Rae Morris

Someone Out There

2018 (Atlantic) | art-electropop, synth-pop

La crisi del pop inglese non conosce tregua. Non basta menzionare Ed Sheeran, Dua Lipa o Sam Smith per provare il contrario, dacché la questione va ben oltre la capacità di riuscire a piazzare quei due-tre hitmaker, buoni per gettare un po' di fumo negli occhi sul precario stato di salute della scena. La realtà emerge grattando poco oltre la superficie: al di fuori dei pochi nomi di punta capaci di imporsi a livello globale, manca proprio quel sottobosco di talenti che possa rimpolpare il panorama dal basso, quando non riuscire ad aggiornarne ed espanderne i confini. Una vera e propria fuga dal pop, insomma, che rende difficile provare a effettuare qualche pronostico sul suo futuro: da quel poco che se ne può ricavare, il nome di Rae Morris potrebbe essere di quelli realmente spendibili negli anni a venire.

Musicista e produttrice dal grande fiuto melodico e dalle interessanti connotazioni estetiche, arriva al suo secondo album con la forza di chi sa aspettare per far fruttare le proprie idee, e la necessaria confidenza di chi sa di avere ottenuto qualcosa di significativo. "Someone Out There" è il risultato di tre anni di sforzi, anni spesi a stravolgere la formula più esile e delicata del debutto e ad ampliarne a dismisura il raggio d'azione e le potenzialità melodiche, per un album dall'allure sofisticata ma di grande immediatezza. Laddove molti prodotti synth/electropop non riescono a coniugare la ricerca sui timbri e sulle forme con un'adeguata sollecitudine nella scrittura, questo album si porta a casa più di qualche meritato riconoscimento.
Forte di una sequela di singoli rara di questi tempi (attualmente siamo a quota quattro, ma se ne potrebbero tirare fuori altrettanti), il lavoro mostra sin dalla presentazione il suo gusto per canzoni allo stesso tempo composite e dalla rapida memorizzazione, in quella quadra che di recente è riuscito individuare soltanto a Jonna Lee e pochissimi altri.
Affrancatosi da quel monolitismo di mood e presentazione che fiaccava non di poco una scrittura comunque elegante, il nuovo album è decisamente più libero di cambiare faccia e umore a seconda dell'occasione e del criterio compositivo prescelto. È così che i brani estratti chiariscono l'allargamento del raggio d'azione nel migliore dei modi.

Gli incastri sonori di "Reborn" riportano alla mente le suggestive cornici del synth-pop nordico, tra aperture orchestrali e una sofisticata gestione dei saliscendi ritmici, in un'eccellente successione di pieni e vuoti sonici. "Atletico (The Only One)", invece, viaggia su terreni meno imponenti, sacrificando il ricchissimo impianto sonoro del brano precedente a favore di un'affascinante rilettura della garage inglese di inizio millennio, che permette a Morris di tirare fuori la sua interpretazione più memorabile in assoluto.
Se "Someone Out There" tira nuovamente fuori il lato più romantico e candido dell'autrice, per una ballata al pianoforte che testimonia (per quanto in maniera leggermente scolastica) il suo contatto con l'eterna lezione beatlesiana, "Do It" prende invece di petto gli onnipresenti stilemi caraibici, rimodellandoli però in un giocoso carosello electro-pop dalle chiare ascendenze british.

Con i pochissimi momenti deboli a essere sostanzialmente quelli più legati agli stilemi espressivi dell'esordio (una "Wait For The Rain" tutto sommato abbastanza schematica nell'andamento, una "Rose Garden" che dissolve le curiose soluzioni di arrangiamento e l'eclettismo sonoro in una melodia non particolarmente grintosa), l'album certifica il potenziale di Morris nel più scintillante dei modi, gettando una luce interessante sul suo futuro. Espandendo il suo terreno di gioco attraverso narrazioni dalla portata più ampia, è come se l'autrice avesse trovato quella personalità di cui il debutto era nel complesso manchevole.
Così, tra le impetuose cavalcate electro di "Physical Form", vagamente reminiscenti degli episodi pop più sontuosi di Björk, e la commovente chiosa synthwave di "Dancing With Character", sospesa tra memoria e sentimento, la penna della musicista dimostra che in materia di ottime canzoni pop il Regno Unito può senz'altro contare su un nome di classe. Anche a non voler caricare Rae Morris di troppa pressione, c'è da sperare che il suo talento possa fare scuola.

(08/05/2018)

  • Tracklist
  1. Push Me To My Limit
  2. Reborn
  3. Atletico (The Only One)
  4. Do It
  5. Wait For The Rain
  6. Lower The Tone
  7. Physical Form
  8. Dip My Toe
  9. Someone Out There
  10. Rose Garden
  11. Dancing With Character






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