Ray LaMontagne

Part Of The Light

2018 (Rca) | folk-pop-rock

Una madre lo sa! Quel figlio/a dal carattere silenzioso e discreto, quel ragazzo/a che tutti sembrano ignorare, mentre offrono attenzioni al fratello più scaltro o alla sorella vezzosa, quell’animo introverso e solitario, ha il dono di non deluderti mai, di non tradire le tue attese. Ed è quello che ogni volta accade con Ray LaMontagne, un musicista che, incurante delle mode passeggere e delle lusinghe occasionali della stampa, ad ogni nuovo disco rinnova sentimenti di rispetto e stima.
“Part Of The Light” è il settimo album del cantautore di Nashua, il terzo del nuovo corso aperto con “Supernova” e reso leggermente più epico con il successivo “Ouroboros”. Ancora una volta sono le atmosfere pinkfloydiane era-Roger Waters e quel folk lunare in bilico tra il primo Tim Buckley e Paul Simon a reggere le fila, ed è emblematico che il musicista abbia anticipato l’uscita dell’album con un singolo, “Such A Simple Thing”, che non solo rimanda agli esordi ma regala un’inaspettata intuizione folk-pop alla Donovan che ha il profumo del lost-classic.

Senza dubbio Ray LaMontagne resta uno dei pochi autori abili nel tessere canzoni con uno schema classico fatto di ritornelli e refrain, senza cadere nel mondo melenso del mainstream. Le melodie sono malleabili e ricche dal punto di vista lirico, a volte mostrano i muscoli senza ferire (“As Black As Blood is Blue”), spesso restano placidamente in attesa di un’ispirazione che ha i colori mutevoli e naif del folk anni 60 (“To The Sea”).
Con "Part Of The Light" Ray sceglie di ritornare a cantare canzoni più semplici e dirette, senza aver paura di adornarle con sonorità intrise di un romanticismo d’antan che si nutre di ricordi e speranze. Non a caso l’autore ha scelto di abbandonare i servigi di Dan Auerback e Jim James, producendo l’album in autonomia nello studio costruito nella propria dimora ottocentesca nel Massachusetts, con l’aiuto di una band di amici fidati (Carl Broemel, Bo Koster, John Stirratt, Dave Givan, Seth Kauffman, Kevin Ratterman), una scelta che rende fluide anche le pagine più ambiziose e corpose, (il blues-rock psichedelico di “No Answer Arrives”).
Gli echi dei Pink Floyd fanno ancora capolino dietro le sognanti atmosfere di “It’s Always Been You” e l’avvolgente ballata “Let’s Make It Last”, anche se le strutture sono meno epiche e più legate alla forma-canzone, con curiose assonanze all’Elton John dei tempi di ”Tumbleweed Connection” (“Paper Man”, la title track).

Ray LaMontagne si conferma autore poco conforme e non avvezzo ai compromessi, una qualità morale che, unita a una sapiente scrittura, continua a regalare piccole delizie dal gusto forse retrò ma mai prive d’ispirazione, come la lunga ballata alla Roger Waters meets Robbie Robertson, “Goodbye Blue Sky”, che con i suoi abbondanti sette minuti chiude l'album.
Nonostante tutto, il nuovo progetto del cantautore non riesce a rinnovare fino in fondo la magia degli ultimi capitoli. Manca in parte la compattezza di “Ouroboros” e l’azzardo di “Supernova”, resta però costante la sensazione che il musicista abbia ancora molte cose interessanti da proporci in futuro.

(07/01/2019)



  • Tracklist
  1. To The Sea
  2. Paper Man
  3. Part Of The Light
  4. It's Always Been You
  5. Let's Make It Last
  6. As Black As Blood Is Blue
  7. Such A Simple Thing
  8. No Answer Arrives
  9. Goodbye Blue Sky




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