Stefano Scodanibbio

Alisei

2018 (ECM) | contemporanea

A Stefano Scodanibbio (1956-2012) non è bastato distinguersi come straordinario contrabbassista – forse il migliore fra coloro che parimenti all’esecuzione classica si sono prestati all’avanguardia jazz –: nel corso troppo breve della sua vita ha voluto lasciare un’eredità per tutti i futuri strumentisti d’analoga ispirazione, arricchendo il repertorio contemporaneo della musica solista e per ensemble di contrabbassi. È questo lo splendido omaggio che la ECM di Manfred Eicher dedica al compianto innovatore nostrano, a cinque anni dalle postume “Reinventions” per quartetto d’archi tratte dall’Arte della Fuga di Bach (eseguite dal Quartetto Prometeo).

Nel solco dei seminali contributi offerti da maestri contemporanei come Giacinto Scelsi, Sofia Gubaidulina e Julia Wolfe, i quattro brani di Scodanibbio non sono esplorativi bensì già del tutto edotti rispetto alla versatilità del contrabbasso, molto più di un grave strumento ad arco: è un imponente oggetto sonoro, una cassa d’amplificazione per gesti violenti o delicatissimi, lungo un raggio espressivo che attraversa ogni gradazione tra il lirico e il rumorista. Gli esecutori di questo intenso recital non potevano che essere i membri del Ludus Gravis Ensemble guidati dal solista Daniele Roccato, che lo fondò assieme all’autore a inizio decennio.

La singolare poetica di Scodanibbio si direbbe idealmente racchiusa nel brano titolare per basso solo (1986): una tecnica estesa dal fragile equilibrio permette di far affiorare al contempo armonici naturali acutissimi e un tremulo archettato sottostante, soffio della natura e sublime vibrazione dell’animo.
Ma il cuore e la riprova assoluta del suo talento risiedono con ogni evidenza nell’imperscrutabile drammaturgia del suo ultimo “Ottetto” (2010-2011, première recording), commissionato in tandem dal festival AngelicA di Bologna, la Rassegna di Nuova Musica maceratese e la Biennale Musica di Venezia, dove è stato presentato in anteprima a poco meno di un anno dal decesso. Gli otto esecutori si allontanano e ricongiungono a fasi alterne tra i variegati intarsi di un caos strumentale concertato con grazia, che se qualche volta cede alla seduzione del ruvido bruitisme di Helmut Lachenmann, altrettanto spesso gli preferisce un gioco di dialoghi e soliloqui in pizzicato, strisciate afone lungo le corde, fugaci stoccate col legno e glissati disorientanti; una mezz’ora dagli intrighi e sviluppi imprevedibili, votata all’elusione del facile schema del climax ascendente e del rientro in sordina, esplorando liberamente una gamma di registri contrastanti tra il serio e il faceto.

Un afflato più classico, per quanto possibile, ispira i “Due pezzi brillanti” (1985), di nuovo eseguiti dal solo Roccato: un dittico in apparenza strutturato su due rette perpendicolari, in febbrile andirivieni verticale il primo, saltellante e irrequieto il secondo, come in punta di piedi su un filo da trapezista; comunque sia, un’altra prova di indubbio virtuosismo antiaccademico, tanto per l’artefice quanto per l’esecutore designato. Prima registrazione assoluta, infine, per il duo “Da una certa nebbia” (2002) assieme a Giacomo Piermatti: un alito effimero di esistenza sonora, per molti versi associabile alle “crippled symmetries” di Morton Feldman e al suo tempo eternamente sospeso tra le righe del pentagramma.

Nelle quattro opere incise sotto l’egida del prestigioso marchio ECM rivive in pienezza di spirito la rara e distintiva qualità artistica di Stefano Scodanibbio, senza alcun dubbio annoverabile alla stregua di riferimenti internazionali come Dave Holland, Joëlle Léandre, William Parker e Barre Phillips. Ma anche al netto di ciò, “Alisei” è una delle più pregevoli raccolte comparse nel catalogo monacense in tempi recenti, eco di quelle storiche larghe vedute editoriali che da diversi anni, purtroppo, si sono progressivamente affievolite.

(26/10/2018)

  • Tracklist
  1. Alisei
  2. Ottetto
  3. Due pezzi brillanti - I
  4. Due pezzi brillanti - II
  5. Da una certa nebbia
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