Suchmos

The Ashtray

2018 (Sony) | indie-rock, acid-jazz, city-pop

Tra le consolidate potenze industriali e culturali del primo mondo, l’unica che sembra non volersi rassegnare e lasciarsi alle spalle l’indie-rock è il Giappone. Sorprende notare infatti la vivacità con cui si continua ad assistere al succedersi di formazioni locali differenti, visto che si sta parlando di un genere molto in difficoltà, quantomeno in quasi tutti i paesi occidentali. In generale, si ha l’impressione che il Giappone si sia parzialmente sostituito a un’Inghilterra smarrita e si sia fatto carico di traghettare nella contemporaneità quell’estetica sì rock, sì indipendente, ma ambiziosa in sede tecnica e produttiva, che ha contraddistinto la terra d’Albione da quando esiste il rock’n’roll. Il tutto, senza rinunciare alle peculiarità proprie della scuola nipponica.
Tuttavia, nel 2018 alla scena indie giapponese manca un vero e proprio faro: i Sakanaction, la band più importante degli anni 10, sono fermi dal 2013, fatti salvi un paio di bellissimi singoli usciti tra il 2015 e il 2016; i Gesu No Kiwami Otome, dopo il botto di “Ryouseibai”, hanno subito un drastico calo di popolarità, dovuto agli "scandali" mediatici in cui è incappato il leader Enon Katawami. In attesa che formazioni abili ma troppo spesso tarpate da eccessi di foga j-pop come Alexandros o Oral Cigarettes riescano a esprimere tutto il loro potenziale sulla lunga distanza, da qualche tempo ha bussato prepotentemente alla porta un gruppo di sei elementi, equamente attento a bilanciare il passato e il presente musicale del proprio paese: si tratta dei Suchmos, da Chigasaki.

Il debutto, “The Bay”, è datato 2015 ed è una folgorante dichiarazione d’intenti: lo storico city-pop viene riletto seguendo il modello acid-jazz dei Jamiroquai, ma conducendolo spesso su lidi inesplorati dalla band Jay Kay (si pensi a “Fallin”, capolavoro indie-rock notturno a un passo dallo shoegaze). “The Kids”, uscito nel 2017, li ha consacrati grazie al singolo “Stay Tune”, che ad oggi conta quaranta milioni di visualizzazioni su YouTube.
Date le condizioni favorevoli con cui si sta muovendo la loro carriera, i nostri hanno quindi deciso di aumentare ulteriormente il tasso di ambizione e pubblicare nel giugno di quest’anno il loro materiale meno compromissorio in assoluto. 
Rilasciato come Ep, ma dalla considerevole durata di 37 minuti, “The Ashtray” rappresenta la valvola di sfogo con cui il sestetto vuole svincolarsi da qualunque limite che il successo pop possa porre, riuscendo non soltanto nell’impresa di evitare totalmente l’alone di velleità autoindulgente che solitamente accompagna operazioni di questo tipo, ma anche in quella di far esplodere definitivamente il proprio talento. 
Gli elementi soul, funky, acid-jazz vengono mantenuti intatti, ma è la prospettiva compositiva ciò che viene a mutare notevolmente: infatti, le canzoni - che, esclusa la breve outro, superano tutte i cinque minuti di durata - pur basandosi su solidi motivi pop, si espandono in fughe strumentali, variazioni armoniche inaspettate e in generale in una grandeur da rock classico che ben si sposa con la pregevole caratura dei musicisti, tecnicamente preparatissimi e lucidi. 

“The Ashtray” capita in perfetta sintonia con il trend indie-rock in voga negli ultimi due-tre anni di musica occidentale (ma che a dire il vero in Giappone è presente da molto più tempo), ovvero quello della ripresa di stilemi funk e soul anni 70, filtrati da una sensibilità bianca e legata sorprendentemente al progressive (si pensi, ad esempio, all’ipertecnico “Drunk” di Thundercat o al concept fantascientifico “Tranquillity Base Hotel & Casino” degli Arctic Monkeys). La sensazione è che se fosse cantato in lingua inglese, si starebbe parlando di uno dei grandi capolavori della musica alternativa contemporanea. 
L’apripista “808” è già da sola sia summa dell’intero Ep, sia manifesto artistico dei Suchmos: il city-pop di stampo lounge dei vari Tatsuro Yamashita, Mariya Takeuchi, Taeko Ohnuki suona bombastico, serrato, con una batteria incessante e una prova mirabolante del bassista HSU (che qui non ha proprio nulla da invidiare al miglior John Taylor). La linea vocale di YONCE è tanto immediata quanto efficace, ma la sorpresa arriva al minuto 2' 18'', quando uno dei tanti scratch del dj KCEE introduce un cambio armonico e atmosferico, che trasforma il pezzo da canzone pop convenzionale a mini-suite in due atti, in cui il secondo è un ostinato lounge-funk con suadenti cori femminili e contrappunti di piano elettrico.
“Volt-age” sarebbe in teoria la canzone ufficiale del Giappone per il mondiale di calcio del 2018, che però la band costruisce senza rispettare alcuno stilema del genere: sembra di sentire il wah-wah depravato di Dave Navarro che collide con lo space-rock degli Hawkwind, mentre la voce è intenta a pennellare linee soul nel delirio di feedback che si scatena al suo cospetto. Lievemente creativa, insomma.

Ascoltando il disco più e più volte, è impossibile non accorgersi dell’affiatamento e dell’ispirazione inscalfibile della band, che riesce a piazzare guizzi memorabili in ogni pezzo: “You’ve Got The World” parte come un canzone di pop psichedelico zona Kula Shaker, per poi sterzare di botto verso un bridge jazzato, neanche fossimo dentro un disco di Dj Shadow, mentre “Fruits” è un numero soul anni 80 d’alta scuola, che si smarca da ogni possibile prevedibilità grazie ai fraseggi di coro e piano Fm del ritornello e a una lunga coda prima colma di tensione, poi magistrale nel riprendere il tema immediatamente precedente in chiave rilassata e agile.
“One Day In Avenue” è una ballata pianistica obliqua e lunare, che gioca sapientemente con le dinamiche (gli stop&go della batteria nei ritornelli, il crescendo corale e strumentale che dal minuto 2 ribalta il pezzo) e suggella un’opera breve, ma talmente densa di contenuto che si fa proprio fatica a non attribuirle la considerazione che solitamente è riservata per il formato-album e, anzi, la candida di diritto a entrare nella cerchia dei dischi più interessanti di questo 2018.

(14/08/2018)

  • Tracklist
  1. 808
  2. Volt-Age
  3. Fruits
  4. You've Got the World
  5. Funny Gold
  6. One Day in Avenue
  7. Endroll


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