Snowpoet

Thought You Knew

2018 (Edition Records) | jazz-folk

Quanti paragoni sprecati per descrivere in poche parole le qualità vocali di Lauren Kinsella. Anche se le similitudini con Bjork, Sandy Denny ed Elizabeth Fraser hanno una loro valenza, risultano infine limitative dell’ampia gamma timbrica ed espressiva della cantante irlandese (sarei più propenso a citare come riferimento l'olandese Mathilde Santing o Beth Gibbons).
Vincitrice del jazz/FM Award del 2016, nonché membro di variegate formazioni (Thought-Fox, Blue-Eyed Hawk), insegnante di jazz al college musicale di Leeds, Lauren sembra aver trovato negli Snowpoet la giusta veste creativa per le proprie aspirazioni. 

Il secondo album del gruppo, oltre a confermare il sodalizio artistico con Chris Hynson, allarga anche la schiera di strumentisti e collaboratori, con una piccola sezione archi - Alice Zawadzki (violino) e Francesca Ter-Berg (violoncello)-  che sorregge il tono delicato e contemplativo della musica della band, svelando nuove sfumature del loro pregevole jazz-folk tinto di hip-hop.
Il perfetto equilibrio tra musica e voce si nutre di sonorità acustiche ed elettroniche, che fluiscono senza rispettare alcun confine stilistico, in poco più di 35 minuti gli Snowpoet attraversano indenni la musica colta e la musica popolare, lasciando l’ascoltatore in balia di un album ricco e articolato, che non diviene mai prevedibile.

Nei sette minuti di “Love Again” è racchiusa l’estatica bellezza di “Thought You Knew”, fraseggi ritmici jazz, virtuosismi pianistici e il sax di Josh Arcoleo sfidano il tono impavido della voce di Lauren Kinsella, creando un’ipnosi armonica che anticipa i toni metafisici delle due cover dell’album.
La prima è un brano di Gillian Welch, “Dear Someone”, un brano country prosciugato di qualsiasi nuance strumentale, affidato al solo fascino della voce; la seconda è “Snow” di Emiliana Torrini, arrangiata con un pregevole intreccio d’archi che stempera il solenne e minimale incedere ritmico.

Non v’è nulla di superfluo nel nuovo album degli Snowpoet: il tono narrativo, raffinato ed essenziale, è avvolto in spoglie, eppur nitide, sonorità folk (“The Therapist”), o in tonalità cristalline frutto di abili stratificazioni di elettronica, percussioni e minimalismi acustici (“Under The Tree”).
Nell'arco delle dieci tracce la musica della band dialoga anche con ambiziosi e sperimentali tratteggi neoclassici, prima alla maniera di John Cage in “Water Baby” e poi citando Erik Satie nella sapiente “Two Of Cups”.

Con “Thought You Knew” Kinsella mette maggiormente in campo le originarie attitudini jazz, non solo disseminandole in qualsiasi anfratto lirico e ritmico possibile, ma addirittura condensandole nella splendida “It’s Already Better Than Ok”, la cui articolata forza espressiva e lirica rammenta l’intensità di Rickie Lee Jones era-“Pirates”.
Anche nel confronto armonico tra tonalità maggiori e minori di “Pixel” fa alfine capolino una certa verve jazz, la stessa che nelle trame pianistiche della conclusiva “Another Step” trascende in pura spiritualità, dietro la quale indugia un cuore pulsante.

Per tutti coloro che avevano riposto più di una speranza nella band inglese, il nuovo album sarà un’eccellente conferma, ma per i neofiti la musica dei Snowpoet rischia di essere un’entusiasmante scoperta, un progetto destinato a restituire credibilità al futuro dell'arte sonora.  

(10/03/2018)



  • Tracklist
  1. The Therapist
  2. Under The Tree
  3. Water Baby
  4. Love Again
  5. Dear Someone
  6. Snow
  7. Pixel
  8. Two Of Cups
  9. It’s Already Better Than Ok
  10. Another Step




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