Red River Dialect

Broken Stay Open Sky

2018 (Paradise of Bachelors) | folk, alternative

Già dall’esordio del 2009 (“White Diamonds”) Simon Drinkwater e David Morris hanno subito messo in chiaro il valore spirituale del loro progetto folk Red River Dialect, attirando l’attenzione non solo della critica e del pubblico, ma anche di alcuni colleghi, in particolare M.C. Taylor (Hiss Golden Messenger), pronti a tessere le lodi della malinconica e dolente musicalità del gruppo inglese.
Nell’arco di tre album la band del moderno druido, David Morris, si è trasformata da minuto ensemble lo-fi a nutrita band di sciamani, scompigliando filosofia e teorie naturalistiche con uno spirito poetico e riflessivo che affonda le sue radici nella Cornovaglia – piccola contea inglese dalla natura in parte ancora selvaggia.

Il quarto album della band, pubblicato dalla sempre più solerte Paradise Of Bachelor, ne consolida il carattere sfuggente, quasi mistico, la musica è sempre delicata, mai ruffiana o eccessivamente colta ed epica. E’ un folk-rock suggestivo, elegiaco quello della band inglese, ora diventata un sestetto, capace di evocare il fascino secolare delle lunghe distese terrene e della profondità speculare del mare. Questo anche grazie alla coraggiosa scelta di tenere a bada cliché ed eventuali derive pop, atte a sminuire la forza poetica e spirituale del linguaggio sonoro, ricco di metafore e naturalismo filosofico.

Ci sono affinità con i percorsi artistici di James Yorkston ma anche dei Waterboys di “Fisherman’s Blues”, c’è infatti la stessa attenzione a quella ritualità tribale e pagana che ha edificato la cultura popolare folk inglese, ed è da questa temeraria ricerca sonora che scaturisce l’affascinante drammaturgia di “Broken Stay Open Sky”. I Red River Dialect preferiscono una carezza a un pugno, o il dolore al rimpianto, tratteggiando fluide atmosfere alla maniera dei Woodpigeon con chitarre acustiche, piano e violino (“Juniper/The View”) senza aver paura di farsi corrompere dal sentimentalismo, anzi indugiando in morbide derive quasi panteistiche che generano melodie ariose (“Open Sky (bell)”) e affascinanti landscape puntellati da incisive note di piano (“Cinders”).

Nella musica di David Morris c’è spazio anche per le asperità della selvaggia terra d’origine, è difatti la natura frastagliata e brusca della Cornovaglia la protagonista della malinconica “Kukkuripa”, una ballata dalle sinuose e perigliose trame liriche e armoniche, che chitarra acustica, violino percussioni tormentano fino a denudarne la struggente essenza poetica, mentre la voce sofferta e passionale rende tutto ancor più vivido e reale.
“Broken Stay Open Sky” è un disco privo di manipolazioni post-produttive, la natura rustica della musica è costantemente preservata, anche quando loop e droni manifestano la loro presenza nelle pieghe della tumultuosa “Gull Rock”, il cui vortice di suoni minacciosi e distorsioni vocali e strumentali mette in ginocchio l’apparente calma, intonando un mantra liberatorio e disturbante.

Forse molti ascoltando il nuovo album dei Red River Dialect penseranno subito a Jason Molina o a Bonnie Prince Billy, ma il vero punto di riferimento per i fan del folk è da ricercare in Robin Williamson e nella sua Incredible String Band, c’è infatti la stessa ecletticità ed esuberanza nelle sette tracce di “Broken Stay Open Sky”. Fatte salve le contaminazioni hippie e psichedeliche, sono rintracciabili la stessa visione esoterica e surreale e il medesimo fascino infantile da ninna nanna filosofica della storica formazione inglese, si ascolti in tal senso l’evoluzione emotiva e creativa di “Aery Thin”, che da educata ed atmosferica folk-song si chiude con un enigmatico e irrisolto finale ricco di tensione.

Anche se spetta alla conclusiva “Campana” suggellare definitivamente il senso di bellezza che accompagna la quarta opera del gruppo inglese, attraverso una melodia tanto semplice quanto efficace, dove il vibrato della voce e del violino catturano l’anima e la mente, lasciando nell’ascoltatore un senso di smarrimento e suggestione che non vi lascerà indifferenti. Sì, perché una volta entrati nel mondo emotivo dei Red River Dialect, sarà difficile sentirsi estranei all’energia fatta di accordi e parole di “Broken Stay Open Sky”.

(08/02/2018)



  • Tracklist
  1. Juniper / The View
  2. Kukkuripa
  3. Open Sky (Bell)
  4. Aery Thin
  5. Cinders
  6. Gull Rock
  7. Campana




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