Richard Swift

The Hex

2018 (Secretly Canadian) | songwriter

Sorry everybody for the things I said
Got a wife and kids and a gun to my head
So try to remember, try to hold it near
My name will go missing but the songs will be here

Diamine se si presta bene questa citazione da “Artist & Repertoire” per salutare, a meno di tre mesi dalla scomparsa, l’album di commiato dello sfortunato Richard Swift, e sì che tra “Kisses For The Misses” e la chiosa laconica di “John The Baptist” (“We all die/ when it’s our time”) pareva non ci fosse che l’imbarazzo della scelta. Assente discograficamente dal 2009 – se non si considerano le uscite brevi o la collaborazione con Damien Jurado – Swift si era perlopiù reinventato come produttore e turnista (per Shins e Black Keys, tra gli altri) senza smettere mai, in realtà, di scrivere nuove canzoni e di eccedere purtroppo in rovinosi stravizi alcolici. La consapevolezza della fine ormai prossima, con i disastri al fegato già conclamati e il moltiplicarsi dei ricoveri in ospedale, lo hanno spinto negli ultimi mesi a concentrare i suoi sforzi nel completamento di un’ultima raccolta che, si legge sul sito della Secretly Canadian, era diventata la sua personale “balena bianca”.

“The Hex” è un disco piuttosto doloroso da approcciare, e non solo perché rappresenta l’estremo lascito di un artista di talento quanto piuttosto per l’afflizione che, pur magistralmente dissimulata, lo abita in ogni solco. Uno dei passaggi più leggeri, “Broken Finger Blues”, rievoca il senso di angosciosa sospensione che accompagnò il songwriter quando nel 2010 si fratturò malamente l’anulare della mano sinistra e per alcuni mesi non seppe se avrebbe potuto continuare a suonare chitarra e pianoforte come prima.
A dispetto dello sconforto, il tono riesce estatico, giubilante, e l’assolo piazzato in coda vale come miglior esorcismo possibile. Non tutte le storie raccontate qui, tuttavia, sono a lieto fine ed è la malinconia a pervadere l’ascolto come la maledizione suggerita dal titolo. Non inganni la briosa giocoleria Tin Pan Alley di “Dirty Jim”, chiarissima re-immersione nello sfavillante antiquariato dell’indimenticabile “Dressed Up For The Letdown": è un brano che parla di dipendenza, e lo fa con tutta la disperazione del caso.

Un album dal cuore innegabilmente pesante quindi, ma che per Richard deve aver avuto anche una profonda valenza catartica. Così si spiega il trittico dedicato alla perdita di persone amate: dalla madre Wendy, ritratta con quel piglio arrembante, curioso, eclettico e dispersivo a fine di bene (che rappresenta un po’ la quintessenza dell’arte anguillesca ma personalissima del Nostro), all’amica Nancy, vagheggiata da una sublime deformazione di stampo bowieano, passando per la più lenta e toccante elegia in memoria della sorella.
A tratti enfatico con tutti i suoi ruvidi falsetti, sempre profondamente intimista, “The Hex” è forse il lavoro di Swift più intriso di lirismo, una collezione di canzoni per l’arrivederci (una per tutte l’amarognola “Hzlwd”, cui proprio non gli è riuscito di trovare le parole) confezionate con un sound saturo, appena sgrezzato, tutt’altro che pulito, giudicato evidentemente il più idoneo per rendere quella prospettiva di assoluta precarietà, o di gioiosa condanna, con cui amava rappresentare l’esistenza (persino in quella sorta di ossessiva litania che è “Babylon”).

Dall’incombente teatralità seventies di “Selfishmath”, nuova declinazione del suo soul lunare e mutante, alla nenia polverosa e visionaria che in avvio annulla lo sperimentalismo pop fanfarone di “Atlantic Ocean” per concedersi un’ulteriore sortita nel cantautorato asciutto dei primi album, senza dimenticare la parentesi freak di “Kensington!”, intonata agli Ep sfilacciati (ma per nulla inclini al compromesso) della tarda produzione, vale anche come eccellente compendio della sua arte inconfondibile. “Sept20”, l’ultimo brano scritto in assoluto, riecheggia ancora una volta, con “Ballad Of You Who”, i tramonti nichilisti di “Dressed Up For The Letdown” e si presenta con opportunismo impeccabile a chiudere un cerchio che, per nostra sfortuna, non offrirà ulteriori sorprese.

(29/09/2018)

  • Tracklist
  1. The Hex
  2. Broken Finger Blues
  3. Selfishmath
  4. Dirty Jim
  5. Babylon
  6. Wendy
  7. Sister Song
  8. Nancy
  9. Hzlwd
  10. Kensington!
  11. Sept20
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