Sarah Davachi

Let Night Come On Bells End The Day

2018 (Recital) | drone, electroacoustic

Sarah Davachi non è di certo l’ultima arrivata. Dopo una laurea in filosofia presso l'Università di Calgary e un master in musica elettronica e supporti di registrazione al Mills College di Oakland, in California, la compositrice canadese ha intrapreso in punta di piedi un ammaliante cammino nei sentieri dell'elettroacustica. Il suo minimalismo ha raggiunto una fisionomia distinguibile, lineare e suggestiva grazie al magnifico “All My Circles Run”; un album, quest'ultimo, uscito per la benemerita Students Of Decay di Cincinnati, storica label che ha ospitato tra le sue fila maestri come Jefre Cantu-Ledesma, Natural Snow Buildings e David Kirby.

La Davachi crea alle macchine una fascinazione equilibrata fino al midollo. Un’eleganza esaltante e costantemente orientata all’isolamento del singolo strumento. La musicista canadese dipinge la propria tela sfruttando una tavolozza dai colori essenziali, senza mai invadere il campo con tratti invadenti. Pochi sussulti al piano, lievissime articolazioni all’organo, e un fruscio di fondo atto a ricreare un climax autunnale perenne: è questa la ricetta. Le melodie ondeggiano costantemente alla stregua di una foglia appena caduta dall’albero che si sposta da punto all’altro in una giornata con poco vento.

In “Let Night Come On Bells End The Day” - prodotto dalla Recital di Sean McCann, e primo album del 2018, a precedere “Gave In Rest” - la Davachi si avvale “soltanto” di mellotron, organo elettrico, piano acustico, EMS Synthi AKS e un gradevolissimo sintetizzatore Steiner EVI. Una scelta a suo modo ben precisa, di certo oculata e che ben inquadra l’excursus sottile, melodicamente “chopiniano”, palesato nei cinque movimenti contenuti nell’album.
Toni essenziali e dal richiamo ancestrale si uniscono a movenze barocche, mentre un synth crepuscolare si eleva lemme lemme in un crescendo impercettibile e volutamente sfuggente (“Mordents”). Una danza "muta", delicatissima, a rimarcare ulteriormente l’infinita gentilezza che dona forma e grazia alle docili trame sparse lungo il percorso. Un insieme puntualmente evocativo, sospeso tra soffici oscillazioni e arcane tensioni.

Senza ulteriori giri di parole, i garbati incantesimi di Sarah Davachi hanno ampiamente raggiunto il loro scopo, come una fata che muove le danze di un carillon senza tempo, ipnotizzando l’ascoltatore con un sistema di intonazione formidabile e fuori dal coro.

(16/11/2018)

  • Tracklist
  1. Garlands 
  2. Mordents 
  3. At Hand 
  4. Buhrstone 
  5. Hours In The Evening
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Recensioni

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