Space Aliens From Outer Space

Nebulosity

2018 (Escape From Today / Cheap Satanism) | space-prog, sci-fi, synthwave

Giunti con “Nebulosity” alla loro quarta pubblicazione, gli Space Aliens From Outer Space di Paul Beauchamp (Almagest!, Blind Cave Salamander, Coypu), Daniele Pagliero (Lo Dev Alm, Frammenti, All Scars Orchestra) e Francesco Mulassano, figli di Hawkwind e Ziggy Stardust e pronipoti di sua maestà John Carpenter – ma anche un po' di Ralf Hütter – arricchiscono la formazione con l'ingresso di Maria Mallol Moya (Gianni Giublena Rosacroce, Lame, Natura Morta) in qualità di batterista. Forti di un sound a metà fra space-prog, synthwave e sci-fi, oltre che di un'estetica di mise argentate vagamente assimilabili a quelle dei procugini d'oltralpe Rockets, questi alieni atterrati ai piedi della Mole Antonelliana ci regalano un album nettamente diviso in due, quante sono le etichette che ne hanno curato l'edizione in vinile, ovvero la concittadina Escape From Today e la belga Cheap Satanism.

Il lato A è dominato da brani che ricorrono alle soluzioni più familiari alla band, come si evince dall'attacco di sintetizzatori solennemente lugubri di “Asterism”, cui subentrano i potenti colpi alle pelli di Moya. Non tarda a fare il suo ingresso anche l'onnipervasivo vocoder, a cui gli Space Aliens ci avevano abituato fin dall'esordio omonimo (2011); e allora sì che può dichiararsi aperto il confronto fra gli autori di “Space Ritual” e il regista de “La cosa”. Dialogo che si fa più acceso in “Trajectory”, in cui a dare man forte a Carpenter - per la verità già in netto vantaggio - arrivano quei villani degli Emerson, Lake & Palmer di “In The Hot Seat”. Con la più raffinata “Entanglement”, i Nostri chiamano telepaticamente a raccolta i Kraftwerk, che non indugiano a inviare onde elettromagnetiche provenienti dal totem “Trans-Europe Express”, mentre “Propulsion” ci spara su un'orbita lisergica con la sua misteriosa e ipnotizzante sessione ritmica.

Ma è quando gli Space Aliens From Outer Space contravvengono alle loro stesse regole che ci si diverte di più, come avviene nel lato B del disco, segnato da quattro episodi che non fanno assolutamente il paio coi precedenti. Succede, quindi, che “Into The Nebula” si scosti dalla galassia precedentemente esplorata per sorvolare lande musicali più affini al kraut-rock, seppur lievemente contaminate da influenze no wave. Così come fa, del resto, l'andamento motorik sincopato di “The Outer Realms”, prima di cedere il passo all'elettronica voltaireana lanciata al ralenti di “Particle Horizon”.
L'avventura raggiunge il suo apice nell'impennata finale - con tanto di citazione cinematografica - di “Starchaser” (ricordate “La leggenda di Orin”, del 1985?), in cui l'epopea del capelluto eroe armato di spada magica è sonorizzata da un tappeto di tastiere psichedel(ep)iche sul quale picchiano duro uno spietano basso e una batteria via via più furiosa. Ancora una volta, il tiranno Zygon è sconfitto.

(17/12/2018)



  • Tracklist
  1. Asterism
  2. Trajectory
  3. Entanglement
  4. Propulsion
  5. Into The Nebula
  6. The Outer Realms
  7. Particle Horizon
  8. Starchaser
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