One Dimensional Man

You Don't Exist

2018 (La Tempesta International) | post-hardcore, noise-rock

C’è chi sceglie di cantare in italiano perché ha cose importanti da dire e punta a farle comprendere, chi invece predilige l’inglese perché suona meglio o guarda al mercato internazionale. Esiste poi una terza via, più rara: optare per entrambe le soluzioni, magari con due progetti distinti. È l’eventualità preferita da Pierpaolo Capovilla, che rinnova il dualismo Teatro degli Orrori/One Dimensional Man, dividendosi democraticamente fra i due idiomi. Dopo quattro album storici, firmati fra la fine degli anni 90 e l’inizio del nuovo millennio, che li qualificarono assieme agli Uzeda fra i migliori esponenti dell’hardcore-noise italiano, a un lustro da “A Better Man” gli Odm tornano in pista, senza aver perso un solo grammo di rabbia.

“You Don’t Exist” riprende il discorso lasciato aperto anni fa, proponendo suoni distorti e materiale contundente, quell’attitudine post-hardcore che fa tanto Dischord/Touch & Go, specie negli episodi più violenti. Musicalmente risulta più “cattivo” del precedente, perfezionando il ritorno verso una dimensione sonora più intransigente, la medesima dei primi One Dimensional Man.
L’iniziale “Free Speech” è una scarica di adrenalina, verso il finale il trittico “We Don’t Need Freedom”/“Don’t Leave Me Alone”/ “Alcohol” è energia allo stato puro, il miglior mix possibile fra l’esigenza di uscire dalla nicchia e la volontà di non deludere i fan della prima ora. La recente esperienza Bunuel – condivisa da Capovilla con Eugene Robinson, Xabier Iriondo e Franz Valente - potrebbe in qualche modo avere influenzato la scrittura di queste tracce.

“Don’t Leave Me Alone” sembra quasi una richiesta d’aiuto, un urlo lanciato verso il mondo, “We Don’t Need Freedom” ha tutti i crismi del proclama, e per spezzare il ritmo non manca la consueta traccia “atmosferica”, “A Crying Shame”, con dei bei controcanti femminili, posta non a caso a metà scaletta, lasciandole rivestire un ruolo di centralità all’interno di un album tanto teso.
Nell’episodio conclusivo, “The American Dream”, Capovilla recita l’elenco dei presidenti degli Stati Uniti d’America, adagiandosi su un tappeto sonoro tutt’altro che rassicurante: un modo per dire che gli uomini e i valori di una volta (salvo rare eccezioni) non esistono più? E’ dura passare nel giro di pochi minuti dal citare Washington, Lincoln e Roosevelt a Nixon e i due Bush…

Sette anni fa “A Better Man” si pose come disco corale, con dentro tanti ospiti, questa volta il trio ha preferito l’autarchia, pur all’interno di una line-up rinnovata, nella quale il drumming di Luca Bottigliero e la chitarra di Giulio Ragno Favero sono stati rimpiazzati rispettivamente da una presenza di famiglia, Franz Valente del Teatro degli Orrori, e da Carlo Veneziano.
Dopo oltre due decenni trascorsi su un palco, chissà se questo signore mai domo, che ha appena tagliato il traguardo del mezzo secolo di età, ha ancora dei sogni nel cassetto, dei desideri da realizzare: una collaborazione artistica, scrivere canzoni conto terzi, dirigere un film, dipingere, intraprendere la carriera politica, condurre un programma televisivo. Oppure se lascerà fare tutto questo ad altri suoi illustri colleghi, continuando a concentrarsi sulla meravigliosa arte di fare musica senza troppi compromessi.

(26/02/2018)

  • Tracklist
  1. Free Speech
  2. You Don’t Exist
  3. In The Middle Of The Storm
  4. No Friends
  5. A Promise
  6. A Crying Shame
  7. In Substance
  8. We Don’t Need Freedom
  9. Don’t Leave Me Alone
  10. Alcohol
  11. The American Dream
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