Roger Eno

Dust Of Stars

2018 (Painted Word) | modern classical, ambient

Una luce è tornata a splendere: quella del "fratello minore" Roger Eno, pianista sensibile ma di indole reclusiva, attivo da trentacinque anni (a decorrere da “Apollo” con Brian e Daniel Lanois) tra progetti a cadenza spontaneamente irregolare, mossi soltanto dall’ispirazione del momento.
A sorpresa, un anno fa, l’intimista “This Floating World” per la Recital di Sean McCann; oggi quello che, a differenza del predecessore, non somiglia più a una raccolta di bozzetti tenuti nel cassetto per anni, quanto a un progetto più strutturato e conchiuso. “Dust Of Stars” porta il marchio Painter Word, recente creatura di Martin “Youth” Glover, producer ed ex-bassista dei Killing Joke, e vanta la collaborazione in regia di Alex Paterson, co-fondatore dello storico progetto ambient-house The Orb.

All’utilizzo esclusivo del pianoforte classico si sostituisce una poetica retrò/malinconica d’ampio respiro e visibilità cristallina, che sembra guardare anche e soprattutto agli anni della new age di Steve Roach e Harold Budd – influenza, quest'ultima, a dire il vero sin troppo presente, ma che anche soltanto per osmosi risulta ineludibile (“Velvet Minute”, “Live Forever”). Tra i passi memorabili va menzionata “Diamond In The Tiles”, sintesi perfetta, se ce n’è una, tra le eleganti tappezzerie melodiche di Satie e il romanticismo minimale glassiano. “Salty Tears” e la title track sono invece malinconiche divagazioni astrali infuse di essenze post-jazz di scuola Ecm. In “Forgotten Song”, da ultimo, il sound design di Youth fa sì che ciascun rintocco del piano lasci dietro di sé una scia di cometa che si spegne nella notte.

Complice anche un titolo che in italiano ("polvere di stelle") farebbe accapponare la pelle, l’ultimo album del “secondo” Eno dà l’impressione di muoversi sui più sicuri binari dell’estetica ambient, seppur avvalorato da una produzione certosina che sa dare il giusto risalto a tutte quelle risonanze essenziali al tratteggio di un soundscape evocativo ed emozionante.
In forza di questo “Dust Of Stars” è comunque un’esperienza d’ascolto che vale la pena di fare, col favore del buio e delle ore piccole, quando vi è l’assoluta certezza che nulla possa interferire col suo mood gentile e trasognato.

(26/06/2018)

  • Tracklist
  1. Moonlight Drive
  2. Diamond In The Tiles
  3. Velvet Minute
  4. Salty Tears
  5. Gliding Albatross
  6. Dust Of Stars
  7. Live Forever
  8. Raising Of Lazarus
  9. Forgotten Song
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