Scott Matthew

Ode To Others

2018 (Glitterhouse) | songwriter, alt-folk

Non è possibile pensare al cantautorato contemporaneo senza tener presente la figura di Scott Matthew, non solo perché il musicista australiano ha regalato a questi anni tumultuosi ben due opere imprescindibili, l’esordio e il successivo “There Is An Ocean That Divides And With My Longing I Can Charge It With A Voltage That's So Violent To Cross It Could Mean Death”, ma soprattutto per aver raccontato l’intimo tormento e dolore della sua generazione con la giusta dose di malinconia e disincanto.

Salutato agli esordi come un incrocio tra Antony & The Johnsons e Bonnie Prince Billy, il principe dei cantautori barbuti ha esibito istantaneamente una personale cifra stilistica, riuscendo perfino a far sue canzoni altrui nell’interlocutorio “Unlearned”, per poi mettersi in gioco in un duello ad armi pari con Rodrigo Leão nel pregevole interludio a quattro mani di “Life Is Long”.
A tre anni di distanza da “This Heat Defeat” e a due anni dalla riuscita collaborazione con l’ex-Madredeus, Scott si ripresenta con una prospettiva in parte inedita, aprendo le porte a riflessioni politiche e meno personali e lasciando scorrere con più scioltezza quell’aura da melodramma che ha sempre caratterizzato le sue produzioni.

Resta salva la consueta eleganza, affidata anche agli arrangiamenti di Jürgen Stark, perfetto alter-ego di Scott in questa nuova avventura discografica. Il titolo “Ode To Others” sembra riconnettersi con la dolorosa esternazione di “Ode”, una delle tracce più intense del già citato “This Heat Defeat”, in un gioco degli opposti che in verità nasconde una semplice diluizione dei vecchi contenuti tematici.
È nella non del tutto riuscita cover di “Do You Really Want To Hurt Me?” che è racchiusa la chiave di lettura del settimo album del cantautore australiano: se nella intelligente rilettura di “Love Will Tear Us Apart”, inclusa in "Unlearned", l’enfasi struggente e dolcissima catturava l’essenza di un classico rimettendolo a nuovo, qui Scott fallisce il gap emotivo, mettendo in campo un compitino da scolaretto innamorato del valore simbolico del brano dei Culture Club. Per fortuna la cover fa da apripista, sia emotivo che tematico, a una delle pagine più sentite di “Ode To Others”, ovvero l'ottima “The Wish”, dedicata con sentita commozione alla strage di Orlando. Un’intensità che si riaffaccia con toni più asciutti ed egualmente sublimi nella conclusiva “The Sidewalks Of New York” (un omaggio a William Blake).

In verità, la lievità suadente dell’introduttiva “End Of The Days” faceva presagire una svolta più decisa, ma il nuovo corso di Scott Matthew non è supportato da una scrittura sempre all’altezza del compito, anche se le canzoni restano piacevoli (“The Deserter”, “Happy End”), delicatamente struggenti (“Where I Come From”, “Flame Trees”), mai banali (“Not Just Another Year”) e soprattutto mai impersonali (“Cease And Desist”).
È strano e insolito che l’album meno triste e solitario del cantautore australiano appaia come il più prevedibile della sua carriera, anche se innegabilmente dietro “Ode To Others” si cela una pur sempre lodevole quantità di emozioni, sufficienti a tener desta l’attenzione in attesa di una prova più decisa e innovativa.

(22/05/2018)



  • Tracklist
  1. End Of Days
  2. The Deserter
  3. Where I Come From
  4. Happy End
  5. Do You Really Want To Hurt Me?
  6. The Wish
  7. Not Just Another Year
  8. Cease And Desist
  9. Flame Trees
  10. The Sidewalks Of New York




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