Oneida

Romance

2018 (Joyful Noise) | experimental-rock

Dopo le jam free-psichedeliche del deludente “A List Of The Burning Mountains” (2012) e una relativamente più interessante collaborazione, a base di free-rock, con l’eminenza grigia del rock d’avanguardia newyorkese Rhys Chatham (“What’s Your Sign?” del 2016), gli Oneida sono di nuovo tra noi e la cosa ha suscitato non poco rumore tra gli appassionati, molti dei quali – bontà loro! - hanno già gridato al miracolo.

Perso qualche anno fa il suo quartier generale (lo studio Ocropolis in quel di Williamsburg, Brooklyn), la band entrò in una fase di stallo, coincisa, in ogni caso, con un lungo periodo di riflessione e di ricerca. Alla fine, a testimonianza del fatto che quel percorso non si è risolto in un nulla di fatto, ecco saltare fuori le undici tracce di “Romance”, disco in cui quel rock sperimentale a base di psichedelia, kraut-rock, rumore e quant’altro, che aveva caratterizzato i dischi precedenti del quintetto, vive di alti (pochissimi) e bassi (tanti), assestandosi in quella zona di confine che separa le opere assolutamente da dimenticare da quelle che meritano la giusta dose di attenzione.
Insomma, “Romance” (che esce per la Joyful Noise) è un disco che nulla aggiunge alla carriera degli Oneida, esibendo un solido mestiere che, tuttavia, è costretto ad annaspare dietro l’eccessivo minutaggio imposto alla materia (settantadue minuti e rotti di musica sono difficili da gestire, soprattutto quando l’ispirazione non è esattamente delle migliori…).

Ad “Economy Travel” è affidato il compito di aprire l’opera, con pulsazioni sintetiche, recitato distaccato e rutilanti geometrie di batteria, a imbastire uno scenario dai toni minimalisti che riproporranno sia “Bad Habit” che “It Was Me”, ora con piglio electro, ora lasciando spazio a rigurgiti espressionisti. Un obliquo sentore di pop lo si respira, invece, in quella frenesia motorik virata funk che risponde al nome di “All In Due Time”. La longa manus dei Neu! torna a farsi sentire, oltre che nelle malinconiche trame di “Good Lie”, anche nei dieci minuti di “Lay Of The Land”, in cui Kid Millions cerca in tutti i modi di confondersi dietro la silhouette di Klaus Dinger, mentre i suoi compari, alla ricerca di un senso, armeggiano con sognanti modulazioni vocali e qualche sparsa pennellata melodica.

Della partita, sono anche lo sfogo punk-wave di “Cockfight”, la paludosa psichedelia di “Cedars” e una “Good Cheer” indecisa tra tribalismo on the run e astrazione elettronica.
Distaccandosi in modo più deciso dalle sonorità che da sempre la contraddistinguono, la band prova, invece, con la conclusiva “Shepherd’s Axe” (che si spinge oltre i diciotto minuti) a rimasticare le traiettorie più dilatate della propria musica, producendosi in una sorta di trip mentale in cui convivono cosmiche elucubrazioni, vampe impro-rock, miraggi d’Oriente e batterismo free-form.

(17/03/2018)

  • Tracklist
  1. Economy Travel
  2. Bad Habit
  3. All in Due Time
  4. It Was Me
  5. Good Lie
  6. Lay of the Land
  7. Cedars
  8. Reputation
  9. Cockfight
  10. Good Cheer
  11. Shepherd's Axe
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