Sallskapet

Disparition

2018 (BMG Rights Mgmt Scandinavia AB) | ambient, industrial, dark

“Disparition” rappresenta il terzo capitolo per la band svedese chiamata Sällskapet ed è uno dei migliori prodotti di musica ambient/industrial uscito in questi ultimi anni. La peculiarità del disco è sicuramente dovuta al fatto che al trio svedese, composto da Pelle Ossler, Niklas Hellberg e Joakim Thastrom, si aggiunge per l’occasione la musa dark Andrea Schroeder, la cui voce calda e penetrante fa da perfetto contrappunto al sound industrial della band. Sembra quasi di ritrovarci nelle gloriose atmosfere retrò di molta musica prodotta tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta. I riferimenti musicali sono molteplici: si parte dalle sonorità kraut-rock (Kraftwerk e Neu! in primis), fino ad arrivare alla trilogia del Bowie berlinese; dal post-punk degli Einstürzende Neubauten e degli Swans fino ad approdare al beat martellante e gelido di certa musica new wave/elettronica di inizi anni 80 (Human League, New Order, Depeche Mode). Non a caso, il disco è stato mixato da Michael Ilbert agli Hansa Studio di Berlino e il suono non può che trarne beneficio. Tutto è molto ben calibrato, i musicisti sembrano suonare assieme da sempre e il risultato finale è davvero sorprendente.

Le immagini scaturite da tutta questa miscela di suggestioni sono decadenti, leggermente sfocate e ricche di malinconia. È come se stessimo passeggiando in un parco in un giorno di pioggia e vedessimo la nostra flebile immagine riflettere su una pozzanghera. “Disparition”, in fin dei conti, potrebbe anche essere la perfetta colonna sonora per un film di David Lynch o di Wim Wenders. Nove, in tutto, i brani, Schroeder canta in lingua tedesca in otto di questi.
“Morgenlicht”, da cui è tratto anche uno splendido video, si muove attraverso un muro sonoro costituito da una drum machine che pulsa incessante come una locomotiva, dal suono algido e tagliente della chitarra di Pelle Ossler (gia collaboratore della stessa Schroeder nel suo ultimo disco intitolato “Void” del 2016) e dal suono caldo e avvolgente di un synth analogico. Alla sommità di questo muro si erge la voce solenne e profonda di Andrea, che canta con una potenza e una bellezza tali da lasciarci stregati.

“Westerplatte” è un altro brano dalle suggestioni molto forti, introdotto dal suono di una chitarra che ti ferisce come una lama mentre dalle retrovie si leva il ritmo martellante di una batteria che batte minacciosa come il calpestio degli stivali dei soldati in marcia. Il brano, ovviamente, rievoca le suggestioni dell'assalto nazista alla Polonia nel 1939 e il suono straniante, che si fa sempre più intenso, sta lì a sottolinearne la cui tragicità: è come se stessimo vivendo un incubo nel buio della notte in una foresta spettrale.
“L’autostrada” (evidente, in questo caso, la citazione dei Kraftwerk) vede la voce della poetessa tedesca affiancarsi a quella di Joakim Thåström. Il brano parte forte, è una sorta di una danza ipnotica dalle tinte industrial eseguita sui fili dell’alta tensione con la voce solenne ed enigmatica della Schroeder che ricorda molto quella della connazionale Nico. La batteria sembra un martello che batte su dei tubi d’acciaio, mentre le chitarre sferrano un suono cupo e tagliente tra le scintille analogiche emesse dai sintetizzatori.

Il trittico “Waltzer”-“Die Zeit Vergeht”-“Disparition” (presente, in questo disco, in due magnifiche versioni) vede il ritorno ad atmosfere più intime, con affreschi dal sapore di rugiada invernale che spaziano dal Leonard Cohen più struggente fino agli abissi oscuri di Nick Cave e Blixa Bargeld. Schroeder canta alla stregua di una melanconica chansonnier, con più di qualche affinità rispetto ad alcuni episodi presenti nei suoi album “Void” (2016) e “Where The Wild Oceans End” (2014).
“Tiefenraush” è un piccolo gioiello dal sapore dark (i riferimenti, in questo caso, sono Dead Can Dance, This Mortal Coil e le suite elettroniche del Bowie di “Low”): il brano ha una intro costituita da un tappeto sonoro composto da effetti elettronici, vintage synth strings e chitarre che risuonano come lame. La voce riverberata della Schroeder entra progressivamente e intona un coro di disperazione e tristezza, quasi volesse dichiarare lo stato di decadenza in cui la nostra società sia precipitata. Un crepuscolo privo di speranza.

Con "Disparition”, i Sällskapet hanno saputo creare un affresco noir cupo e ricco di suggestioni decadenti. La qualità delle composizioni è sempre alta e il sound è uno dei punti di forza di questo progetto. Andrea Schroeder è in stato di grazia e canta meravigliosamente. Un vero peccato non poterli vedere dal vivo. Speriamo almeno di non dover attendere altri 5 anni per il prossimo disco.

(16/08/2018)

  • Tracklist
  1. Disparition, Pt. 1
  2. Morgenlicht
  3. Die Zeit Vergeht
  4. Westerplatte
  5. L’autostrada
  6. Wandler
  7. Waltzer
  8. Tiefenrausch
  9. Disparition, Pt. 2


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.