Mumford & Sons

Delta

2018 (Island) | pop-rock

Sono passati dieci anni da quando i Mumford & Sons hanno fatto ingresso sulla scena musicale internazionale - era il 2008 dell'Ep "Lend Me Your Eyes" - ed è dunque tempo di bilanci. Checché ne dicano le folte schiere di detrattori, il progetto nato intorno alla figura di Marcus Mumford ha un'importanza incontestabile. Sebbene sia difficile negare che di band più capaci in ambito indie-folk ve ne siano a dozzine, è altrettanto difficile confutare il fatto che i M&S siano stata l'unica a portare il genere così in alto nelle classifiche di tutto il mondo, raggiungendo la vetta anche di quella americana - missione proverbialmente ostica per dei londinesi, peraltro. Piuttosto che nelle scorribande al banjo o nelle liriche epiche propulse da un kick-drum, è facile capire che tutto questo successo sia da ricercare nella grande capacità di Marcus e soci di scrivere, a prescindere dalle vesti musicali adoperate, piacevoli canzoni pop, di facile accesso. Ogni dubbio a riguardo è crollato tre anni fa, quando il terzo Lp del gruppo, "Wilder Mind", ha presentato un suono completamente rinnovato, con l'estrazione folk quasi rinnegata e le chitarre elettriche a farla da padrone, rivelando senza filtri la vera essenza della formazione.

A dispetto di un titolo che sembrava alludere a un ritorno alle roots, "Delta" procede invece risoluto nell'operazione di rinnovamento avviata con il lavoro precedente, aggiungendo alla lista degli ingredienti vibranti sottosuoli elettronici e una gran propensione per brani atmosferici - decisiva è stato da questo punto di vista la scelta del formidabile Paul Epworth alla produzione.
Rispetto al buon disco del 2015 si tratta però di un passo indietro. Gran suono a parte, le cose che funzionano sono molto poche. La scrittura di "Delta" è infatti afflitta da un'insanabile pigrizia, se non da una quasi completa assenza di idee. Il susseguirsi dei brani, che insieme durano un'inspiegabile ora e un minuto, ripropone con insistenza lo stesso cliché: nelle strofe, Marcus Mumford blatera sottovoce qualcosa di più o meno profondo - speranza, dubbi universali - per poi concedersi, nel ritornello, in corposi singalong urlati verso il cielo, sospinti da incalzanti strumentali col pilota automatico. La cosa può funzionare quando, come nel bel singolo "Guiding Light", ci si trova al cospetto di una melodia intrigante e di un bel testo pop da ripetere a squarciagola, ma quando le melodie non sono nulla di che, non c'è arrangiamento patinato o ritornello ruffiano che tengano.

È quando questa formula viene parzialmente abbandonata che i M&S propongono le portate migliori. Come la seducente "Woman", ipnotizzata da un pattern di chitarra acustica e vellutata da ululati vagamente coldplayani, o nelle fughe strumentali di "The Wild" e "Darkness Visible", orchestrale e cinematografica la prima, vagamente cibernetica e post-rock la seconda. Con "Delta" i Mumford & Sons confermano tutte le certezze e, soprattutto, tutti i dubbi che li riguardano. La band è capace di scrivere buone canzoni, oggi come dieci anni fa, ma deve decidere cosa essere. Altrimenti il sospetto che a orientarla siano soltanto buoni piazzamenti su Spotify e in classifica - vedremo come sarà andata a loro la settimana prossima - sarà sempre più forte.

(19/11/2018)

  • Tracklist
  1. 42
  2. Guiding Light
  3. Woman
  4. Beloved
  5. The Wild
  6. October Skies
  7. Slip Away
  8. Rose of Sharon
  9. Picture You
  10. Darkness Visible
  11. If I Say
  12. Wild Heart
  13. Forever
  14. Delta


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