Nakhane

You Will Not Die

2018 (Kimhab Trading/Bmg France) | songwriter, afro-funk, synth-rock

Ci sono almeno due aspetti della musica di Nakhane che colpiscono al cuore sin dal primo ascolto: la sacralità della voce e l'intensità del suono. Ascoltarlo mentre canta - e prestare attenzione a cosa sta cantando - dà come la sensazione di essere capitati nel bel mezzo di un (musicato) conflitto interiore: da un lato troviamo la necessità tutta umana di trovare una Fede nel cielo, dall'altro si pongono i dogmi creati dall'applicazione di suddetta Fede tramite il braccio di ferro della Religione. In questo, Nakhane sembra essere uno che va dritto al nocciolo della questione a volto scoperto, fiero di ogni cicatrice che la vita gli ha inciso sulla pelle e con un bagaglio di pensieri ed emozioni ancora ampiamente in subbuglio.

Giusto pochi mesi fa è stato anche il protagonista di "Inxeba", cruda ed emozionante pellicola in lingua xhosa che ha creato un gran polverone nel suo nativo Sudafrica, a causa della storia d'amore omosessuale descritta durante un rito di iniziazione alla matura età che ancora oggi viene praticato nella società tribale contemporanea (in alcune parti del paese sono stati chiusi i cinema che avevano inserito il film nel palinsesto, per paura che le proteste sfociassero in violenza). L'intensità delle emozioni, quindi, è palpabile; si può anche reiterare l'immagine del Sudafrica come di una terra provata da estenuanti conflitti sociali e razziali tra popolazioni lontane anni luce l'una dall'altra - lo stesso Nakhane ne parla con schiettezza. Ma a questo punto è anche giusto guardare alla ricchezza delle culture antiche e moderne che animano i mille volti del paese, tanto che a volte sembra quasi di osservare una miniatura vivente di quello che avviene nel resto del Pianeta - e anche qui, nel suo piccolo, Nakhane ne è una palese dimostrazione.

Sul travolgente singolo di lancio "Clairvoyant", gorghi di chitarre e un ritmo serrato avvolgono l'ascoltatore in una densa cavalcata afro-electro-funk tesa verso il cielo notturno, mentre il video di accompagnamento si riappropria senza mezzi termini del diritto all'intimità e alla tenerezza tra due uomini, e il risultato è di una bellezza che commuove.
Un disco come "You Will Not Die" funziona proprio in virtù di questa genuina schiettezza: non è stato composto per il gusto di provocare né di rinnegare totalmente le proprie radici, quanto semmai come metodo per sopravvivere a un mondo che non riesce a processare tutte le intricate necessità dell'autore. Oggi come non mai, da residente in Europa per ovvi motivi legati alla carriera, Nakhane è un uomo preso tra più fuochi: da un lato la dura ma semplice educazione tribale in Africa ancora piena di traumi e affetti, dall'altro il più permissivo ed eccitante ma emotivamente spietato liberismo occidentale, pieno di lussi e false promesse.
Risposta univoca a tale dicotomia ovviamente non esiste, ognuno di noi sta abitando una Terra troppo complessa per potersi descrivere in un paio di righe, ma Nakhane ha deciso di mettere a nudo le proprie scelte di vita tramite brani come "Presbyteria" - che racconta il vivido ricordo di un amore proibito dalle leggi dell'apartheid - e "Interloper" - l'altro incalzante singolo accompagnato da un video dal forte immaginario erotico/religioso che ne accentua al massimo il messaggio.

La vita di chiesa oggi non gli appartiene più, dice lui, ma se si ascolta la commovente "Star Red" la perdizione dell'inferno appare comunque ancora ben lontana: un'introduzione lenta e corale, dove due strofe e due ritornelli vengono intonati da una voce che vibra amore e gronda sangue a ogni sillaba, poi l'entrata del ritmo in soppiatto e la gentile esplosione dei ricami afro-beat delle chitarre a concludere il tutto sotto un manto di tastiere che sembrano rubate a Jonny Greenwood - davvero non c'è bisogno di altro per rendere il pezzo un piccolo gioiello di moderna musica africana.
Ci sono anche momenti guidati da un più disteso melodismo, come "By The Gullet" o l'eterea torch song "All Along" che richiamano le atmosfere di Blood Orange, ma dove quest'ultimo gioca di sofisticate delicatezze corali, Nakhane riempie con un falsetto che pesca dalle radici del gospel più nero - ancora una volta, il suo ritrovato spirito laico respira attraverso un passato di fronte all'altare. E se di atmosfera sacra vogliamo parlare, allora va menzionata pure la ballata "Fog" (diversamente arrangiata su versione video rispetto all'album): un semplicissimo arpeggio di pianoforte dal lento crescendo alla Radiohead anni 90, con la voce che dapprima sussurra e lamenta, poi si lancia di petto verso un finale breve ma pirotecnico.
La conclusiva "Teen Prayer", canzone scritta da Nakhane ormai tanti anni fa quando era ancora un religioso adolescente costantemente tentato dagli ormoni in subbuglio come la Tori Amos delle masturbazioni di "Icicle", dà il colpo di coda a un disco talmente nudo e vulnerabile che finisce paradossalmente con l'essere di una potenza inaudita.

"You Will Not Die", letteralmente tradotto in "non morirai", ci ricorda Nakhane tramite una title track guidata da un malinconico giro di pianoforte che sembra richiamare le armonie dello "Show" di Beth Gibbons & Rustin Man. C'è stato un periodo durante il quale lui stesso doveva ripetersi queste parole tutti i santi giorni, mentre oggi una nuova forza interiore lo porta a farsi fotografare senza problemi anche fasciato di pelle fetish e poco altro. Ma lungi dall'essersi trasformato in un personaggio aggressivo o sopra le righe, Nakhane ha tradotto quel vecchio mantra in un album di catarsi emotiva che può venire in soccorso a ognuno di noi in qualsiasi momento. Sentirsi dire che, alla fine di tutto il dolore possibile, ancora non stai per morire, è alquanto confortante.

(28/05/2018)



  • Tracklist
  1. Violent Measures
  2. Clairvoyant
  3. Interloper
  4. You Will Not Die
  5. Presbyteria
  6. The Dead
  7. Star Red
  8. Fog
  9. By The Gullett
  10. All Along
  11. Teen Prayer






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