Nicolas Godin

Au Service De La France Ost

2018 (Because) | soundtrack

Che si celasse uno smoking sotto la tuta spaziale indossata da Nicolas Godin negli ultimi due decenni, lo sospettavamo da tempo. I viaggi interstellari, si sa, richiedono un outfit tutto particolare, ma è ormai certo che il compositore di Versailles ultimamente abbia deciso di posare i piedi per terra, pur senza rinunciare a ulteriori scorribande retrofuturiste – soprattutto in sede live - con i suoi Air. Riavviata la chioma, sistemato il papillon, Godin sembra essersi deciso a camminare (anche) da solo, e con un passo sempre meno incerto. Se erano serviti diversi anni per convincersi a pubblicare le rivisitazioni estemporanee di Bach racchiuse in “Contrepoint”, più semplice e subitanea è stata la scelta di accettare l'invito a musicare la seconda stagione della serie tv francese “Au service de la France”, seguendo un percorso per certi versi inedito per l'artista transalpino.

Se infatti Godin è tutt'altro che digiuno rispetto all'argomento soundtrack - come dimenticare l'ormai mitologica Ost scritta a braccetto con il sodale Jean-Benoit Dunckel per “Il Giardino delle Vergini Suicide” - si può comunque dire che il terreno su cui si muove adesso sia nuovo, o quasi. L'immaginario, in particolare, risulta inedito al Nostro, per quanto vicinissimo a livello culturale e ambientale: un tappeto sonoro per spy stories che rimandano sì al genere poliziesco, ma con una spiccata connotazione francese, tra riferimenti inevitabili alla Pantera Rosa di Peter Sellers (“Dans la Brume” è molto più di un semplice omaggio) fino a tuffi plastici nella chanson del Dopoguerra.
C'è infatti tutto un immaginario da Costa Azzurra nei languori balneari di “Clayborn” o nel sixties beat di “Twist à Saint Germain”, con una “Les Rues de Paris” che si assesta tra i vicoli di Montmartre nel fraseggio melanconico e popolare di chitarre e fisarmonica, impersonando un altro omaggio alla tradizione filtrato attraverso l'ormai imprescindibile lezione di Yann Tiersen.

Il rischio di risolvere il tutto in un mero esercizio di stile è sempre dietro l'angolo, ma la vera sfida per Godin (che ha composto le canzoni utilizzando l'inseparabile Minimoog) è probabilmente proprio quella di cimentarsi - con risultati discreti - in panorami musicali a lui teoricamente alieni. L'impronta jazz che si manifesta in “Quartier Général”, “Alger la Blanche” o nella fumosa atmosfera di “Pigalle Darling Club” altrove resta semplicemente sullo sfondo, come nel Sudamerica da cartolina di “Apéro Calypso”.
Il tango meticcio di “Casbah Lounge”, speziato di Oriente ma con un piede ancora nel Nuovo Continente, e il boogie arabeggiante di “Snake Dance” ampliano ulteriormente gli orizzonti, probabilmente per seguire la trama in luoghi esotici.
Gira e rigira, va a finire che Godin si ritrova davvero per qualche istante in quello che è sempre stato il suo habitat naturale, o quasi: le derive vagamente lounge di “Passion Femme” richiamano alla memoria l'epoca d'oro del french touch e in particolare certe scorribande ben note a chi segue le gesta dei due parigini da tempi non sospetti.

La breve durata dei brani (sedici, per un totale di quaranta minuti) li fa apparire più come sketch che alla stregua di una canonica colonna sonora, con i limiti e i vantaggi che tutto ciò può comportare. E per quanto “Au service de la France” abbia tutta l'aria di una parentesi all'interno di un cammino appena intrapreso, per Godin rischia di rappresentare la chiave di accesso verso nuove avventure. In tuta spaziale o in smoking, in fondo che importa?

(03/07/2018)

  • Tracklist
  1. Au service de la France
  2. Clayborn
  3. Les rues de Paris
  4. Quartier Général
  5. Apéro Calypso
  6. Casbah Lounge
  7. En Mission
  8. Dans la Brume
  9. Snake Dance
  10. Passion Femme
  11. Alger la Blanche
  12. Marie Jo
  13. Twist à Saint Germain
  14. Pigalle Darling Club
  15. Istanbul Rendez Vous
  16. Interrogatoire


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