Svartidauši

Revelations Of The Red Sword

2018 (Vįn) | black metal

Con una popolazione complessiva di circa trecentotrentamila unità, l'Islanda conta più o meno gli stessi abitanti di una città come Bari. Un’isola che, nel suo piccolo, continua a sfornare interessanti realtà musicali, come ad esempio questi Svartidauði (letteralmente: morte nera), un agguerrito trio giunto al primo full-length su Ván Records, dopo una serie di 7” e split di indubbio valore che si sommano all’ormai datato “Flesh Cathedral”, un discreto macigno uscito nel 2012. La nuova release degli Svartidauði alimenta così una vera e propria scena black metal islandese di tutto rispetto, comprendente, tra gli altri, nomi come Carpe Noctem, Misþyrming o i più sperimentali Almyrkvi, senza dimenticare i veterani Potentiam, autori nel 1999 di una misconosciuta gemma black ancora oggi oggetto di culto tra gli appassionati (se non conoscete il loro “Bálsýn”, correte ad ascoltarlo!).

“Revelations Of The Red Sword” è un disco violento e allo stesso tempo primordiale, capace di colpire a freddo l’ascoltatore attraverso sei lunghe composizioni molto intricate e mai ridondanti. La musica degli Svartidauði comunica dolore e disperazione, un mood che emerge immediatamente con “Sol Ascending” ma soprattutto con la successiva “Burning Worlds Of Excrement”, un pezzo trascinato dalle disumane urla (post)black metal di Sturla Viðar Jakobsson.
Questa brutale prerogativa, unita a un riffing allucinato e ossessivo, fa in modo che l’album prenda le distanze da quella freddezza chirurgica tipica di molte band scandinave devote alla causa: “Revelations Of The Red Sword” è infatti un disco grezzo e primitivo ma non per questo gelido, perfettamente in linea con altre produzioni islandesi di questo decennio. “The Howling Cynocephali” è forse il brano più rappresentativo in tal senso, perché solleva un caos allucinato che sembra eruttare da uno dei tanti vulcani presenti nell’isola, tra arpeggi sinistri e improvvise impennate distruttive.
Se dovessi associare un quadro importante alle nere sensazioni presenti nel disco, non esiterei a citare "Saturno che divora i suoi figli" di Francisco Goya, perché la musica degli Svartidauði è come un brandello di carne appena morso, è sangue vivo che mette in circolo il Male più oscuro, un black metal cannibalico che divora tutto ciò che incontra davanti a sé.

Questo 2018 ormai agli sgoccioli ha rappresentato un’ottima annata per questo tipo di sonorità: il come-back del gruppo islandese giunge puntuale come la più classica ciliegina sulla torta, un'esperienza che merita più di un ascolto alla luce dell’enorme quantità di riff macinati. Se poi uscite indenni dai dodici minuti conclusivi di “Aureum Lux”, allora gli Svartidauði sono il combo che fa per voi. Senza dubbio tra i migliori dell’anno in ambito black.

(12/12/2018)

  • Tracklist
  1. Sol Ascending
  2. Burning Worlds of Excrement
  3. The Howling Cynocephali
  4. Wolves of a Red Sun
  5. Reveries of Conflagration
  6. Aureum Lux


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