Simone Felice

The Projector

2018 (New York Pro) | alternative, songwriter

Quando è che un disco può dirsi coraggioso? Non ho una risposta a questo quesito, ma ho pochi dubbi sul coraggio di Simone Felice, ex-componente dei Felice Brothers, che dopo aver sfiorato il confine tra la vita e la morte nel 2010, ha rimesso insieme i pezzi di una vita pronta a sbriciolarsi: prima tornando in scena nel 2014 con un album ricco di solare malinconia (“Strangers”), poi buttandosi a capofitto nel progetto più ambizioso e rischioso della sua carriera.

“The Projector” è quello che per un artista può essere definito un suicidio commerciale: le atmosfere concilianti e accattivanti della vecchia band e la gradevole mistura folk-rock-pop degli album da solista sono ormai un ricordo. Ad accompagnarlo in questo sofferto passaggio dalla luce all’oscurità, c’è il mago degli studi di registrazione Four Tet, la voce da folletto fantasy di Natasha Khan (Bat For Lashes) e quella più discreta di Rachael Yamagata.
“The Projector” è per Simone Felice il suo “Nebraska”, ma mentre per Bruce Springsteen quel solitario e incantevole episodio intimista era un momento di pace e riflessione all’interno di un percorso stilistico roboante, per il quarantaduenne di Palenville il nuovo album rappresenta un punto di non ritorno, dove finalmente la potenza dei testi è suggellata da una musica altrettanto intensa e sofferta.
E’ un disco fortemente narrativo, perfettamente incastonato tra la poesia struggente e bluesy della title track (“per tutto il tempo ti sei sentito così solo, ma per tutto il tempo ci sono state telefonate fatte per sbaglio e non eri solo”), e la suggestiva metafora di “War Movie”: dove oggetto del conflitto è il rapporto sempre difficile e complesso tra un uomo e una donna ("ho tenuto il telefono al buio, la tua voce dall'altra parte è così lontana, dici che non mi spezzerai mai il cuore, ma è così che inizia un film di guerra").

La poetica di Felice si è dunque spostata leggermente da Bob Dylan (“The Hustler”) verso Leonard Cohen (il recitato di “They’d Hang Upon My Every Word”) e, perché no, Nick Cave (“The Fawn”). Il risultato è non solo intenso ed evocativo (“To Be You, To Be Me”, “Angel By My Side”) ma anche originale e diverso da quanto finora offerto nello stesso tracciato da altri autori (“You Shall Be My Eve”, “Your Hands”), anche grazie alle stranianti collaborazioni che, se sulla carta potevano apparire leggermente pretestuose e ambigue, al contrario suggellano con classe, poesia e creatività il capolavoro di Felice.

(01/11/2018)



  • Tracklist
  1. The Projector
  2. The Fawn
  3. Hustler
  4. Your Hands
  5. Angel By My Side
  6. Same On Any Corner
  7. To Be You, To Be Me
  8. You Shall Be My Eve
  9. They’d Hang Upon My Every Word
  10. War Movie






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