Portal

ION

2018 (Profound Lore) | experimental blackened death-metal

A cinque anni da “Vexovoid”, i Portal tornano in pista con “ION”, un disco, diciamolo subito, che piacerà soprattutto ai fan più affezionati della formazione australiana, scontentando tutti quelli che, già poco convinti del precedente lavoro, speravano in un nuovo colpo ad effetto da parte di The Curator, Horror Illogium, Aphotic Mote, Omenous Fugue e Ignis Fatuus.

Nelle sue nove tracce, “ION” presenta nient’altro che quel death-metal claustrofobico e dissonante che proprio i nostri, a partire dalla prima metà dello scorso decennio, contribuirono a rilanciare, portandolo a vette di assoluta creatività (l’esordio “Seepia” e, soprattutto, “Swarth”, sono dischi che ogni appassionato di musica dovrebbe quantomeno ascoltare almeno una volta nella vita).
Certo, come anticipato da “Phreqs” un paio di mesi fa, a questo giro i Portal presentano un sound complessivamente meno opprimente (causa una produzione più curata, capace di restituire gli strumenti in maniera più definita), ma la qualità media dei brani non è proprio esaltante, a meno di non voler accettare a tutti i costi il fatto che una band così talentuosa possa adagiarsi sugli allori, limitandosi a fare il compitino e suonando tremendamente riconoscibile e scontata.

Il disco – diviso in due parti: ɑ e β - si apre con “Nth”, una nebulosa dark-ambient che si muove minacciosa dentro lo spazio, creando un’atmosfera di maligna alterità che sarà idealmente ripresa dalla lunga coda (ancora più cupa e spettrale) della conclusiva “Olde Guarde”. Con “ESP ION AGE” si torna, invece, alle origini, a quel catastrofico congegno di death-metal e apocalisse che risponde al nome di “Glumurphonel”, il brano che apriva il loro primo disco. Un solidissimo artigianato è alla base anche di “Husk” (tra vortici di chitarre, schiume di rumore che si materializzano un po’ dovunque e implosioni calcolate), nei minimalismi di “Crone” e tra le meccaniche razionali di “Phantom”. La mancanza di ispirazione tocca il punto più alto in “Spores”, un incessante martellamento che fa pensare a uno dei loro brani suonato a velocità doppia.

Per quanto sia, a conti fatti, il loro disco peggiore, potete stare certi che, alla fine dell’anno, "ION" troverà un posto in quasi tutte le classifiche dei migliori dischi di metal. Perché c'è poco da fare: anche i metallari subiscono il fascino degli hype

(23/01/2018)

  • Tracklist
  1. Nth
  2. ESP ION AGE
  3. Husk
  4. Phreqs
  5. Crone
  6. Revault Of Volts
  7. Spores
  8. Phathom
  9. Olde Guarde
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