The Skull Defekts

The Skull Defekts

2018 (Thrill Jockey) | avant-rock, industrial

Non è facile inquadrare la proposta musicale dei The Skull Defekts, gruppo svedese nato nel 2005 e oggi all’ultima prova in studio. Secondo le dichiarazioni della band, l’album omonimo pubblicato per Thrill Jockey è il loro testamento prima dello scioglimento annunciato. “The Skull Defekts” sintetizza in maniera mirabile la carriera di un gruppo innovativo e sempre fuori dagli schemi, capace di mescolare pulsioni noise con schegge post-punk/post-hardcore unite a derive avant/hypnotic rock e drone music.
Attualmente, i The Skull Defekts annoverano nei loro ranghi Joachim Nordwall, musicista sperimentale e co-fondatore della Börft Records e della iDEAL Recordings, il batterista Henrik Rylander (The Kingdom Of Evol), il multistrumentista Daniel Fagerström e l’ultimo acquisto Mariam Wallentin (meglio conosciuta come Mariam The Believer) già metà del duo Wildbirds & Peacedrums e, occasionalmente, voce dei Fire! Orchestra. Mariam prende il posto di uno dei membri fondatori, il percussionista Jean-Louis Huhta, ex-membro della band punk d-beat Anti-Cimex, ora particolarmente attivo con il suo progetto techno, Dungeon Acid.

Nel corso degli anni, The Skull Defekts è sempre stato un gruppo aperto alle collaborazioni. Ricordiamo, ad esempio, quella con Daniel Higgs, frontman della band post-hardcore american Lungfish, o quella con il compositore svedese CM Von Hausswolff (“Skulls CM Von Hausswolff & The Sons Of God Decending The Silver River Of The DFX” del 2010), a riprova di una versatilità del progetto che passava con disinvoltura da forme di drone music minimalista (“Skkull” del 2007) ai riff post-hardcore degli ultimi lavori.
La band non disdegna affatto deflagrazioni noise e post-industrial, come dimostra bene il brano d’apertura strumentale: “A Brief History Of Rhythm, Dub, Life And Death”, una cacofonia tribal/industrial che ricorda un po’, nello spirito, i più caustici 23 Skidoo. Ad esso segue “Clean Mind”, brano dalle forti reminiscenze dei primi Sonic Youth, con evidenti richiami al noise-rock d’oltreoceano. “Slow Storm” e “Powdered Faces” si avvalgono della voce di Mariam che qui fa un lavoro egregio quanto versatile, passando da diversi registri espressivi e mescolando con disinvoltura Cosey Fanni Tutti con PJ Harvey.

Se un brano come “All Thoughts Thought” richiama un po’ il sound del precedente album del 2014, “Dances In Dreams Of The Known Unknown” e delle precedenti session con Higgs, con “A Message From The Skull Defekts” siamo nell’ambito di un ipnotico e acido mantra rumorista che ricorda un po’ lo spirito di un album come “Blood Spirits & Drums Are Singing”. In generale, è proprio l’anima più noiseggiante del gruppo a prevalere in quest’ultima prova, prima del congedo con la malinconica “The Beauty Of Creation And Destruction”, brano sospeso tra ricordi wave e sperimentazioni post-hardcore.
La creatura mutante di Joachim Nordwall e soci giunge cosi al capolinea, con uno degli album migliori della sua carriera. C’è solo da sperare che qualcosa possa rinascere presto dalle ceneri di uno dei gruppi più interessanti e coraggiosi della sempre valida scena scandinava.

(15/03/2018)



  • Tracklist
  1. A Brief History Of Rhythm, Dub, Life and Death 
  2. Clean Mind 
  3. The Dance 
  4. Slow Storm 
  5. Powdered Faces 
  6. All Thoughts Thought 
  7. A Message From The Skull Defekts 
  8. The Beauty Of Creation and Destruction
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