Riverside

Wasteland

2018 (Inside Out Music) | prog-rock

Un pianeta devastato, la desolazione che nasce dal fallout, vista con gli occhi del sole survivor dell’apocalisse. Un tema certamente non dei più innovativi ma mai trattato fino ad ora dai Riverside, importanti rappresentanti del progressive (e non solo) polacco capitanati da Mariusz Duda. Eppure Mariusz quello scenario lo inseguiva da anni - stando alle sue dichiarazioni - ma solo ora finalmente ha deciso di immergersi in esso. E come poteva non essere questo il momento giusto di affrontarlo, ancora freschi dal disastro che sconvolse le vite di quello che oggi è un trio, a seguito dell’improvvisa e dolorosissima scomparsa del chitarrista e membro fondatore Piotr Grudzińki lo scorso febbraio 2016.

La “Wasteland” raccontata in questo nuovo lavoro ci viene consegnata in tutto il suo cupo aspetto, composto da due facce della stessa medaglia: devastazione e desolazione. Il cataclisma è raccontato dal ritorno alle sonorità di un tempo, più dure: quelle influenze heavy prog che ricordano i primi successi della band (in particolare, con “Second Life Syndrome”). “Acid Rain” ne è un esempio lampante, oltre ad essere uno dei climax del lavoro presentato sin dalle prime battute, grazie al contrappunto tra riff chitarristici graffianti e i colpi sincopati di Kozieradzki.
Le distorsioni metalliche alla sei corde, orfane di Grudzińki, rimangono in mani familiari: la decisione del novello trio è quella di affidarle in adozione proprio a Mariusz Duda. Una scelta felice, perché “Vale Of Tears” è abrasiva al punto giusto senza perdere di vista la sua melodia potente.

L’altra strada percorsa dai polacchi si muove, come suggerito dal titolo del platter, smarrita tra ambientazioni spettrali. Le composizioni si spogliano della loro veste ruvida, mostrando un’anima asciutta e minimale. Riverberi, giochi acustici e fraseggi in delay ricreano sapientemente quelle atmosfere gotiche che molto hanno in comune con certi lavori a cavallo tra i 90 e Duemila degli Anathema - band affine a Duda e soci per l’approccio evolutivo che ha inseguito negli anni, comprese inevitabili reazioni critiche. “Guardian Angel” e “River Down Below” sono le ballate acustiche perfette rappresentanti di questo volto malinconico e riflessivo, controbattute con ancor più efficacia dall’eterea danza “Lament”, raffinata e straripante di idee e ricami a suon di xilofono, violino e immancabile assolo gilmouriano, che fa da picco emotivo finale.

“Wasteland” è un lavoro profondo, perché contrappone scelte stilistiche intelligenti e ragionate come le sopracitate a un approccio più emotivo del solito, meno vincolato da certi formalismi tecnici nei quali la band - soprattutto nei primi lavori - tendeva a soffermarsi eccessivamente. Non tutta l’opera ne è immune: alcune scorribande strumentali appaiono ridondanti e fini a se stesse, come accade in diversi punti di “The Struggle For Survival” - cavalcata figlia dei Deep Purple dove francamente manca il senso della misura - e nella fuga strumentale finale della title track. L’impressione è che i Riverside di oggi riescano a proporre un messaggio più naturale e fresco quando puntano maggiormente sulla melodia e mentre sostengono la convincente prova vocale del loro leader.

In ogni caso, “Wasteland” è sostanzialmente un album dinamico e vario, figlio di una band abbastanza matura da aver metabolizzato il suo dramma, facendo convergere il dolore in un songwriting potente quanto malinconico. Augurandoci il meglio per il prosieguo della loro carriera, non possiamo che raccogliere gli ottimi frutti della loro crescita artistica.

(21/11/2018)



  • Tracklist
  1. The Day After
  2. Acid Rain
  3. Vale of Tears
  4. Guardian Angel
  5. Lament
  6. The Struggle for Survival
  7. River Down Below
  8. Wasteland
  9. The Night Before
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