Psycho Kinder

Diario Ermetico

2018 (Fonetica Meccanica) | spoken-word, avantgarde

Vorrei non esistere se non nei ricordi che mi hanno ospitato

Il ricordo come contenitore dell’infinito, o per dirla alla Severino “Il mio ricordo degli eterni”. E’ dal ricordo, dalla mente che mantiene viva una sostanza che credevamo perduta - alla stregua degli antichi che guardavano il tramonto come l'annientamento del sole, e non come una sua momentanea scomparsa - che prende vita il nuovo concept di Alessandro Camilletti. Un’opera intima, che punta all’esplorazione di un io che affonda nel divenire come un “padre che ti urla nel sangue”.
Messe da parte le scorribande industriali e nevrotiche dei lavori precedenti, Camilletti rema in un oceano di riflessioni esistenziali sorprendentemente calmo. Un mare magnum di massime da cui pescare i propri tormenti e provare a esorcizzarli in un climax surreale, cinematografico, sorretto qui e là da un piano e una marcetta, a condurre l’ascoltatore in uno scenario tanto algido, quanto spettrale, nel quale le parole vengono lanciate come sassi sulle onde, fino a scomparire, tra un salto improvviso e l’altro:

La volontà ridisegna il perimetro del sogno 
la marcia violenta 
dei nostri disordini

L’artista maceratese stavolta abbandona i richiami post-punk, senza però rinunciare a una componente filosofica che muta in mera poesia. Nei dodici movimenti di questo suo “Diario Ermetico”, il paroliere ricama la propria tela di (dis)illusioni, spostandosi su piani sovrapposti in cui la speranza, travestita di nero pece, riacquista lemme lemme la propria potenza salvifica. Le parole dunque “escono dagli occhi, e migrano a cercar vita”; lettere che annegano e riemergono in lontananza, tra un’alternanza di battiti pachidermici e svariati vagiti elettrici. A suggellare poi tale inclinazione, è l’apporto di un gigante "nascosto" come Deca alle musiche e al missaggio. Il musicista savonese impreziosisce e sostiene egregiamente lo spirito del paroliere marchigiano, bilanciando l'atmosfera con un suono tenebroso, fermo, suggestivo.

In definitiva, siamo dinanzi a un concept meditativo di spessore, con frammenti dalle pellicole di Bergman e Tarkovskij, e letture di Pasolini dai "Canti pisani" di Ezra Pound prese in prestito dagli archivi Rai. Eppure, al netto di tale inclinazione, “Diario Ermetico” riesce a essere miracolosamente fruibile e appagante. Un trip quasi immateriale, efficace e financo rigenerante.  

(15/11/2018)

  • Tracklist
  1. Track 1
  2. Track 2 
  3. Track 3
  4. Track 4 
  5. Track 5
  6. Track 6
  7. Track 7
  8. Track 8
  9. Track 9
  10. Track 10
  11. Track 11 
  12. Track 12


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