Mind Over Mirrors

Bellowing Sun

2018 (Paradise Of Bachelors) | avantgarde, experimental-folk

E’ stato un lungo e costante percorso, quello che l’ex-componente di Phantom Limb, Peeesseye e Acid Birds ha compiuto negli otto anni di pubblicazioni sotto il nome di Mind Over Mirrors, sperimentando nuove forme di drone music, mescolate ad avant-folk, minimalismo, synth-wave, elettronica, ambient e psichedelia.
Le premesse del nuovo album di Jaime Fennelly sono questa volta ancor più ambiziose: un’installazione audio-visual commissionata dal Museum of Contemporary Art di Chicago, che paga un dichiarato tributo alle teorie di Brian Eno espresse nel libro “Visual Music”.
A dar man forte al musicista americano arriva John McEntire (Tortoise), che al fianco dei compagni di ventura di Fennelly (Jim Becker, Janet Beveridge Bean e Jon Mueller) collabora alla definitiva ascesi sonora della formazione.

Ampiamente ispirato agli scritti del naturalista Henry Beston, “Bellowing Sun” eleva il tasso di spiritualità della musica del gruppo, trasformando le matrici folk in un groviglio di suoni minimali alla Terry Riley che si incrociano con le logiche della drone-music e dei field recording. Il paesaggio di fondo, al quale le evoluzioni musicali fanno riferimento, non sono però solo le bucoliche immagini di gabbiani, lande distese, farfalle e tramonti, riecheggianti negli scritti di Beston. Per Fennelly il fascino è da ricercare nel valore mistico e trascendentale della natura, una chiave interpretativa che l’autore affida a un harmonium indiano, una cetra, un violino e vari synth, che con l’aiuto di voci e oscillazioni sonore ipnotiche e ripetitive, ma mai monocordi, mettono insieme una suggestiva suite esoterica.

E’ un album più coeso, il nuovo lavoro dei Mind Over Mirrors, le strutture delle composizioni sono meno formali, spesso alcune tracce sono indefinite, pronte a svilupparsi nelle canzoni più attigue. Come in un gigantesco caleidoscopio, suoni e voci si susseguono come micro-alterazioni di timbriche già viste o udite; l’intento è appunto quello di rendere percepibile la grossa struttura circolare - Zootropio: un dispositivo ottico per visualizzare immagini, disegni, in movimento, inventato da William George Horner nel 1834 - concepita da Fennelly come il nucleo dell’ipotetico incontro virtuale-reale tra musicista/artista e pubblico.
Un progetto che ha visto coinvolti il visual artist Timothy Breen, ben due lighting designer (Leonore Doxsee e Keith Parham) e il metal artist Eliot Irwin, i cui frutti sono stati mostrati al pubblico in una performance non più ripetibile e indi affidata alla sua veste sonora e discografica in questo nuovo album dei Mind Over Mirrors.

Le sonorità prima cristalline (“Feeding On The Flats”) e poi pulsanti dei synth (“Matchstick Grip”) hanno il compito di creare un iniziale approccio moderatamente algido, prima di far librare nell’aria momenti d’intensa suggestione mistica, in bilico tra Tangerine Dream e Dead Can Dance (“A Palinopsic Wind”), o di modulare in alternativa trame musicali più organiche, giocosamente memori delle intuizioni di Simon Jeffes (“Zeitgebers”, “Oculate Beings”) o di Terry Riley (“Talking Knots”).
Il passaggio dalle interessanti sperimentazioni in solitudine alla formazione di un vero e proprio ensemble, collaudato con il precedente “Undying Color”, ha dato i suoi frutti, rendendo la musica non solo più malleabile e multiforme, ma anche più innovativa e personale.

In “Bellowing Sun” gli spazi sonori si sono dilatati come nella miglior tradizione minimalista e kraut, le performance soliste di violino e harmonium si sono felicemente integrate in un tessuto sonoro più ricco ed elaborato, ed è da questa nuova visione creativa che nascono pagine innovative e trascendentali, come “Vermillion Pink” e “Acrophasing”, dove la mano di John McEntire è lievemente più percepibile.
La forza tribale del ritmo e della trance mistica sono le vere linee espressive di questo interessante progetto. Strumenti e voci conducono l’ascoltatore in meandri oscuri, rituali, senza mai indugiare in sonorità da landscape, anzi spingendo il tutto verso una jam-session quasi orgiastica, nella sua accezione più antica di cerimonia misterica e religiosa quasi parossistica.

Inutile quindi cercare un fine ultimo o una soluzione in “Bellowing Sun”, l’immaginifica ed eterea proposta dei Mind Over Mirrors più che ascoltata va percepita, al fine di coglierne l’essenza e l’intrinseca bellezza.

(19/05/2018)



  • Tracklist
  1. Feeding on the Flats
  2. Matchstick Grip
  3. A Palinopsic Wind
  4. Zeitgebers 
  5. Lanterns on the Beach
  6. Vermillion Pink 
  7. Halfway to the Zenith
  8. Oculate Beings
  9. Talking Knots
  10. Twenty-One Falls 
  11. Acrophasing
  12. Pause to Wonder




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