Rita Ora

Phoenix

2018 (Atlantic) | pop-dance

Una miracolata. Una testarda. Una raccomandata. Una sottovalutata. Chi è veramente Rita Ora? Sexy come Rihanna e vocalmente dotata come Beyoncé (anche se meno propensa a darne dimostrazione, fortunatamente), è soprattutto la protagonista di una delle più incredibili e tribolate gestazioni di un secondo album che la storia della musica pop ricordi in tempi recenti.
Dopo un ruspante esordio col botto (soprattutto in terra britannica), la Ora ha visto sfumare per ben due volte la possibilità di dargli un seguito; prima quando l’ex-compagno Calvin Harris le vietò, vendicativo, l’utilizzo dei brani a cui stavano lavorando assieme e poi quando uno svantaggioso contratto con la Roc Nation di Jay Z la costrinse a rimanere seduta in panchina fino all'inevitabile disputa legale. Per sei lunghissimi anni la sfortunata Rita non s’è persa d’animo e, forte dell’endorsement di popstar blasonate (Madonna e Prince) e della visibilità datale dalla partecipazione alla trilogia di “Cinquanta Sfumature”, è riuscita a rilasciare regolarmente collaborazioni e singoli di alterne fortune che le hanno comunque permesso, incredibilmente, di rimanere a galla, sino all’agognata pubblicazione del nuovo album.

Un vero parto o, meglio, una rinascita come il titolo “Phoenix” suggerisce. Un disco che suona già sia come un piccolo greatest hits (ben sei i singoli di successo che l’hanno anticipato) che come un punto della situazione sul malandato mainstream britannico di cui lei e Dua Lipa sembrano essere le uniche due esponenti in grado di fronteggiare le rivali d’oltreoceano. Rispetto alla collega (con cui curiosamente condivide anche le origini balcaniche) la Ora appare subito meno originale sia nel timbro vocale che nell’immagine da femme fatale ma decisamente più a suo agio e navigata quando si tratta di apportare nerbo ed effervescenza alle ritmiche più incalzanti (la scintillante “New Look” su tutte).

Tra ibridi disco-folk (“Your Song”, "Only Want You” e “Anywhere” sono ciò che la Minogue ha cercato di inseguire, fallendo, nel recente “Golden”), numeri più prettamente eurodance in compagnia degli ormai lanciatissimi Rudimental (efficacissimo il drum and bass di “Summer Love”) e del compianto Avicii, e gli impeccabili sviluppi tropical-house di “Let You Love Me”, Rita Ora difficilmente sbaglia un colpo. Anche quando tende maggiormente agli attuali modelli americani, come nella collettiva “Girls” e nella sbilenca ninna-nanna di “Keep Talking”, “Phoenix” riesce comunque a suonare coeso (addirittura troppo), costante e con pochi fronzoli.

Apprezzabile è anche la scelta di relegare a bonus track della versione deluxe i pezzi più distanti dalle direttive principali dell’album, in cui la Ora dà prova della sua duttilità alle prese con atmosfere più morbide e soul, e tra i quali spiccano soprattutto la passeggiata sul lato selvaggio del gospel di “Velvet Rope” e la cascata di fiati in "Falling To Pieces".
Pur con tutti i pregi del caso, “Phoenix” non è ancora quel capolavoro pop che trasformerebbe il ritorno di Rita Ora in una memorabile rivalsa dal sapore cinematografico ed è senza dubbio un lavoro troppo femminile per conquistare un pubblico davvero trasversale. Tuttavia la perfida Albione farebbe meglio a puntare su di lei quale sua miglior rappresentante pop anziché scegliere nuovamente le banalità assortite di Jess Glynne o l’ennesima girl band con data di scadenza fissata prima dei sei anni.

(26/11/2018)



  • Tracklist
  1. Anywhere
  2. Let You Love Me
  3. New Look
  4. Lonely Together with Avicii
  5. Your Song
  6. Only Want You
  7. First Time High
  8. For You (Fifthy Shades Freed) with Liam Payne
  9. Summer Love with Rudimental
  10. Girls featuring Beba Rexha, Charli XCX and Cardi B
  11. Keep Talking featuring Julia Micheals
  12. Hell Of A Life
  13. Velvet Rope *
  14. Falling To Pieces *
  15. Cashmere *
  16. Soul Survivor *
* deluxe version






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