Ron Gallo

Stardust Birthday Party

2018 (New West) | rock'n'roll, punk-rock, wave

Dopo anni di carriera trascorsa nel sottobosco musicale più nascosto, prima con i Toy Soldiers e successivamente con i primi, timidi, passi da solista, Ron Gallo ha iniziato a ottenere un po’ di visibilità con la pubblicazione di “Heavy Meta” nel febbraio del 2017. Quel disco mostrava una chiara devozione al rock'n'roll, declinato sia in salsa garage che in chiave cantautorale, ma anche una buona personalità ed efficacia nel maneggiare gli stili musicali di riferimento per crearne uno proprio.
Dall’uscita dell’album, Ron e la sua band sono stati costantemente in tour, tra Stati Uniti ed Europa, giungendo finalmente in Italia per numerose date la scorsa estate. Il Nostro ha ben pensato di battere il ferro finché era caldo, e nel 2018 ha dapprima pubblicato l’Ep “Really Nice Guys”, nel quale scherza su alcuni aspetti legati al far parte del carrozzone dell’industria musicale, seppur solo dal lato indipendente, e ora dà alla luce il secondo lavoro sulla lunga distanza.

Sia l’Ep che, soprattutto, questo disco, mettono in mostra l’evidente voglia da parte dell’artista di allargare i propri confini musicali. Gallo non si inventa niente, ma il ventaglio di influenze e riferimenti è decisamente ampio e, come confermato da lui stesso nella nostra intervista, comprende il punk-rock di fine anni Settanta e capisaldi wave come Talking Heads e Devo. Il merito di Ron è proprio quello di non tradire le proprie radici e, anzi, di integrarle perfettamente con gli elementi appena citati, per un disco vario, ricco di dettagli e sempre perfettamente a fuoco nel veicolare la maggior ambizione e padronanza dei propri mezzi da parte di questo musicista e della sua band.

“Always Elsewhere” fa subito capire il grado di dettaglio e di varietà del disco, nonché la natura dello stesso, grazie alle chitarre in primo piano, al suono robusto e pulito, alle linee di tastiera in secondo piano ma fondamentali nell’economia della canzone e all’ampiezza di soluzioni dal punto di vista vocale. Le due canzoni successive, “Prison Decor” e “Party Tumor”, continuano su questa linea ma propongono dinamiche diverse tra gli strumenti coinvolti, compreso il ruolo della sezione ritmica.
Il suono si allarga ulteriormente in “Do You Love Your Company?”, che va a cercare nuove strade anche dal punto di vista strettamente melodico e di struttura compositiva, rivelando in pieno la sopracitata influenza dei Talking Heads. Gli arpeggi spessi e allo stesso tempo dilatati e sognanti di “You Are The Problem”, l’incontro tra T. Rex e Rolling Stones di “I Wanna Die (Before I Die)”, l’attitudine stomper di “Bridge Crossers” e il finale acustico e sghembo di “Happy Deathday” portano l’ascoltatore in mondi diversi tra loro ma perfettamente contigui, in un viaggio nel quale l’autore racconta di tematiche piuttosto serie e importanti ma non rinuncia all’ironia, particolarmente evidente nella breve intro “Who Are You? (Point At It!)” e nell’altrettanto breve intermezzo “OM”.

Un ascolto che faccia davvero giustizia a quest’opera impone anche una certa attenzione ai testi, nei quali Ron rinuncia al racconto di eventi legati alla propria vita, ma esteriori, e si tuffa in un’analisi approfondita e coscienziosa della propria interiorità, che può benissimo servire come spunto per ognuno di noi a lavorare sul proprio io. Prima di approcciarsi a quello che succede là fuori, è essenziale capire come si è dentro, cercando di farlo con mente libera e non influenzata dalle convenzioni sociali, che ci dettano le priorità da seguire quando esse dovrebbero, invece, venire dai nostri bisogni e dalle nostre personalità. Ovviamente, non è pensabile far finta che non esistano il mondo e le sue regole, ma è possibile farlo sapendo davvero chi siamo noi, senza farci condizionare.

Tutto questo Ron lo canta non certo con toni da sermone o da predicatore, ma con la massima naturalezza e sincerità possibili, grazie a un’espressività vocale molto convincente e, come detto, a un impianto musicale adattissimo per sfogarsi e riflettere al tempo steso. “Stardust Birthday Party” è un lavoro completo e capace di stimolare l’ascoltatore sotto ogni punto di vista.

(09/10/2018)



  • Tracklist
  1. Who Are You? (Point To It!)
  2. Always Elsewhere
  3. Prison Decor
  4. Party Tumor
  5. Do You Love Your Company?
  6. “You” Are The Problem
  7. OM
  8. It’s All Gonna Be OK
  9. I Wanna Die (Before I Die)
  10. Love Supreme (Work Together!)
  11. The Password
  12. Bridge Crossers
  13. Happy Deathday
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