Swing Out Sister

Almost Persuaded

2018 (Absolute Marketing) | soul, pop-jazz

Era appena iniziata la seconda metà degli Eighties, la rivoluzione punk era ormai alle spalle, alcuni protagonisti della new wave scoprivano nuove forme espressive reintegrando un rigore melodico leggermente ripulito dagli eccessi del mainstream. Sade, Curiosity Killed The Cat, Simply Red mescolavano soul e r&b con un linguaggio non necessariamente nuovo, ma incisivo, tracciando un capitolo affascinante della musica pop inglese, nel quale confluirono insospettabili protagonisti della rivoluzione punk: Paul Weller si divertiva con gli Style Council, i Dexys avevano rimesso in moto il celtic soul.

In questo scenario di ritrovato interesse per la canzone pop d’autore, era difficile non notare gli Swing Out Sister, band messa in piedi da un ex-Magazine (Martin Jackson) e un ex-A Certain Ratio (Andy Connell) insieme alla cantante, nonché ex modella e designer, Corinne Drewery.
La miscela di pop, soul e jazz dell’esordio “It’s Better To Travel”, forte anche del successo del singolo “Breakout”, conquistò subito le classifiche internazionali.
Un successo confortante per Corinne, che aveva rifiutato la chiamata dei Working Week: raffinata band soul-jazz salutata dalla critica con toni ben più entusiastici di quelli dedicati ai Swing Out Sister.
I più scaltri avevano però intuito che quel primo album fungeva da palestra per il successivo piccolo capolavoro “Kaleidoscope World”, un album che nonostante l’abbandono di Martin Jackson (in seguito alla corte di Frank Zappa) e un’attitudine meno jazzy, sposava con geniali intuizioni di scrittura e arrangiamento la canzone d’autore alla Jimmy Webb (produttore di alcune dei brani), nonché la grande tradizione orchestrale di Michel Legrand e Burt Bacharach.

Coerenza e ispirazione non hanno mai abbandonato Connell e Drewery. Il successo in Giappone e l’affetto dei fan ha traghettato la loro musica fino alla celebrazione del venticinquesimo dell’album d’esordio, convincendo la band a rimettersi in gioco per un ritorno in gran stile.
Attraverso il crowdfunding di Pledge, il duo ha messo in essere un lungo percorso creativo, prima sancito da un album ,“Rushes”, regalato solo ai fan che avevano sottoscritto la campagna del progetto intitolato “A Moveable Fast”, poi completato con la pubblicazione di “Almost Persuaded”, decimo disco della band, che per alcuni versi è un vero e proprio ritorno in scena dopo un periodo di oblio discografico.

Se il talento di Corinne Drewery non necessitava di conferma, ben diverso è il caso di Andy Connell, spesso sottovalutato nel panorama pop inglese e invece autore di rara finezza e bravura. Per un musicista cresciuto a Genesis e Weather Report e leggermente imbarazzato dall’avvento del punk (ha dichiarato che solo grazie agli Xtc riuscì a sentirsi in sintonia con la musica di quegli anni), non è stato facile portare avanti un discorso stilistico che affonda le radici nel repertorio di Burt Bacharach, John Barry, Ennio Morricone, Dusty Springfield e Barry White: personaggi oggi ampiamente sdoganati dalla critica, ma decisamente fuori moda nel periodo post-punk.
Alla fine la costanza ripaga, e oggi i Swing Out Sister possono essere ben fieri di rientrare nel mondo della musica pop con un album di rara eleganza, nonché fortemente ispirato. Jazz e soul ritornano al centro degli arrangiamenti, mentre la scrittura affonda le mani nella musica di Francis Lai, Lalo Schifrin e Michel Legrand, eleggendo Corinne Drewery a moderna Dusty Springfield, Dionne Warwick, o perfino Shirley Bassey, non tanto per affinità vocali quanto per classe interpretativa e perfetto controllo delle voce.

Proposta in ben due diverse versioni, “All In A Heartbeat” è il cuore pulsante dell’album. La melodia è la più coinvolgente e ariosa, ma anche la più versatile e originale, quasi un moderno evergreen, intrigante e complessa nella sua versione definitiva, ricca di interessanti nuance orchestrali e profumo di bossa nova nella late night version.
“Almost Persuaded” è un album compatto, privo di riempitivi, quasi un potenziale greatest hits di musiche da film; è infatti impossibile non pensare al genio di Piero Piccioni (“Don't Give The Game Away”), o ai già citati Michel Legrand (la title track) e Burt Bacharach (“I Wish I Knew”), ma anche all’epoca d’oro della blaxploitation (“Happier Than Sunshine”, “Which Wrong Is Right?”).
Mai sopra la righe, le canzoni del nuovo disco dei Swing Out Sister necessitano di molti ascolti per essere assimilate fino in fondo. Il raffinato soul-jazz orchestrale di “Everybody's Here” e il sobrio romanticismo di “Be My Valentine”, infatti, rasentano quasi la perfezione, allo stesso modo il funky-soul di “Until Tomorrow Forgets” e l’ipnotico e morbido groove jazz-soul di “Something Deep In Your Heart” catturano l’ascoltatore, svelando nuovi particolari ad ogni riascolto.

Senza dubbio il duo ha pagato lo scotto di non aver mai volgarizzato la propria formula, avvicinandosi sempre di più a quel fascino sempiterno della miglior canzone d’autore, dando vita a uno stile personale che Andy Connell ha, legittimamente, definito cinematic soul jazz.
Sono infine passati oltre trent’anni dalle sfolgoranti sonorità di “It’s Better To Travel”, ed è una bellissima sensazione scoprire che quelle intelligenti e raffinate intuizioni melodiche non erano frutto di un’ispirazione passeggera. “Almost Persuaded” è senza dubbio l’opera più matura del duo, un ritorno sorprendente.

(08/08/2018)



  • Tracklist
  1. Don't Give The Game Away
  2. Happier Than Sunshine
  3. Almost Persuaded
  4. Which Wrong Is Right?
  5. All In A Heartbeat (Late Night Version)
  6. Until Tomorrow Forgets
  7. I Wish I Knew
  8. Everybody's Here
  9. All In A Heartbeat
  10. Something Deep In Your Heart
  11. Be My Valentine
  12. Something Deep (Reprise)




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