Mount Eerie

(after)

2018 (P.W. Elverum & Sun) | songwriter

“Is it OK?” – posso farlo? – continua a domandarsi Phil Elvrum scrivendo e condividendo col resto del mondo i suoi ultimi flussi di coscienza in musica, riflesso spontaneo del lutto personale in seguito alla perdita della compagna di vita Geneviève. I suoi estimatori e l’intero pubblico della musica indie sembra essersi stretto intorno al timido songwriter, salutando i suoi diari di tormento quotidiano con la più sincera commozione.
Decisamente curioso, piuttosto, che a pochi mesi da “Now Only” sia soggiunto, lo scorso luglio, il matrimonio di Phil con l’attrice Michelle Williams, co-protagonista in “Blue Valentine” e “Manchester By The Sea”, a sua volta “vedova” di Heath Ledger. Significa forse che questa fase di rassegnazione e rammarico è giunta al suo naturale termine?

L’espressione musicale totalmente scarnificata ottenuta per la prima volta con “A Crow Looked At Me” non è un effetto ricercato, ma la diretta conseguenza di uno stato d’animo dilaniato, costretto a rifugiarsi nella forma-canzone per non lasciare intrappolati nella mente i pensieri più angoscianti e morbosamente ricorrenti. L’incontro di una nuova anima gemella non può cancellare improvvisamente il trauma, ma può di certo offrire una prospettiva diversa sullo stesso, offrendo l’occasione di tornare a condurre una vita normale dal punto di vista affettivo e professionale. Ma quello specifico repertorio musicale, come la circostanza che le ha generate, non smette di esistere. 

Cosa significherebbe pubblicare un album live di queste canzoni che forse non avrebbero dovuto essere scritte in prima istanza, per non parlare del registrarle o eseguirle? Va bene? Porta qualcosa di nuovo alle canzoni ascoltarle in questa forma? La mia speranza è: sì.

Non può esserci vergogna o senso di colpa a fronte di testimonianze così spontanee e accorate, tali da meritare il plauso e la compassione di una fanbase che a onor del vero è andata ampliandosi per oltre vent'anni, e che non avrebbe motivo di ritrarsi per imbarazzo nei confronti del dolore privato che lo stesso Phil, nonostante tutto, ha scelto di rendere pubblico.
Più che un invito aperto, la sua è stata una fiduciosa esortazione: “Per favore, prendete un biglietto e venite”. Per il tour europeo intrapreso nel novembre 2017 non era prevista la registrazione di alcun concerto, eppure al festival Le Guess Who? di Utrecht qualcuno si è sentito in dovere di immortalare l'atmosfera creatasi presso la Jacobikerk, risalente al XIII secolo. Ascoltare questa testimonianza, inutile dirlo, ha una ricaduta emotiva devastante.

Potrà sembrare banale, ma la vera misura del coraggio di Phil Elvrum si percepisce soltanto qui, trovandosi da solo con una chitarra di fronte a una platea gremita, come se stesse succedendo di nuovo per la prima volta. C’è un divario abissale da colmare tra il doloroso silenzio della casa di Anacortes, Washington e le arcate gotiche dell’antica chiesa protestante: la voce che tra le mura domestiche ripercorreva gradualmente quelle righe d’inchiostro stese di getto, in “(after)” ha il suono di una piuma che si arrende alla tempesta – e che, con la sola forza di un tale abbandono, la vince. 

In January you were alive still but chemo had ravaged and transformed your porcelain into some other thing, something jaundiced and fucked. They put you in the hospital in Everett so I gave the baby away and drove up and down I-5 every night like a satellite bringing you food that you wanted, returning at night to sleep in our bed, cold. I went back to feel alone there.

Rivivere il decorso della malattia di Geneviève, così crudamente descritto in brani come “Soria Moria”, non potrebbe in alcun caso divenire parte di un mero “repertorio”: è una sfida titanica che occorre fronteggiare ogni volta con la stessa consapevolezza, la stessa integrità, come un irreligioso atto di fede ugualmente rivolto alla vita e alla morte (“I keep you breathing through my lungs/ In a constant uncomfortable stream of memories trailing out/ Until I am dead too” – “Distortion”).
E sarà anche l’effetto del riverbero naturale che si espande lungo le navate, ma è nondimeno curioso come le singole canzoni, fondate su pochi accordi in arpeggiato, finiscano col sembrare le strofe di un fluviale Preconio nella notte di Pasqua, dove la luce finalmente invade e prende il sopravvento sulle tenebre, che si dissolvono in un applauso scrosciante, dal più profondo del cuore compassionevole che ci rende umani, per quanto fragili e condannati allo strazio della perdita.

“This is intense. This is an amazing show. Thanks for being here”. Sì, a suo modo con queste canzoni Phil è risorto: la sua vittoria, e un po’ di noi tutti, è quella di essere ancora vivi per raccontare, o anche solo ricordare, quel dolore che credevamo potesse sconfiggerci per sempre.

(29/09/2018)

  • Tracklist
  1. Real Death
  2. Seaweed
  3. Ravens
  4. When I Take Out The Garbage At Night
  5. Emptiness pt. 2
  6. Soria Moria
  7. Crow
  8. Distortion
  9. Now Only
  10. Crow pt. 2
  11. (remarks)
  12. Tintin In Tibet
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