Roy Montgomery

Suffuse

2018 (Grapefruit) | avant-rock, avantgarde

Tra le tante persone che hanno atteso il nuovo album di Roy Montgomery con una certa dose di curiosità, mi inserisco senza indugio anch'io. Durante la sua lunga carriera, il chitarrista neozelandese ha saputo compiere un personalissimo lavoro di sintesi che lo ha portato dagli esordi punk del Pin Group al rock psichedelico-visionario degli Hash Jar Tempo e dei Dadamah, fino alla sincretica spiritualità dei suoi album solisti, solo per fare alcuni esempi. Tendenze diverse, che spaziano dai Velvet Underground ai Mekons, passando per i Pere Ubu, Manuel Göttsching, Sandy Bull o il kraut-rocker dimenticato Achim Reichel. Sulla carta tutti questi nomi elencati assieme suonano come la più forzata delle antitesi, eppure Roy ha saputo trovare un personalissimo equilibrio attraverso gli effetti della sua chitarra, come per esempio nell'album "Third Album For The Sun" dei Dissolve, forse uno dei lavori che meglio racchiude tutte le diverse fasi della sua carriera.

Se la chitarra di Roy è riuscita nell'impresa erculea di compiere un lavoro di sintesi più unico che raro nella storia del rock, divenendo una costante di riconoscimento della sua discografia, viceversa la sua voce non compare in ogni album. In questo caso Montgomery decide di abbandonare totalmente il ruolo di vocalist e compie una scelta a dir poco coraggiosa, allestendo un gineceo di voci di diversa estrazione; nella fattispecie, per sei brani chiama a sé sette donne che, prese singolarmente, sembrano non avere nulla in comune ma che grazie alla chitarra di Roy riescono - nella totale armonia dell'insieme - a trovare ognuna il proprio microcosmo più consono. Donne che in alcuni casi appaiono come le "Muse inquietanti" del quadro di De Chirico, figure metafisiche e inavvicinabili dinanzi a sfondi immobili ed eterni. In altri casi, invece, si dimostrano timide e affabili come le dame dipinte da Renoir.
Sacre e diaboliche per loro stessa natura, le donne scelte da Roy non sono tuttavia di natura univoca e lo capiamo già dall'opener "Apparition", con la voce possente e atonale à-la Nico  di Haley Fohr (aka Circuit Des Yeux) che riempie di libidine e catarsi le trame sonore del chitarrista. Un brano che, nel suo effetto finale, ricorda la liturgia di "Janitor Of Lunacy" che l'ex-diva dei Velvet Underground dedicò a Brian Jones: ma laddove il brano della tedesca veniva riempito dal suo harmonium e dall'organo di John Cale, "Apparition" viene invece popolata dagli effetti di Montgomery, che crea una sorta di horror vacui di riverberi e distorsioni.

Dopo un inizio così greve, Montgomery cambia le carte in tavola con il canto minimal blues di "Rainbird" ad opera della fragile voce di Jessica Larrabee (She Keeps Bees), brano che trova il suo prosieguo nel lamento amoroso di Katie Von Schleicher, che sembra strisciare direttamente sulla progressione di accordi e i cori disperati di "Outsider Love Ballad No. 1". Giunti a questo punto, siamo pronti per raggiungere quello che probabilmente è il climax del disco, grazie alle sorelle delle Purple Pilgrims (Clementine e Valentine Nixon) che con le loro voci liriche inondano di contemplazione e misticismo il santuario di "Mirage", sopra ai vortici delle chitarre di Montgomery. È proprio in questo pezzo che avviene l'inevitabile punto di rottura e tutto diviene giocoforza più trascendentale: gli ultimi due brani sfiorano infatti i confini con la musica ambient, spesso anche valicandoli, con le parole che si perdono nei sussurri fino a divenire parte integrante del paesaggio sonoro. Se "Sigma Octantis" viene cullata dai vocalizzi siderali di Julianna Barwick, a chiudere il disco ci pensa il singolo di lancio "Landfall", composto con Liz Harris (Grouper), con cui nel 2010 Roy Montgomery aveva già condiviso uno split. Una voce leggiadra, destinata a perdersi nell'estasi celeste del finale, perfetta per chiudere un album che si sviluppa dal basso verso l'alto per compiere un vero e proprio viaggio dantesco verso la redenzione.

(20/08/2018)



  • Tracklist
  1. Apparition
  2. Rainbird
  3. Outsider Love Ballad No. 1
  4. Mirage
  5. Sigma Octantis
  6. Landfall
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