Rosalía

El mal querer

2018 (Sony) | flamenco nuevo, alternative r&b, art pop

Rosalía Vila Tobella ha attratto su di sé le discussioni degli appassionati di flamenco di tutta la Spagna, sin dalla pubblicazione del suo album di debutto, "Los ángeles", nel febbraio del 2017. Il disco da allora ha lentamente scalato la classifica locale, dove ancora resiste in concomitanza della pubblicazione di questo nuovo album.

"Los ángeles" è stato probabilmente sopravvalutato dagli addetti ai lavori. Composto quasi interamente da riletture di classici del flamenco e prodotto da Raül Fernández, in arte Refree, è in realtà un album abbastanza conservatore, con arrangiamenti scarnificati in cui resiste la sola chitarra e dove l'unica increspatura consiste nell'inserzione di sottili dissonanze prese un po' dall'avanguardia classica, un po' da certo cantautorato alternativo anglofono (da cui una cover di "I See A Darkness" di Bonnie "Prince" Billy). Essendo però elementi con cui il flamenco fa i conti sin da decenni, non possono purtroppo bastare a fare l'originalità dell'opera, per il resto tutta puntata nel mettere in mostra il più possibile, in maniera francamente esasperante, l'idiosincratica vocalità della protagonista.
Lo stesso Refree ha messo in mostra un ventaglio di soluzioni infinitamente più ampio quest'anno, alla guida di Niño de Elche e della sua "Antología del cante flamenco heterodoxo".

Le cose sono cambiate per questa seconda prova, a tal punto che Rosalía sembra guardare il più lontano possibile dall'album di debutto. Dove uno era un disco di standard, l'altro è composto da brani autografi. Dove uno sfoggiava la sua voce in purezza, l'altro la affoga nell'effettistica. Dove uno si reggeva sulla chitarra, l'altro la relega al margine.
La produzione questa volta è affidata a El Guincho, uno dei pochi musicisti spagnoli a cui la stampa anglofona si sia interessata nell'ultima decina d'anni - fattore che ha di certo aiutato l'esposizione del disco presso le riviste alternative americane. Non poco, se si conta che non scrivevano di flamenco probabilmente dai tempi di Paco de Lucía.

L'album è stato anticipato da "Malamente", "Pienso en tu mirá" e "Di mi nombre", tre brani alternative r&b di stampo radiofonico, ben pulito e levigato, dove del flamenco rimangono praticamente soltanto i melismi vocali di Rosalía e il battito delle mani. Un bel clash culturale, anche se forse la presenza di una chitarra avrebbe aiutato a mettere in maggior evidenza la radice locale. L'originalità è comunque innegabile questa volta, tanto che viene quasi da chiudere un occhio sullo sgradevole autotune che affligge "Di mi nombre", in rimando diretto ai tratti più deleteri del reggaeton.
Emerge a tratti un'indole piuttosto sperimentale, come in "De aquí no sales", brano praticamente in forma libera (benché anche qui l'effettistica applicata alla voce lasci a desiderare quanto a buon gusto), o nella potente "Reniego", che volteggia fra futuristici effetti eco e cupe orchestrazioni dal sapore andaluso. "Bagdad" è un bignami di art-pop elettronico, con i suoi coretti insistenti e reiterati quasi come un mantra, mentre in "Nana" la strumentazione svanisce per lasciare spazio soltanto alla voce, mettendo in mostra una buona capacità di muoversi nello spazio vuoto.
L'unico momento in cui la chitarra riveste un ruolo davvero rilevante è in "Que no salga la luna", dove non a caso la componente flamenco emerge più che altrove, senza però smarrire il carattere capriccioso dell'opera.

"El mal querer" ha superato le ventimila copie vendute in una settimana, niente male per il mercato spagnolo di questi tempi, e si appresta a diventare un classico del settore. Tuttavia, per gridare al miracolo sarà necessario che, in futuro, l'artista sappia trovare un punto d'equilibrio riguardo alla sua voce: non renderla centrale fino a schiacciare il resto, come nel primo album, ma neanche agghindare le canzoni di autotune e altri effetti plastici più adatti a Luis Fonsi e Daddy Yankee che a chi mostra di avere ambizioni artistiche di un certo peso.

(20/11/2018)

  • Tracklist
  1. Malamente (Cap.1: Augurio)
  2. Que no salga la luna (Cap.2: Boda)
  3. Pienso en tu mirá (Cap.3: Celos)
  4. De aquí no sales (Cap.4: Disputa)
  5. Reniego (Cap.5: Lamento)
  6. Preso (Cap.6: Clausura)
  7. Bagdad (Cap.7: Liturgia)
  8. Di mi nombre (Cap.8: Éxtasis)
  9. Nana (Cap.9: Concepción)
  10. Maldición (Cap.10: Cordura)
  11. A ningún hombre (Cap.11: Poder)
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