Sol Invictus

Necropolis

2018 (Auerbach Tonträger) | neofolk, darkfolk

Siamo di fronte a un sorprendente ritorno per Sol Invictus, lo storico progetto neofolk di Tony Wakeford (già membro fondatore di Crisis e Death In June) nato nel lontano 1987. A più di trent'anni di distanza, l'anima del musicista inglese non solo non ha perso ispirazione, ma ha mostrato un percorso tanto coerente quanto denso di riferimenti filosofici e letterari. Il nuovo album "Necropolis" non fa eccezione, anzi, costituisce un importante tassello dell'opera del Nostro. Si vocifera che l'album possa essere il commiato del Sole Invitto. Il che sarebbe sicuramente un peccato, vista l'alta qualità di quest'ultimo lavoro che esce per Auerbach Tonträger (sublabel della Prophecy Productions) avvalendosi della chitarra di Don Anderson (ex-Agalloch, Khorada) e delle voci del The Green Army Choir.

Il disco è disponibile in quattro formati: semplice cd, un'edizione deluxe impreziosita da un libro e da un cd bonus con 18 tracce di live e inediti (limitato a 500 copie), vinile nero (in 300 copie) e vinile bianco (200 copie).
Concettualmente "Necropolis" prende spunto dalle intricate ramificazioni del Tamigi attorno alla città di Londra, una sorta di urbano "cuore di tenebra" che avvolge in un flusso incessante la metropoli e il suo oscuro passato che affonda in crudeli e sanguinosi peccati. Al contempo, il titolo dell'album si ispira anche alla vecchia linea ferroviaria londinese “London Necropolis railway” che, tra il 1854 e il 1941, effettuava soltanto trasporti funebri tra la città e il vasto cimitero di Brookwood. I riferimenti all'acqua e alla terra ("Old Father Thames" e "Murder On Thames") qui contribuiscono a evocare una sorta di fantasmagoria dark-folk. Spettri d'epoca vittoriana sembrano riemergere dalle ombre per avvolgere con una spessa nebbia grigia la capitale del Regno Unito.

In quest'ultimo album, Wakeford costruisce una sorta di elegia per la sua città, quella Londra che fu la capitale di un impero e che oggi sembra essere solo un teatro decadente che assiste impotente ai giochi di potere di altri imperi. Il tour imbastito da Sol Invictus ci trasporta in vicoli bui e fumosi, tra le liturgie corali di "Necropolis: Portal" e le classiche ballate folk di "See Them" e "Still Born Summer".
Nell'album c'è spazio anche per le visioni gotiche elettrificate di un brano come "Turn Turn Turn", che sembra anche rievocare i fasti di classici album come "Death Of The West" e "The Blade", prima che le campane introducano "The Last Man". Quest'ultimo è uno dei brani più riusciti assieme a "Set The Table", tra atmosfere alla Charles Dickens e lunghe ombre proiettate da tetri mausolei di pietra.

"Necropolis" è un po' una summa della carriera trentennale di Sol Invictus, espressione genuina e mai banale di un dark (neo)folk che riesce a coniugare la tradizione del folklore inglese con un'attitudine di stampo post-punk che permane in sottofondo anche quando Wakeford imbraccia una chitarra acustica o veste i panni di un antico bardo in piedi sulle rovine. Vivamente raccomandato a tutti gli amanti del genere e agli estimatori del culto del Sole Invitto.

(30/03/2018)



  • Tracklist
  1. Necropolis: Portal
  2. Nine Elms
  3. Odl Father Thames
  4. See Them
  5. Serpentine
  6. Still Born Summer
  7. Brick Lane
  8. Turn Turn Turn
  9. The Last Man
  10. The Garden Of Love
  11. Kill Burn
  12. Set The Table
  13. Murder On Thames
  14. Shoreditch
  15. Necropolis: Egress
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