Pram

Across The Meridian

2018 (Domino) | post-rock, cinematic, experimental

È il pirandelliano fischio di un treno, forse lo stesso che perturbava i sogni di Robyn Hitchcock, a catapultarci dentro il mondo fiabesco e circense dei Pram, esperienza tra le più preziose dei 90 britannici, che riappaiono a sorpresa in questo anno insolitamente contrassegnato da ritorni su cui pochi avrebbero scommesso. Il collettivo di Birmingham appartiene al ramo più reynoldsiano del post-rock europeo, quello venuto su a cucchiaiate colme di jazz, kraut-rock ed elettronica, in netta contrapposizione sia con il filone enfatico dei Mogwai sia con quello etereo dei Bark Psychosis: un club esclusivo in cui fluttuano i vari Moonshake/Laika, Seefeel, Add N To (X) e soprattutto Stereolab, loro parenti più prossimi, a cui li accomunano una vocalità al pan di Spagna e la predilezione per il vintage futuribile.
La grande intuizione del gruppo è consistita nel dare nuovo respiro a un espediente di per sé risaputo: se il ricorso intensivo a strumenti giocattolo/inconsueti non è certo la più copernicana delle trovate (Raincoats, Flying Lizards, Half Japanese, They Might Be Giants, i dimenticati Pianosaurus tra i pionieri di questa estetica, tanto per buttare là qualche nome), la loro è una sublimazione che trasfigura quelle rudimentali visioni in un pastiche di scombiccherato rigore fantascientifico, nobilitando una volta per tutte l'amatorialità infantile nei ranghi della musica "seria" e conferendole una strutturata qualità cinematografica, notturna e un po' inquietante al pari della loro iconografia teatral-carnascialesca.

Primo album senza Rosie Cuckston (sostituita alla voce da Sam Owen), "Across The Meridian" arriva a ben undici anni dal precedente "The Moving Frontier", con cui condivide il persistente sapore visuale, benché indirizzato verso altri orizzonti: se lì sembrava di ascoltare una raccolta di temi per film di genere mai realizzati, qua verrebbe da pensare piuttosto alla colonna sonora di un cartone animato per bambini in acido, magari somiglianti a quello raffigurato sulla copertina di "Beautiful Freak". Sarà compito dell'ascoltatore sbizzarrirsi nella creazione di trame per queste vicende immaginarie, volutamente frammentarie e sfocate, appunti lasciati a metà ben più accattivanti dell'opera compiuta che avrebbero potuto costituire.
A dispetto dell'uggioso artwork, è ancora una volta un lavoro di sfrenata fantasia arrangiativa, che tira in ballo grandi eccentrici come Moondog o Joe Meek e a seconda dei casi può suonare esilarante o sinistro. Bastino i primi due numeri in scaletta a provare questa dicotomia, peraltro caratteristica di tutto quanto si associ a un immaginario bambinesco: se la marcetta canterburyana di "Shimmer And Disappear" (estratta come singolo con il contorno di un adorabile video animato) è una "Pretty Ballerina" orchestrata da Danny Elfman con gran fanfareggiare di trombone, sitar e glockenspiel, la torva "Thistledown" farebbe la sua porca figura su "Bone Machine" grazie a un corredo orrorifico di organo, campane e corde strappate.

Nei dodici episodi si passa in rassegna un po' tutto quello che abbiamo imparato ad amare di questi inafferrabili alchimisti del nonsense, tra carezze trip-hop ("Electra"), deformazioni glitch ("Wave Of Translation"), fumo digitale tartarugato ("Ladder To The Moon"), dixieland formato Woody Allen ("The Midnight Room"), filastrocche al mantice ("Myfly"), ninnenanne fuori fase ("Where The Sea Stops Moving"), morbosità caveiane ("Doll's Eyes") e reminiscenze lounge-exotiche da space age pop ("Sailing Stones"). La Owen, dal canto suo, si concede almeno una zampata da prima donna nel deserto tecnologico di "Shadow In Twilight" in cui, tra tremoli e flauti, le sue fatate corde vocali mettono d'accordo il tono cattedratico di Dorothy Moskowitz con la sensualità di Hope Sandoval.
Troppo intelligente per ambire a riconoscimenti al di fuori di un culto selezionato, il carnevale dark dei Pram si conferma tra le delizie meglio conservate dell'underground inglese, l'equivalente post-rock di quello che furono i Gong per il prog o i Residents per la new wave.

(07/08/2018)

  • Tracklist
1. Shimmer And Disappear
2. Thistledown
3. Electra
4. Wave Of Translation
5. Shadow In Twilight
6. Ladder To The Moon
7. The Midnight Room
8. Footprints Towards Zero
9. Mayfly
10. Sailing Stones
11. Where The Sea Stops Moving
12. Doll's Eyes


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