Steve Reich

Pulse / Quartet

2018 (Nonesuch) | minimalismo

Se il minimalismo sia stato un movimento culturale liberatorio e rivoluzionario o una sorta di aggressione fascista alla libertà dei musicisti da parte dei compositori (a dirla come Luciano Berio), è un vecchio dibattito fortunatamente superato dai fatti e seppellito nel 2014 quando la Biennale Musica di Venezia ha conferito a Steve Reich il Leone d'oro alla carriera.

La carriera del musicista (e filosofo) Steve Reich si sviluppa interamente in quello che potremmo definire minimalismo tecnico; una difficoltà di esecuzione spesso al limite umano (“Piano Phase” o “Violin Phase”), l’abbandono di ogni emotività tipica del Terry Riley di “A Rainbow In A Curved Air” e una vera ossessione per la musica che si sviluppa autonomamente passo dopo passo, in un processo senza possibilità di interruzione o di intervento esterno (le due composizioni giovanili per nastro magnetico di “It's Gonna Rain” del 1965 e “Come Out” del 1966); idee che troveranno - circa dieci anni dopo - il loro culmine nel monumento minimalista di “Music For 18 Musicians”.

Nel 2018 pubblica due brevi opere registrate negli anni precedenti; “Pulse” (2015), interpretata dal collettivo di artisti dell'International Contemporary Ensemble, e “Quartet” (2013), eseguita Colin Currie Group. “Quartet” è una composizione per due pianoforti e due vibrafoni divisa in tre movimenti (“Fast”, “Slow”, “Fast”) caratterizzata da un elemento giocoso e vitale a volte presente in Reich. Composta appositamente per l'innovativo percussionista Colin Currie, colpisce per la rapidità dei ritmi, le pulsazioni frequenti e ripetute alternate da pause che preludono a improvvisi cambi di tempo che danno la percezione dell’abituale complessità di esecuzione delle opere di Reich. Il movimento lento (“Slow”) contiene armonie anomale che superano il tecnicismo esasperato per una piccola svolta melodica. Il terzo movimento accentua ancor più la frenesia delle pulsazioni per diventare un rapidissimo flusso di note che - nonostante il fluido susseguirsi - mantiene insito l’elemento percussivo (suono-pausa-suono) mantenendosi ben lontano dalla continuous music (parente stretta del minimalismo) di Lubomyr Melnyk.

“Pulse” è invece una composizione totalmente diversa, più serena e contemplativa, con archi, pianoforti e basso elettrico. Gli elementi che le accomunano sono le pulsazioni, ma se in “Quartet” queste sono ovunque, qui sono il basso elettrico e il piano a dettare i tempi con un ossessivo susseguirsi di note, più prossimo al rock meno evoluto che all’avanguardia; questa base di grande semplicità contrasta con l’ariosità degli archi, le cui ripetizioni stavolta sono tutt’altro che fredde e robotiche, ma si ricollegano alla musica popolare più melodica, alla musica per cinema o a musicisti di confine come Mike Oldfield (in varie parti sembra di udire richiami a “Ommadawn” o “Incantations”), fino addirittura alla collaborazione dei Daft Punk con Giorgio Moroder, a cui proprio Reich ha ammesso di essersi vagamente ispirato.

Che storie tanto diverse possano coesistere è prova della grandezza di un compositore come Reich, mai rinchiusosi in un grigio accademismo, ma aperto al mondo e ai suoi cambiamenti, probabilmente la prova definitiva che, nel minimalismo, di "fascismo" non ve ne era affatto.

(22/02/2018)



  • Tracklist
  1. Pulse 
  2. Quartet: I. Fast 
  3. Quartet: II. Slow 
  4. Quartet: III. Fast


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