privi di carattere e personalità, ma la loro effettiva forza sta nel dinamismo che sanno creare l'uno dopo l'altro, negli accumuli e rilasci di tensione di cui si avvalgono come nella migliore tradizione soft/loud. Poi, certo, si può parlare della maestosa progressione di “Crumbling Together”, strutturata quasi si trattasse di un brano prog-folk dei bei tempi andati, gestito però con il piglio iconoclasta della psichedelia anni 90, tra spiazzanti inserti di archi, soavi striature folktroniche e manipolazioni di nastri, alla maniera di un Mark Kramer o del più misconosciuto Ant-Bee. Oppure, ci si può concentrare su brani più brevi, e godere della sfumata e inesorabile evoluzione di “Curve And Light”, in cui synth di marca indietronica si risolvono in un raffinato affresco ambient-pop, dal melodismo più evanescente ma non meno sostanziale.

Tra potenziali hit per universi paralleli (il vintagismo Sixties di “Gameun Deut”, contraddistinto da una evidente verve espressiva e da una brillante gestione degli spazi sonori), ballate disperse nella nebbia (la densa bruma che accompagna il pianoforte e le tastiere di “No Answer”), memorie di un Brasile vissuto soltanto nella propria testa (la trasfigurazione bossa-nova di “Why?”, dispersa tra cascate di glitch e suggestivi abbrivi elettronici) il musicista costruisce insomma un universo dal grande potere immersivo, in cui ogni singola sfaccettatura brilla di luce propria.

Proprio come il suo nome vuole suggerire, il musicista, sempre sospeso tra concretezza e incanto, ruba con assoluta facilità la nostra attenzione, intrappolandoci per tre quarti d'ora tra le ammalianti fila delle sue narrazioni. Siete pronti finalmente a sognare?

(06/12/2018)

  • Tracklist
  1. Why?
  2. Ahhh, These Chains!
  3. Gameun Deut
  4. Curve And Light
  5. Crumbling Together
  6. Protector
  7. Dirt
  8. No Answer
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