Nanook Of The North

Nanook Of The North

2018 (Denovali) | soundtrack, ambient/elettronica, modern classical

Non è difficile comprendere il perché del rinnovato interesse creatosi attorno alle sonorizzazioni originali di film muti: occasioni ghiotte tanto per gli istituti dedicati alla conservazione e valorizzazione del cinema delle origini, quanto per gli artisti ai quali viene offerta un'ispirazione concreta per mettere alla prova le loro qualità espressive.
È successo con la versione restaurata e ricolorata del “Voyage dans la lune” di Meliès, messo in musica nientemeno che dagli AIR, ma tempo addietro anche con diverse interpretazioni de “Il gabinetto del Dottor Caligari” di Wiene (Bill Nelson, poi In The Nursery, Mark Dresser e The Club Foot Orchestra), mentre i nostri Massimo Volume si sono dedicati a “La caduta della casa Usher” di Jean Epstein.

La presente uscita a marchio Denovali rappresenta l’esordio discografico del duo di nazionalità polacca formato da Piotr Kaliński, alias Hatti Vatti, proveniente da esperienze come dj e chitarrista d’area punk, e dal giovane compositore Stefan Wesołowski, violinista e compositore recentemente apprezzato dalla critica per la struggente sinfonia da camera “Rite Of The End” (Ici D’Ailleurs, 2017).
A loro è stato affidato l’incarico, da parte del Sopot Film Festival, nei pressi di Danzica, di creare una partitura improvvisata per una proiezione pubblica, lasciando ai due artisti la scelta sulla pellicola da accompagnare. La loro scelta, come testimonia il nome del progetto stesso, è ricaduta sul miliare “Nanuk l’eschimese” di Robert J. Flaherty (1922), considerato il primo lungometraggio documentario della storia.

La particolarità che distingue il lavoro di Kaliński e Wesołowski è quella di essersi recati in Islanda per rivivere le condizioni climatiche sperimentate dal regista un secolo fa, all’estremo nord della regione canadese del Québec, seguendo le vicende quotidiane di un nucleo famigliare Inuit: un setting che si sarebbe facilmente prestato a un’interpretazione di carattere isolazionista, dominata da vaste campiture ambient/drone, ma che in questo caso si situa spesso e volentieri nel terreno ibrido al confine tra neoclassicismo ed elettronica.
Dopo un prologo basato su un bordone di synth, un incedere minaccioso va subito incontro alle atmosfere dell’accoppiata Reznor/Ross – un’influenza che già non manca di farsi sentire in chi oggi si approccia per la prima volta all'arte della colonna sonora –: in “Pingajoq” ciò si rende ancor più evidente nell’accostamento tra un battito minimal-techno e gli accordi minori di pianoforte, elementi confermati più oltre in “Arfernat” (più ruvido e audace dal lato ritmico) e “Arfineq-Pingajuat”, paragonabile a una lunga traversata sul filo del rasoio.

Gli archi desolati e le punteggiature elettroniche di “Sisamaat” assorbono lo spirito della gelida patria che ha dato i natali al compianto Jóhann Jóhannsson, mentre “Tallimaat” si ricollega all’intimismo del Nils Frahm acustico. “Arfineq-Aappaat”, con il suo crescente strato di fuzz e le progressioni irregolari del pianoforte, e il breve intermezzo “Qulingiluaat”, attraversato da una flebile micro-melodia, sono forse gli unici momenti che si discostano da sentieri già ampiamente battuti nell’ultimo decennio, e che in verità non ci aspetteremmo di trovare nel catalogo di una label così anti-convenzionale, in certi casi addirittura inclassificabile.
Nel distacco dall’immagine filmica, al quale poche opere originali sopravvivono indenni, anche "Nanook Of The North" si rivela essere un esercizio di maniera che non gode dell’autosufficienza necessaria a farne qualcosa di più di un (ennesimo) disco d’atmosfera.

(22/03/2018)

  • Tracklist
  1. Siulleq
  2. Tulleq
  3. Pingajoq
  4. Sisamaat
  5. Tallimaat
  6. Arfernat
  7. Arfineq-Aappaat
  8. Arfineq-Pingajuat
  9. Qulingiluaat
  10. Qulingat
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