Motta

Vivere o morire

2018 (Woodworm / Sugar) | alt-folk

Ci togliamo i vestiti,
davanti a tutto quello che siamo diventati

Cos’è diventato Francesco Motta? Tra “La Fine dei vent’anni” e il nuovo “Vivere o morire” si è insinuato un Premio Tenco (come Miglior Opera Prima), il passaggio da un’etichetta indipendente a una major e il sodalizio con Taketo Gohara (Vinicio Capossela, Brunori Sas, Mauro Pagani, Marta Sui Tubi). Dai due singoli anticipatori non si è avuta una risposta univoca e la questione è rimasta insoluta, incastrata tra una canzone incoraggiante (“Ed è quasi come essere felice”) e una allarmante, nel suo ridondante ammiccare (“La nostra ultima canzone”).

Solamente ascoltandolo, “Vivere o morire” si palesa per quel che è, un disco lievemente più trasversale del debutto, che poggia le mani sullo sterzo, ma senza disorientare. Come il suo predecessore è puntuale nell'escludere il superfluo, nei testi racconta ciò che deve, ma senza concedere una parola di troppo; musicalmente è più chiaro e ordinato, sebbene tra le note di una sua canzone - la terza - sia affisso un esplicito manifesto d’intenti, che ribadisce le sue "tesi luterane" (“di cambiare accordi no, non me ne frega niente”), epitome di un amore incondizionato per la ripetizione, per il loop analogico, cifra stilistica del suo debutto in bianco e nero. La reiterazione di Motta è un concetto distante dalla ridondanza digitale della musica elettronica ed è più simile a quella dei mantra e dei rituali spirituali della musica desertica (Tinariwen), fatta di vibrazioni ancestrali, di migrazioni e di nomadismo, un po’ come il suo, che però è intimo e circoscritto, fatto di tanti traslochi, anche “due volte in un mese” (“ho cambiato casa cento volte, ce ne fosse una che mi ha fatto venire voglia di restare”).

Motta è di nuovo geograficamente disgregato, diviso in due fra Livorno e Roma: parla di entrambe ma si concentra - stavolta sì - più sulla prima. La piccola città che scompiglia i capelli (il video di “Del tempo che passa la felicità”), che è culla dell’ipocrisia, morgue della coerenza, scenografia della giovinezza di Francesco e della sua “giustificata distrazione”, come quella del giovane Piero (“Ovosodo”, 1997). Nei soliti cambi di ottave, la voce del toscano salta dai corrugati e inscalfibili bassi agli snelli e imberbi toni alti. E se il folk di Motta è per metà pop e per metà world, “Vivere o morire” è una fontana da cui trabocca senza sosta la malinconia dei “chissà”, che quando prova a suscitare intense emozioni si fa soccorrere da violini affilati come coltelli (“Chissà dove sarai”), che, seppur per un battito di ciglia, trasformano tutto in un pezzo di Einaudi incollato su una pellicola di Xavier Dolan (“Experience”, in "Mommy"; 2014).

Il lavoro di psicoanalisi svolto da Pacifico a Parigi, su iniziativa dell'etichetta discografica (Sugar, affiancatasi a Woodworm), è paragonabile a quello di un'ostetrica che fa uscire ciò che già esiste, ma fatica a venire alla luce (lo stesso Motta ha ammesso che scrivere canzoni "non è un divertimento" e che lo stesso Sinigallia aveva svolto, a suo tempo, un'attività di psicoanalisi). Quello che il cantautore aveva bisogno di tirare fuori, evidentemente, era l'amore, anche quello più recente con Carolina Crescentini (presente, tra l'altro, nei cori di "E poi ci pensi un po'"). “La prima volta” è proprio un tenero e sinfonico omaggio alla nascita di un nuovo rapporto, alla sua imprevedibile evoluzione (“e se non so da dove cominciare, io non ti chiedo come andrà a finire”) e alla sottile scoperta dei segreti altrui, quelli che non vanno chiesti, quelli che "si strappano a morsi”.

Che passi attraverso un ritmo jazzy e sghembo (“Per amore e basta”) oppure per un bellissimo valzer sul rapporto padre-figlio (“Mi parli di te”) la musica del toscano rimane rustica e autentica come un legno appena levigato, simile a quella del suo battesimo, ma più matura e omogenea. L’encomiabile capacità di Motta sta proprio in questo, nel cambiare restando lo stesso, un po’ come le persone. Un po’ come quelle che non vedevi da quasi due anni.

(06/04/2018)



  • Tracklist
1. Ed è quasi come essere felice
2. Quello che siamo diventati
3. Vivere o morire
4. La nostra ultima canzone
5. Chissà dove sarai
6. Per amore e basta
7. La prima volta
8. E poi ci pensi un po'
9. Mi parli di te




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