Superorganism

Superorganism

2018 (Domino) | alt-pop

Il nucleo originario dei neozelandesi Eversons è venuto a espandersi negli anni, grazie alla condivisione social-telematica, a ottetto anglo-austral-nippo-neozelandese (e sudcoreano), con un nome che da solo anticipa quasi tutto: Superorganism. Il suono a patchwork che contraddistingue, almeno a esosità, il debutto “Superorganism” arriva a richiamare genuinamente i primi Go Team, ma il nuovo combo rimuove la spinta ballabile riprendendo e rinfrescando l’ultima stanca deriva synth-pop degli Architecture In Helsinki, di certo appropriandosi del pop corale dei 2000 ormai in disarmo, infine sofisticandola sia verso l’alto (le comuni della scuola di Canterbury) che verso il basso (certo r’n’b bianco da classifica, All Saints e simili).

Il ripieno di suoni digitali è infantile ma intrigante, a cominciare dal loro primigenio bubblegum, tanto travolgente quanto scriteriatamente spezzettato, “It’s All Good”, il primo singolo e loro imbattuto successo commerciale (di click e visualizzazioni, ndr). Seguono a ruota le altre hit, “Everybody Wants To Be Famous”, quasi un reggae fatto solo del sing-along contagioso, cinguettii, registratori di cassa, sgocciolii, e “Nobody Cares”, filastrocca latamente psichedelica, appena innervata d’un lievissimo stomp di sottofondo, ovviamente retta soltanto da ogni sorta di cut-up (vociare di bimbi). Sembra di tornare alla prim’era ingenua ma focosamente creativa del pop elettronico di Perrey-Kingsley e André Popp.

“Nobody Cares” apre anche il vero cuore lisergico del disco, in cui si riesce a intravedere un minimo di metodo al di sotto della follia bambinesca: con l’atmosferica e lievemente revivalistica “Reflections On The Screen” e “Sprorgnsm”, sorta di slogan del combo fatto di twang e voci modificate, si forma un piccolo trittico psichedelico che trova anche un culmine nel soul infantile e nel ritornello hip-hop di “Something For Your M.I.N.D.”, come pure nella spedita e sincopata “Night Time”. “Nai’s March”, cantilena dolce tra sciacquii e toni staccati di synth, si direbbe persino un pezzo impressionista (e dadaista, per via di un intermezzo-variazione-collage caotico).

Le canzoni non hanno sussulti, non sprigionano gran energia e neanche invitano così tanto al ballo. Il sound, tolte le sofisticazioni, è già bello e sentito. Eppure questo pop di scazzo pomeridiano convince per la sua forma alterata se non palesemente deforme e scriteriata (chissà se a Zappa piacerebbero tutte quelle vocine), per gli incastri cantabili che crescono e s’instillano nella memoria (a breve termine) con solo un paio di ascolti, ultimo ma non ultimo per delle melodiette a metà via tra il cretinetti e la sapienza. Per essere ancora una prova scarabocchiata e probabilmente un atto unico, si distingue e ha i suoi meriti, soprattutto la sua sincronia con la realtà generazionale giovanile, quella degli youtuber e gli influencer: non stupiscono, perciò, sovrabbondanze di ogni genere, un linguaggio stroppiante di effetti, effettacci, effettini, ripetizioni da zombie, divertimento d’idiozie geniali. Edizione digitale di Hostess.

(01/05/2018)

  • Tracklist
  1. It’s All Good
  2. Everybody Wants To Be Famous
  3. Nobody Cares
  4. Reflections On The Screen
  5. Sprorgnsm
  6. Something For Your M.I.N.D.
  7. Nai’s March
  8. The Prawn Song
  9. Relax
  10. Night Time
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